Perchè Sì

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Perchè Sì

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venerdì 20 Marzo 2026 - 07:04

Il referendum del 22 e 23 marzo sulla separazione delle carriere non dovrebbe essere affrontato come una scelta ideologica o di appartenenza politica, ma per ciò che realmente è: una questione tecnica di organizzazione della giustizia. La domanda di fondo è semplice e concreta: il processo penale funziona meglio se chi accusa e chi giudica appartengono allo stesso sistema, oppure se sono nettamente separati? Oggi, in Italia, pubblico ministero e giudice fanno parte dello stesso ordine. Condividono formazione, regole di carriera e un comune contesto professionale. Le funzioni sono distinte, ma la struttura resta unitaria. Questo assetto è coerente con una certa tradizione, ma si inserisce in un processo penale che, sulla carta, è di tipo accusatorio: due parti contrapposte davanti a un giudice terzo. Ed è proprio qui che emerge la questione tecnica. In un modello davvero accusatorio, accusa e giudice dovrebbero essere non solo distinti nelle funzioni, ma anche separati sul piano ordinamentale. Non per sfiducia nei magistrati, ma per coerenza del sistema.

Vito Cimiotta

Il punto non è mettere in discussione l’imparzialità dei giudici, ma rafforzarla anche sul piano dell’organizzazione. Perché la giustizia, per funzionare, deve essere percepita come imparziale, senza ambiguità. E la chiarezza dei ruoli è una garanzia, non un sospetto. La separazione delle carriere va esattamente in questa direzione: distingue i percorsi, elimina la possibilità di passaggi tra funzioni e rende più netta la posizione del giudice rispetto alle parti. Il pubblico ministero resta autonomo e indipendente, ma è chiaramente collocato come parte del processo. Il giudice, invece, si rafforza come soggetto terzo. Non è una scelta “di destra” o “di sinistra”. È una scelta di assetto del sistema. Chi è favorevole ritiene che aumenti la coerenza e la trasparenza del processo; chi è contrario teme effetti sull’equilibrio complessivo della magistratura. Ma il criterio di valutazione dovrebbe restare tecnico: quale modello garantisce meglio un processo equo? In questa prospettiva, votare SÌ significa optare per una maggiore distinzione dei ruoli e per un sistema più lineare. Non per convinzione politica, ma per una valutazione sul funzionamento concreto della giustizia.

Vito Cimiotta

Avvocato del Foro di Marsala

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