Si riunirà nelle prossime ore il Consiglio dei Ministri presieduta da Giorgia Meloni. L’argomento principale, sotto l’input del capo dello stato, è quello di riuscire a capire qual’è la posizione ufficiale del Governo nei confronti di una guerra che si sta svolgendo nella parte centrale del Medio Oriente a due passi dal Mediterraneo e dall’Europa. Per quanto concerne l’Italia, la Presidente del Consiglio ha dichiarato contemporaneamente “non siamo in guerra” e “non prendiamo posizione su quello che hanno fatto Trump e Netanyahu, a cui l’Iran ha risposto”.
L’Italia e le basi antidrone
Abbiamo diverse basi Nato, abbiamo diversi obiettivi che secondo l’Iran sono sensibili, ma soprattutto non abbiamo nessuna forma di difesa antidrone, molto probabilmente perchè nel corso degli anni, quando si è parlato di armi, più che di difesa si è parlato di cessione (leggi Ucraina) e come riporta Limes, testata a conoscenza di vicende internazionale ed esperta dal punto di vista militare, l’Italia ha 4 postazioni mobili antidrone: una si trova in Estonia, perchè si era deciso di sostenere la nazione baltica che la si identificò come obiettivo militare di Putin; un’altra è in manutenzione, un’altra sta per essere inviata a Cipro, isola greca in cui i droni iraniani hanno colpito una base britannica. Contro eventuali droni che dovessero essere scagliati contro il territorio italiano, c’è solo una postazione.
Il caro carburante
Ma il Consiglio dei Ministri si occuperà anche dell’aspetto economico che la guerra sta scatenando. L’approvvigionamento di carburante, petrolio e gas liquido è molto ridotto per via dello Stretto di Hormuz dove l’Iran sta impedendo a migliaia di navi che trasportano l’oro nero, di transitare. Prima ancora che finiscano le riserve, nel nostro paese e in Sicilia in modo particolare, ai rifornimenti di benzina si registrano prezzi esorbitanti. Le soluzioni che il Governo dovrebbe prendere, secondo le opposizioni, sono da un lato individuare e sanzionare gli speculatori, dall’altro abbassare le accise trovando le somme dagli extra-gettiti sull’Iva incassata dallo Stato. Intanto però in Sicilia e in Provincia di Trapani starà diventando problematico fare il pieno.
I costi
Secondo il listino aggiornato a lunedì 9 marzo, il costo medio della benzina in modalità self-service ha superato quota 1,80 euro al litro, mentre al servito si avvicina ai 2 euro. Ancora più marcato l’incremento del gasolio che, sempre al self, sfiora 1,99 euro al litro. La Sicilia risulta tra le regioni più costose d’Italia, come segnalano il Codacons e la Cna Fita Sicilia e la Provincia di Trapani fissa il prezzo a 1,99. “Il governo dovrebbe accogliere la nostra richiesta e ridurre le accise di almeno 15 centesimi al litro. Una misura del genere, considerando anche l’Iva applicata sulle accise, permetterebbe di riportare i prezzi ai livelli precedenti alla crisi, con benefici sia per gli automobilisti sia per il costo dei prodotti trasportati, soprattutto gli alimentari, visto che oltre l’80% delle merci in Italia viaggia su gomma”, dice il Codacons.
Sos autotrasporti
Una situazione che pesa in modo significativo sulle imprese, in particolare su quelle dell’autotrasporto. Secondo le stime della Cna, nel breve periodo l’incremento dei carburanti potrebbe comportare un aggravio di circa 3.000 euro per ciascuna azienda. Se la crisi dovesse protrarsi nel tempo, il costo aggiuntivo rischierebbe di superare anche i 15.000 euro. La proposta è quella di creare, tramite Irfis e Crias, un fondo dedicato alle imprese di autotrasporto merci e persone, sia industriali sia artigianali, con un contributo a fondo perduto pari al 30% per l’acquisto di scorte di carburante a partire dal 1° gennaio 2026.