Trapani prova a cambiare destino partendo dall’acqua, quella che troppo spesso negli anni è diventata minaccia invece che risorsa. Tra interventi immediati sui corsi d’acqua urbani e una visione strategica di lungo periodo, l’amministrazione comunale apre una stagione nuova nella lotta al rischio idrogeologico, con un obiettivo chiaro: impedire che le piogge intense si trasformino, ancora una volta, in emergenza. Il primo passo è concreto e ha il rumore dei mezzi meccanici pronti a entrare in alveo. Sta per partire la gara per la pulizia e la manutenzione del Torrente Lenzi, in contrada Xitta, e del Fosso Canalotti, in zona Fulgatore. Due corsi d’acqua che scorrono a ridosso di abitazioni, strade, ferrovia e infrastrutture strategiche, e che nel tempo sono diventati “sorvegliati speciali” per la loro fragilità.
Cosa prevede l’intervento
Grazie a un finanziamento di circa 350 mila euro dell’Autorità di Bacino e al lavoro dell’ufficio comunale di progettazione, si interverrà per liberare gli alvei da canne, arbusti, sedimenti e rifiuti, ripristinando le sezioni idrauliche originarie e mettendo in sicurezza gli argini. Non si tratta di una semplice operazione di sfalcio: sono previsti il rimodellamento delle sponde, la rimozione degli accumuli che riducono lo spazio per il deflusso dell’acqua e uno smaltimento controllato dei materiali. Una quota delle risorse è destinata anche alla sicurezza dei cantieri, con procedure specifiche per lavorare in alveo in condizioni controllate. Il principio è elementare quanto spesso ignorato: quando l’alveo è ostruito, l’acqua rallenta, si accumula, preme e infine esce. È così che nascono allagamenti, strade trasformate in torrenti improvvisati e collegamenti interrotti. Il Lenzi, più esteso, e il Canalotti, suo affluente, costeggiano viabilità comunale e provinciale, strade statali, autostrada e la linea ferroviaria Trapani–Palermo. Metterli in efficienza significa proteggere case, ma anche la mobilità e la continuità dei servizi. L’aggiudicazione dei lavori è prevista entro febbraio, con l’apertura dei cantieri tra fine mese e inizio marzo, proprio nel periodo più delicato sotto il profilo meteorologico. Una scelta che segna un cambio di approccio: non intervenire solo in emergenza, ma lavorare sulla prevenzione ordinaria e programmata.
Un progetto più ampio per il sistema idraulico e fognario
Ma la pulizia dei torrenti è soltanto il primo tassello di un mosaico molto più ampio. In Sala Sodano è stato presentato il progetto “Interventi di difesa idraulica della città di Trapani e adeguamento del sistema fognario di acque miste”, illustrato dall’ingegnere Venturini davanti a una platea istituzionale di alto livello: rappresentanti della Regione, dell’Autorità di Bacino, del Genio Civile, delle forze dell’ordine, dei Vigili del Fuoco e degli ordini professionali. Il cuore dello studio affonda nella storia urbana della città. Un’analisi documentale ha riportato alla luce l’esistenza del Canale Scalabrino, antico collettore naturale delle acque provenienti dal versante sud-occidentale di Erice. Un canale progressivamente tombato nel corso delle lottizzazioni, spesso senza tenere conto della sua funzione idraulica. La sua scomparsa, insieme ad altre trasformazioni del territorio, ha contribuito a rendere Trapani più vulnerabile alle piogge intense.
Alluvioni sempre più frequenti
“L’alluvione del settembre 2022 non è un episodio isolato”, ha ricordato il sindaco Giacomo Tranchida, parlando di una città segnata da decenni di scelte urbanistiche che hanno ignorato la logica del deflusso naturale delle acque. Da qui la volontà di un’analisi profonda delle cause strutturali degli allagamenti, per consegnare a Trapani un futuro diverso. Il piano complessivo vale circa 60 milioni di euro e richiederà anni per essere realizzato. Prevede interventi sul sistema fognario misto, opere di difesa idraulica in ambito urbano, la tutela delle zone umide esistenti e la creazione di nuove aree capaci di trattenere e filtrare l’acqua. Un progetto che non guarda solo alla sicurezza, ma anche alla qualità delle acque sotterranee e marine e all’adattamento ai cambiamenti climatici. Per troppo tempo gli allagamenti sono stati attribuiti a tombini ostruiti o eventi eccezionali, mentre le radici del problema affondano nella storia urbanistica del dopoguerra. Oggi Trapani prova a mettere un punto, non solo tecnico ma politico e civile, riconoscendo la fragilità del proprio territorio. Dalla manutenzione dei torrenti al recupero di antichi canali, la sfida è ambiziosa: spendere oggi per evitare danni, paure e isolamento domani. Perché quando arriverà la prossima pioggia intensa, l’acqua dovrà restare nel suo spazio e non entrare nelle case.