L’impero gremito per De Andrè, l’amico fragile de I Musicanti. Vince lo spettacolo

redazione

L’impero gremito per De Andrè, l’amico fragile de I Musicanti. Vince lo spettacolo

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sabato 02 Febbraio 2019 - 13:27

E’ andato in scena ieri sera, al Teatro Impero di Marsala, “In direzione ostinata e contraria” omaggio a Fabrizio De Andrè a 20 anni dalla morte, avvenuta l’11 gennaio 1999. Un sentito ricordo, indubbiamente, che negli anni è stato rappresentato da I Musicanti di Gregorio Caimi, riscuotendo notevoli successi di critica e pubblico. E lo spettacolo di ieri sera – che ha visto la partecipazione di una delle più belle voci italiane, Antonella Ruggiero – non è stato da meno, anzi.

L’Impero ha registrato il tutto esaurito. Tutti si sono stretti intorno al più grande cantautore che il nostro Paese possa vantare, a I Musicanti, alla Compagnia Sipario che si è occupata di tutta l’organizzazione dell’evento, e all’associazione Carpe Diem con il coro diretto da Fabio Gandolfo. Lo spettacolo si è aperto con la corale e “Laudate Hominem”, mentre gli intervelli, tra uno step ed un altro, sono stati curati dall’attore Guglielmo Lentini, che ha letto passi tratta dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Sul palco i musicisti hanno dato tutti un’ottima performance, entrando dentro la musica di Faber spesso e volentieri, altre volte dando un vestito nuovo ad alcuni brani. Circa 30 le canzoni di De Andrè interpretate, tratte dai suoi album, da “Non al denaro, non all’amore né al cielo” alla “Buona Novella”, da “Creuza de Ma” ad “Anime Salve”. Questi i musici sul palco:  Dario Li Voti (batteria e percussioni), Gianluca Pantaleo (basso, direzione musicale), Gregorio Caimi (chitarre e direzione artistica), Francesco Porto (chiarre), Natale Montalto (fisarmonica), Dario Silvia (pianoforte), Maria Luisa Pala (flauto). 

Un repertorio completo, dove talvolta si sono fatte più scelte di nicchia, come nel caso di “Tre Madri” piuttosto che una più nota ed intensa “Rimini”. Ed ecco le voci che si sono alternate sul palco: Pierpaolo Marino, Riccardo Sciacca, Giuseppe Sturiano, Nico Gulino, Fabrizio Coppola, Claudia Scirè, Antonina Di Lisi, Marianna Montalto, Roberta Caly, Sara Martinico. La calda voce di Pierpaolo Marino sicuramente è risultata la più adatta da un punto di vista cantautorale, seguita da quella di Nico Gulino, ma più sottile, e di Peppe Sturiano che ha dimostrato parecchia dimestichezza dopo oltre 20 anni di live. La possente vocalità e l’intensa interpretazione di Riccardo Sciacca – che ha donato sul finale la versione di Bocca di Rosa riscritta da Mario Incudine in siciliano -, è stato il maggiore spessore della serata, così vibrante ed emozionante. Fabrizio Coppola si è cimentato con brani di De Andrè non certo facili e in una “Don Raffaè” con delle fioriture neomelodiche napoletane molto accentuate. Roberta Caly invece ha chiuso una profonda e lirica “Khorakhané”.

Molto teatrali le interpretazioni di Sara Martinico e Claudia Scirè, la prima più decisa, la seconda più dolce, nonostante non sia facile per una voce femminile reinterpretare le canzoni del cantautore genovese. Ed infatti qualche difficoltà c’è stata per Antonina Di Lisi – credibile però con “La Canzone di Marinella” – e per Marianna Montalto, che sembra non siano entrate molto nel mondo di Faber parecchio lontano dal loro, principalmente a partire dai loro studi. Chi ama Fabrizio De Andrè avrà fatto sicuramente fatica ad ascoltare una versione troppo alla “Laura Pausini”, ma non si può dire che comunque le due cantanti non siano state brave. Anzi.

Il momento più atteso è stata l’entrata in scena di Antonella Ruggiero. Da genovese doc, si è prestata con affetto e mille sorrisi a salire sul palco con I Musicanti e con tutti i cantanti, anche quelli più giovani, arricchendo il finale dello spettacolo con una versione siculo-ligure di “Creuza de Ma” assieme a Claudia Scirè, e a seguire toccando le più alte note eteree di “Amore che vieni, Amore che vai”, “La Canzone dell’Amore perduto” e la suggestiva “Ave Maria”. L’ultimo atto ha visto tutti sul palco insieme per lasciare uno dei messaggi più commoventi di De Andrè – “l’amico fragile” de I Musicanti – il “Testamento di Tito”. Quel testamento, quell’eredità che ad oggi ha lasciato dentro il cuore di ognuno di noi, per farne tesoro.

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