I 19 giorni della casetta dell’acqua

Vincenzo Figlioli

Punto Itaca

I 19 giorni della casetta dell’acqua

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venerdì 25 Settembre 2026 - 07:45

C’è stato un tempo in cui Marsala ha avuto una casetta dell’acqua. Era stata attivata in piazza del Popolo il 29 settembre del 2020, con l’obiettivo di consentire ai cittadini l’approvvigionamento gratuito di acqua potabile pubblica e ridurre i consumi di plastica a beneficio dell’ambiente. Fu uno degli ultimi provvedimenti delle Giunta Di Girolamo, a pochi giorni dalle amministrative di quell’anno. La settimana successiva Massimo Grillo vinse le elezioni e il 17 ottobre la nuova amministrazione decise che la casetta dell’acqua doveva essere chiusa, ufficialmente per ragioni di carattere igienico-sanitario, legate alla necessità di contenere la diffusione del Covid. Di fatto, restò aperta per 19 giorni. “Appena cessato il terribile momento ripristineremo il servizio”, assicurò in quell’occasione l’assessore pro tempore Arturo Galfano. Qualcuno provò a protestare: il Pd fece un sit-in davanti alla casetta e persino la Lega diramò un comunicato stampa critico sulla vicenda. L’estate successiva l’amministrazione inserì la riapertura della casetta tra le iniziative legate alla “ripartenza” dopo la diminuzione dei contagi. Non se ne fece nulla e, gradualmente, l’attenzione di politica e stampa sulla questione si abbassò.

Il risultato è che, a distanza di sei anni, la casetta dell’acqua è ancora inutilizzabile. Eppure, in Italia sono oltre 2000 gli erogatori installati con le stesse finalità di quello marsalese, con un risparmio stimato di circa 60.000 kg per quanto riguarda l’utilizzo della plastica, sulla scia delle disposizioni adottate in ambito comunitario. Il paradosso è che mentre l’Europa va in una certa direzione, a Marsala uno strumento nato per ridurre i consumi e favorire il riuso di contenitori e bottiglie sia diventato il simbolo dell’ennesimo spreco di denaro pubblico. Verosimilmente la casetta dell’acqua di piazza del Popolo avrà bisogno di un intervento tecnico per tornare funzionante, tenuto conto che è stata inattiva per sei anni. Lasciarla in stato di abbandono, tuttavia, appare una scelta pessima, soprattutto perchè non adeguatamente motivata. Come se fosse un dispetto, pagato con i soldi pubblici.

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