16 agosto, San Rocco. Una giornata che, nella tradizione popolare, richiama immediatamente l’immagine del santo accompagnato dal suo fedele cane. E forse non c’è momento migliore dell’estate per ricordare quanto sia importante quel legame tra uomo e animale.
Perché mentre milioni di italiani si preparano a partire per le vacanze, per un cane la domanda non dovrebbe mai essere: «Dove lo lascio?». La domanda dovrebbe essere: «Come posso fare per prendermi cura di lui anche durante le vacanze?».
Il cane non è un bagaglio da sistemare quando diventa scomodo. Non è un ostacolo alla partenza. Non è qualcosa che si può abbandonare perché la casa al mare non accetta animali o perché organizzare una vacanza insieme richiede qualche sacrificio in più.
È un componente della famiglia. E, soprattutto, è una responsabilità che abbiamo scelto di assumerci.
Abbandonare un cane è un reato
Non si tratta soltanto di una questione morale. L’abbandono di animali è un reato previsto dall’articolo 727 del Codice penale. La normativa è stata inasprita dal 2025: chi abbandona un animale domestico rischia l’arresto fino a un anno o un’ammenda da 5.000 a 10.000 euro. Se l’abbandono avviene su una strada o nelle relative pertinenze, la pena è aumentata di un terzo.
Ma prima ancora della legge viene qualcosa di molto più semplice: la coscienza.
Perché lasciare un cane sul ciglio di una strada significa esporlo alla fame, alla sete, alle malattie, agli incidenti e al rischio di essere investito. Significa condannare un animale che si fida del proprio essere umano a non capire perché quella persona sia andata via e non sia più tornata.
E in estate, con il caldo, i rischi aumentano ulteriormente.
Le alternative all’abbandono esistono. Si può organizzare una vacanza in una struttura che accetta animali, affidare il cane a una persona di fiducia, rivolgersi a un pet sitter o a una pensione adeguata. Il Ministero della Salute raccomanda, prima di viaggiare con un animale, di informarsi sulle regole della compagnia utilizzata e sugli eventuali requisiti sanitari della destinazione. E se il cane viene in vacanza con noi, bisogna ricordare che anche lui soffre il caldo. Il Ministero della Salute raccomanda di garantire sempre acqua fresca, evitare le passeggiate nelle ore più calde e non lasciare mai l’animale in automobile, nemmeno per brevi periodi.
Sono attenzioni semplici, ma possono fare la differenza.
San Rocco e quel cane che non lo abbandonò
La tradizione legata a San Rocco racconta di un cane che, durante la malattia del santo, gli portava ogni giorno un pezzo di pane. Una storia antica che, al di là della fede e delle diverse interpretazioni, contiene un’immagine potentissima: quella di un animale che resta accanto all’uomo nel momento del bisogno.
Oggi, forse, possiamo rovesciare quella storia. Siamo noi ad avere il dovere di non abbandonare loro.
Quando abbiamo scelto di accogliere un cane nella nostra vita, abbiamo preso un impegno che non dovrebbe avere una scadenza stagionale. Non fino a giugno. Non fino alle vacanze. Non fino a quando diventa difficile organizzarsi. Per tutta la sua vita.
Prima di mettersi in viaggio, dunque, vale la pena fermarsi un momento e ricordare che dietro quegli occhi che ci guardano c’è un animale che si fida completamente di noi. Se possiamo, portiamolo con noi.
Se non possiamo, organizziamo per tempo qualcuno che possa occuparsene. Se non abbiamo più la possibilità di tenerlo, chiediamo aiuto a un’associazione, a un veterinario, ai servizi comunali o alle strutture del territorio. Ma non abbandoniamolo. Mai. Perché una vacanza dura qualche giorno. La paura di essere lasciato solo può durare molto di più.
E oggi, nel giorno di San Rocco, mentre in tante città il santo viene celebrato insieme all’immagine del suo fedele compagno a quattro zampe, il modo più bello per ricordarlo potrebbe essere proprio questo: non lasciare indietro chi, per tutta la vita, non lascerebbe mai indietro noi.