La detenzione non può trasformarsi in una forma di vendetta sociale e, soprattutto, non può diventare uno strumento di sofferenza ulteriore. È da questa considerazione che nasce l’iniziativa del Coordinamento provinciale di Libera contro le mafie, che ha acquistato, grazie al contributo di associazioni e cittadini, una ventina di ventilatori destinati ai detenuti della Casa circondariale di Trapani.
La donazione arriva in un periodo caratterizzato da temperature particolarmente elevate, che rendono ancora più difficili le condizioni di vita all’interno degli istituti penitenziari. Il caldo estremo può infatti aggravare il disagio fisico e psicologico, aumentando anche le tensioni nei rapporti interpersonali.
“Sappiamo che è una piccola cosa – sottolinea Libera – ma vorremmo che arrivasse il gesto simbolico di una mano tesa, di un ponte possibile tra l’interno e l’esterno, dove poter avviare un dialogo e consentire di vivere la speranza per un cambiamento personale che trovi riscontro in un cambiamento sociale“.
Il detenuto, sottolinea l’associazione, resta una persona che, anche quando ha commesso un errore nei confronti della società, conserva il diritto a un trattamento umano e alla possibilità di immaginare un percorso di riscatto.

“Per Libera – dice Anna Franca Lombardo, referente del presidio di Trapani “Gian Giacomo Ciaccio Montalto” – l’impegno per la giustizia sociale e per la tutela dei diritti rappresenta una parte essenziale del percorso dell’associazione. Questa donazione rappresenta non soltanto una risposta a un bisogno concreto, ma anche un segno di vicinanza e di umanità verso chi vive una situazione di particolare fragilità“.
Lombardo ha quindi ringraziato «tutte le persone e le realtà che hanno reso possibile questo gesto», sottolineando come siano proprio «azioni spesso silenziose ma significative» a dimostrare la capacità di una comunità di non lasciare indietro nessuno.
La consegna dei ventilatori è avvenuta alla presenza della direttrice della Casa circondariale “Cerulli”, Margherita Genna. Hanno partecipato anche l’avvocata Francesca Di Carlo, garante dei diritti delle persone detenute, e don Francesco Pirrera, cappellano della struttura penitenziaria.
Alla consegna era presente anche Antonio Dara, originario di Alcamo, padre di Felice Dara, ucciso nel 1991 e riconosciuto vittima innocente della mafia.