E’ venuto a mancare lo storico commerciante marsalese Guido Cerami. Il suo negozio è stato punto di riferimento per tante generazioni, come quella dei ‘paninari’, perchè lì dentro trovavano tutti i brand più noti e alla moda.
“Ciao Guido, anzi, goodbye, come amavi salutarci tu nel tipico slang a stelle e strisce con cui ci accoglievi sempre a braccia aperte. Ma, ne siamo tutti convinti, non sei andato via, sei sicuramente in missione e sono sicuro che angioletti e cherubini indosseranno i tuoi jeans…Ci mancherai!” scrive Piero Pellegrino che lo ricorda affettuosamente.
“La bravura di Guido non era soltanto quella di farci capire se un capo fosse della taglia e della forma giusta, ma stava anche nella capacità di farci innamorare di ciò che le nostre mani accarezzavano. Forte del suo passato americano, ci raccontava che visse negli USA (parlava un perfetto inglese) e lì aveva imparato ad amare i jeans: riusciva a farci sentire, sfiorandoli, la differenza fra un denim e l’altro, tra la morbidezza e la consistenza e ci svelava i segreti dei rivetti e dei patch che caratterizzavano le varie aziende. Inutile dire che la storia più affascinante era quella della Levi’s: ci faceva sedere su una montagna di jeans (visti gli spazi esigui erano accatastati ovunque, ma sempre con dovuto “ordine disordinato”) e cominciava a raccontare su quella fascetta di cuoio che raffigura due cavalli che cercano di strappare, tirandoli in direzioni opposte, un paio di jeans, con ciò interpretando bene il concetto di resistenza del capo. E noi immaginavamo Guido in un ranch che frustava i cavalli per dimostrare quanto fosse reale il racconto. Meravigliosa ingenuità di un’età senza limiti di fantasia…Restavo lì per ore, a osservare la gente che passava, sbirciava, entrava a chiedere. E quando usciva con il sacchetto bianco con il suo nome scritto, con i colori della bandiera a stelle e strisce, era grande festa che celebravamo con l’urlo yankee “Yeaaaah! Ok, anche questa è andata!”. Per lui era un lavoro, per me era un gioco, era il paese dei balocchi e ricorderò per sempre la sua gentilezza, il garbo, la disponibilità e l’allegria con cui accoglieva i suoi clienti, anzi, quelli che definiva “my friends”. Per i giovani fu anche meta agognata per quanto riguarda la ricerca degli adesivi: si, perché negli anni Settanta nacque la bramosia di avere adesivi di tutte le aziende, qualunque esse fossero, da appendere nelle proprie stanzette. Era una propria mania che contagiò un po’ tutti: entravamo, con vere e proprie spedizioni, di negozio in negozio elemosinando l’ultimo adesivo arrivato. Era una vera propria corsa all’oro. Inutile dire che Guido, che amava centellinare i suoi, me ne dava a profusione, invitandomi a dar loro un valore e scambiarli con gli amici (“vedi che un adesivo Levi’s vale tre di ogni altro jeans”, mi ricordava spesso…)“.



Foto di Piero Pellegrino