I custodi del legno e del vento: la storia di Cono e Ciccio Ernandez, mastri d’ascia di Favignana

redazione

I custodi del legno e del vento: la storia di Cono e Ciccio Ernandez, mastri d’ascia di Favignana

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giovedì 23 Luglio 2026 - 13:20

C’è stato un tempo in cui non si poteva calare tonnara se tra gli operai assunti non c’era un MASTRO D’ASCIA. Era il tempo delle imbarcazioni in legno e la tonnara – tra vascelli, parascalmi, varca di suari, vinturera, muciare, rimorchi… – disponeva di una vera e propria flotta che esigeva la presenza costante di un artigiano ad essa tonnara di Favignana ne ha avuto due che sono passati alla storia per la loro bravura e per la loro modestia. UOMINI SEMPLICI, riservati, di poche parole, conoscitori esperti di un mestiere che richiede cura e precisione perché le barche affrontano il mare e, a mare, “un ci sunnu taverni”. Padre e figlio, Cono e Francesco (detto Cicciu) Ernandez sono nel ricordo degli isolani dei veri e propri miti. Cono arrivò da Trapani nei primi del 1900 e iniziò a lavorare per i Florio che lo apprezzavano tanto da dargli in comodato la casa nei pressi della Chiesa di Sant’Antonio.

Il figlio Francesco non era molto portato verso gli studi e a soli 14 anni andò a lavorare allo Stabilimento, ma la sua vera passione era stare nell’officina del padre e apprendere quel mestiere. Erano anni di grande fervore per le tonnare, infatti, non era infrequente che con barche a remi e vela si dovesse viaggiare fino in Tunisia per curare le barche delle tonnare di Monastir e delle isole Kuriat. E i nostri due artigiani erano sempre in prima fila. A 20 anni Ciccio decide di specializzarsi e frequenta un corso dal quale esce col titolo di costruttore specializzato nella costruzione di natanti fino a 100 tonnellate. La sua attività andrà avanti fino al 1981 (gestione Parodi) e poi ancora con la gestione Castiglione. Ciccio Cono, come lo chiamavamo, ha lasciato un ricordo indelebile non solo per la sua abilità di artigiano ma anche per la sua grande disponibilità.

Non era raro che nella sua BARRACCA (officina) a MARINEDDA (lungomare) riparasse barche di pescatori locali senza chiedere alcun pagamento. La sua immagine è tutt’uno con la Camparia all’interno della quale trascorreva tutto il suo tempo lavorativo, fatta eccezione nei 40 giorni in cui si trasferiva a Formica per revisionare le imbarcazioni di quella tonnara. Al tempo delle imbarcazioni in legno il MASTRO D’ASCIA era il Deus ex macchina di quella storia. Si occupava di tutto: riparava e costruiva barche, remi, scalmi, bastoni a cui attaccare gli uncini per tirare i tonni… non c’era pezzo di legno che non passasse attraverso le sue esperte mani. È lecito affermare che padre e figlio hanno fatto la storia della marineria favignanese nel settore costruttivo e delle riparazioni. Ancora oggi ad un bravo artigiano del legno diciamo “E chi si MASTRO Conu/Cicciu?”.

In tempi in cui trovare un bravo artigiano è diventato un problema, uomini del livello di Cono e Ciccio Ernandez vengono ricordati con rimpianto perché essi hanno fatto della manualità, della precisione, della cura dei particolari, del rispetto verso il lavoro una bandiera di vita. Hanno segnato il lavoro in tonnara per tutto il secolo XX. Non hanno conquistato le riviste patinate con le loro foto come è successo per alcuni tonnaroti di grande visibilità, ma hanno reso possibile lo svolgimento corretto e in sicurezza della più importante economia della nostra terra fino a pochi decenni fa. Un ricordo grato è d’obbligo.

NB: Mi riferiscono i figli che il VASCELLO di ponente oggi visibile presso lo Stabilimento fu costruito per intero dal padre e direttamente all’interno dello Stabilimento.

Maria Guccione

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