Pantelleria oltre l’insularità: “Lo Stato ci riconosca come presidio del Mediterraneo”

redazione

Pantelleria oltre l’insularità: “Lo Stato ci riconosca come presidio del Mediterraneo”

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lunedì 30 Marzo 2026 - 07:00

Pantelleria viene spesso raccontata come un’isola lontana. E in effetti lo è. Ma ridurla soltanto a questo significa non coglierne fino in fondo il ruolo, la funzione e il valore strategico che riveste nel cuore del Mediterraneo. Per anni, guardando alla realtà delle isole minori, si è ragionato partendo da un presupposto in parte corretto: l’insularità comporta svantaggi che devono essere compensati. È un principio giusto, riconosciuto sia dalla Costituzione italiana sia dall’Europa, e rappresenta una base importante per affrontare i problemi strutturali che caratterizzano questi territori. Eppure, come spesso accade, categorie nate per spiegare una condizione finiscono, col tempo, per diventare insufficienti. Pantelleria, così come Lampedusa, non può essere letta esclusivamente come una periferia geografica o amministrativa. È molto di più. È un punto avanzato dello Stato nel Mediterraneo, un presidio che si trova al centro di rotte, infrastrutture e dinamiche strategiche che non possono essere considerate soltanto questioni locali.

Trasporti e continuità: non servizi, ma diritti

È in questo contesto che si inserisce la conferenza Frontiere del Mediterraneo – Trasporti, Continuità e Diritti”, svoltasi il 23 ottobre 2025, che ha avuto il merito di mettere ordine in una consapevolezza che già esisteva. Non ha risolto i problemi, e non era questo il suo compito, ma ha chiarito un punto essenziale: la questione Pantelleria non può essere affrontata con strumenti ordinari. Quando si parla di collegamenti marittimi e aerei, infatti, si è portati a considerarli semplicemente come un servizio. Ma la verità è che si tratta di qualcosa di molto più profondo: si tratta di diritti. Senza continuità territoriale non esiste piena cittadinanza. Senza trasporti stabili, efficienti e garantiti, il diritto alla mobilità, al lavoro, alla salute e all’istruzione rischia di restare sulla carta. E senza una presenza stabile e strutturata dello Stato, certi territori finiscono per essere considerati solo nei momenti di emergenza.

Pantelleria e Lampedusa: isole diverse, esigenze diverse

Negli ultimi mesi il Governo nazionale ha approvato un disegno di legge sulle isole minori, un passaggio importante che va riconosciuto come tale. Tuttavia, anche in questo caso, emerge un limite già noto: il rischio di trattare situazioni profondamente diverse come se fossero uguali. E invece non tutte le isole sono uguali. Pantelleria e Lampedusa presentano caratteristiche ulteriori che non dipendono soltanto dalla distanza dalla terraferma, ma soprattutto dalla loro posizione geografica e dalla funzione che, nei fatti, svolgono ogni giorno. Sono territori di frontiera, e le frontiere, per definizione, non sono mai luoghi ordinari. Sono spazi di responsabilità, di presenza istituzionale, di equilibrio geopolitico, di controllo e di tenuta sociale. Per questo motivo, limitarsi a interventi compensativi rischia di non essere sufficiente. Non perché tali misure siano inutili, ma perché da sole non bastano a esaurire la complessità del problema. Servono strumenti nuovi, capaci di riconoscere in modo pieno la specificità di questi territori e di sostenerla con politiche adeguate.

La sfida politica: da margine a presidio

È proprio da questa esigenza che nasce il percorso avviato con “Frontiere del Mediterraneo”: non per contrapporsi a quanto già esiste, ma per colmare ciò che ancora manca. Vale a dire un riconoscimento chiaro e formale del ruolo che Pantelleria e altre isole di frontiera già esercitano, spesso senza che questo venga tradotto in scelte politiche conseguenti. Perché questo percorso non restasse confinato a una riflessione teorica o a un semplice dibattito pubblico, si è ritenuto necessario promuovere un passaggio istituzionale formale, coinvolgendo il Consiglio comunale e invitandolo ad assumere un ruolo attivo nella definizione di una posizione condivisa. Anche il confronto con realtà come Lampedusa e Linosa si muove nella stessa direzione. Alcuni problemi, infatti, non si risolvono restando chiusi nel proprio ambito territoriale. Richiedono alleanze, visione comune e una capacità condivisa di farsi ascoltare ai livelli decisionali superiori. In fondo, la questione è semplice: si tratta di capire se lo Stato intenda continuare a considerare questi territori come margini da sostenere oppure come presidi da riconoscere. Pantelleria non chiede trattamenti di favore. Chiede semplicemente che venga riconosciuta la funzione che già svolge ogni giorno nel Mediterraneo. Il resto dipenderà dalla capacità della politica e delle istituzioni di trasformare questa consapevolezza in decisioni concrete e coerenti.

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