Donne che ricominciano da zero

Michela Albertini

MammAvventura

Donne che ricominciano da zero

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mercoledì 11 Marzo 2026 - 06:45

Freschi di otto marzo, oggi il mio pensiero è rivolto a tutte quelle Donne che, un po’ per caso, un po’ per scelta, un po’ per destino, cominciano da capo. Si reinventano, nuovamente e per l’ennesima volta, come un nuovo capitolo di un libro, come una frase dopo il punto e a capo, come un’araba fenice che raccoglie le proprie ceneri e da lì rinasce più forte di prima.

Lontane dalla retorica della giornata internazionale della donna, sono donne, reali, vicine a me, con le loro debolezze e le loro forze.

R. é reduce da un’operazione all’utero, ha tolto un carcinoma grande quanto una palla di rugby, ha lasciato il lavoro, sta riflettendo su cosa fare da grande ma soprattutto sul valore del tempo trascorso con i figli e per i figli.

A. ha due figli piccoli. Il secondo ha solo 18 mesi, vive in simbiosi con lei e con il suo seno. Ha fatto un test di gravidanza ed è incinta. Ha pensato di interrompere la gravidanza, ma ha confessato che se avesse preso quella decisione non sarebbe riuscita più a guardarsi allo specchio.

D. vive una situazione simile. Ha tre figli, ormai grandi e autonomi e nell’uovo di Pasqua troveranno una sorpresa speciale: scopriranno se presto arriverà un maschietto o una femminuccia. Una vera sorpresa inattesa.

C. ha due figli piccoli anche lei. Allatta ancora e non è rientrata al lavoro. E al suo test di gravidanza positivo, ha fatto la sua scelta. Ha subito un’emorragia interna e un raschiamento. E in questi giorni è alle prese con l’inserimento all’asilo dei suoi due piccoli. E nessuno la può giudicare.

Poi c’è M. che porta a termine una gravidanza non programmata, perde il lavoro che tanto amava, non recepisce maternità, assegni familiari, disoccupazione. Fa un colloquio di lavoro e inizia un nuovo capitolo del suo curriculum.

E c’è L. che di figli ne vorrebbe undici, ma non ne ha nessuno e sta iniziando un percorso di procreazione medicalmente assistita.

Ma ci sono anche G. che ha più permessi per malattia (del figlio) che giorni effettivi di lavoro. G. che consuma giorni di ferie per accompagnare il suo primogenito a fare ippoterapia. R. che riceve una diagnosi di autismo e mette da parte i suoi studi, per riprenderli non appena sarà possibile. C. che rientra ogni weekend al sud per prendersi cura della mamma, malata di alzheimer. E c’è F., tradita dal suo stesso marito, separata e con un figlio cardiopatico, che sta da poco iniziando una nuova frequentazione con un uomo.

Non sono numeri, non sono mimose, non sono battute inventate. Sono Donne che lottano, ogni giorno, contro qualcuno o qualcosa che le vorrebbe diverse. Sono Donne costrette a reinventarsi, a costruirsi da capo, a indossare panni che non avevano scelto e che ora sembrano troppo stretti o troppo larghi. Ma loro, comunque, non si lamentano. A volte sorridono, altre volte piangono, magari di nascosto e truccandosi subito dopo. Altre volte ancora urlano. O tacciono. Ma sempre con dignità. Ricominciando ogni volta da zero. E iniziando, lentamente, a contare.

Uno. Due. Tre. Quattro. Centocinque. Seicentocenti. Zero.

E, di nuovo, ancora da capo.

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