Mediterranea Saving Humans ricorda a Trapani i migranti morti durante il Ciclone, vicinanza dei vescovi

redazione

Mediterranea Saving Humans ricorda a Trapani i migranti morti durante il Ciclone, vicinanza dei vescovi

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domenica 22 Febbraio 2026 - 22:28

Un momento di commemorazione dei migranti morti nel Mediterraneo nelle scorse settimane, che potrebbero essere oltre mille. E’ l’iniziativa di Mediterranea Saving Humans che si è svolta ieri, domenica 22 febbraio, al largo del porto di Trapani, annunciata in un comunicato a firma di don Mattia Ferrari, cappellanno della ong, e di Luca Casarini, cofondatore e presidente della missione Mediterranea Saving Humans. Il senso della giornata è stato spiegato dallo stesso Casarini in un video pubblicato oggi sui social media, in cui si vede salpare l’equipaggio della nave di soccorso civile Safira. “Stiamo andando – ha detto – a celebrare un ricordo dei nostri fratelli e sorelle morti e dimenticati da tutti, mai nominati, morti durante il ciclone Harry dal 14  al 21 di gennaio scorso e che il mare piano piano sta restituendo, per ricordarci che non possiamo dimenticare”.

La santa messa in barca

Una volta preso il largo, è stata celebrata la santa messa, è stata pronunciata una preghiera islamica e una civile per i morti e i dispersi. “Di fronte alla grande strage in mezzo al Mediterraneo di gennaio, hanno prevalso il silenzio e l’indifferenza – si legge nel comunicato della ong -. A questi fratelli e sorelle, lasciati morire, a queste vittime è stata negata ogni dignità“. Da lì l’impegno della ong a ricordare i migranti, nato anche dall’ascolto con i parenti e gli amici di molte delle vittime, che chiedono appunto di pregare, ridare loro dignità e di alzare la voce in loro nome. Nel corso della commemorazione, sono stati gettati fiori in mare, “per abbracciare teneramente chi giace in fondo, per ricevere con misericordia e rispetto chi raggiungerà le nostre coste senza vita”. “Chiediamo a Dio e al mare – continua il comunicato – di perdonarci per questa atrocità. Con questo gesto vogliamo dire anche alle famiglie delle persone morte e perse che siamo con loro. Condividiamo il loro dolore”.

Parola di solidarietà da parte dei vescovi

La Conferenza episcopale siciliana e diversi presuli calabresi intervengono pubblicamente sul tema delle rotte del Mediterraneo. La presa di posizione arriva a poche ore dalle commemorazioni dedicate ai corpi recuperati lungo le coste di Sicilia e Calabria. Secondo i vescovi, l’ennesima emergenza in mare impone un cambio di impostazione: non solo interventi immediati di soccorso e protezione, ma anche scelte istituzionali che riducano i rischi e mettano al centro la tutela della vita umana. In questo contesto, l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, affida a una lettera indirizzata all’ONG Mediterranea Saving Humans un messaggio di vicinanza e di sollecitazione, richiamando l’urgenza di risposte più efficaci e coerenti di fronte a una crisi che continua a produrre vittime.

Monsignor Lorefice: “Una strage”

L’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice afferma: “Sono sinceramente dispiaciuto di non poter prendere il largo con voi ad accarezzare le martoriate acque del Mare Nostro ancora scosse e scandalizzate dall’ennesima strage, non è una tragedia!, consumatasi nel più assoluto silenzio gridato da precise scelte politiche – di ieri e di oggi -, colpevolmente dimentiche dei diritti inalienabili dell’essere umano, in violazione del diritto internazionale e delle convenzioni sul soccorso”.Il vostro oggi, a seguito dei naufragi avvenuti nel Canale di Sicilia durante e dopo il ciclone Harry, che hanno causato circa mille dispersi, – aggiunge – è un segno forte e prezioso, un richiamo chiaro a sconvolgere il silenzio e a svegliare il sonno degli occhi di noi tutti, narcotizzati da scelte politiche che pianificano l’oblio di quanti continuano ad attraversare il mare in cerca di vita, di libertà, di pace, forti del diritto di ogni uomo e di ogni donna alla mobilità. Queste vittime sono l’ennesimo frutto delle scelte disumane dell’Europa e dell’Italia capaci solamente di legiferare contenimento e abbandono e di colpevolizzare come criminali quanti prendono il largo”. “Di fronte a tutto questo siamo chiamati a reagire, non come esponenti di un partito o tifosi di una squadra, ma come donne e uomini che vogliono rimanere fedeli al senso dell’umano”, conclude.

I vescovi calabresi: “Ci vuole civiltà”

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni certifica che nel 2026 i morti sono triplicati: 452 vittime nel solo mese di gennaio, contro 93 del 2025. Meno arrivi, più morti. “Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee – concludono i vescovi calabresi – di essere all’altezza della migliore tradizione di civiltà del nostro Paese e del nostro continente che crede nella sacralità di ogni essere umano e soprattutto se in difficoltà lo accoglie e se ne prende cura. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità”.

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