Per crescere un bambino ci vuole un villaggio. Per metterlo al mondo, il villaggio intero deve mettersi in movimento, collaborare, coordinarsi come in un Tetris al tredicesimo livello.
Così, per la nascita di mia nipote Maddalena, almeno tre o quattro costellazioni familiari hanno lavorato insieme affinché l’universo funzionasse nel modo giusto. Io, per esempio, che solitamente vivo fuori città, sono rientrata per l’occasione. Ho ricominciato a cambiare pannolini, a dare le vitamine, diramare consigli (non richiesti) sull’allattamento, reduce della mia esperienza di due anni e otto mesi di tette al vento. Le mie figlie, per stemperare tensioni o eventuali scene di gelosie, erano addette all’intrattenimento del fratello maggiore. La nonna, ovviamente, si è occupata della mamma post cesareo. Il papà ha sostanzialmente speso soldi in medicine, integratori, pannolini per tutti. La suocera ha cucinato ogni giorno per un numero indefinito di persone. Il nonno si è emozionato, come da tradizione, e ha organizzato brindisi per ogni evenienza.
Insomma, pare che ognuno abbia avuto un ruolo ben preciso e, allo stesso tempo, intercambiabile a seconda delle esigenze generali. Maddalena è venuta al mondo in un villaggio che, tutto sommato, si è organizzato come meglio poteva. Faticoso, certo. Non sempre facile, ovvio. Ma l’amore muove il sole e le altre stelle, lo sappiamo.
L’arrivo di Maddalena sembra aver fermato il tempo e sembra aver fermato me dalla solita routine quotidiana. Mi ha riportato alla mente i momenti in cui sono nate Chiara e Nina. Le volte in cui ho sofferto e quelle in cui ho pianto di gioia. Le volte in cui avrei voluto dormire. Le volte in cui ho detestato chi veniva a trovarmi a casa senza preavviso. Ma anche le volte in cui mi sono sentita sola. È stato un po’ come rinascere, anche per me. Ritrovare una lucidità che sembrava persa. Una maternità che era, ormai, stanca. Un amore che sembrava scontato. Tenerla in braccio e vederla così piccola e indifesa mi ha ricordato quanti sacrifici fatti finora con le mie bambine, quante rinunce, quante serate trascorse a casa con la febbre. Ma anche quanto amore tornato indietro.
Oggi riparto e lascio Maddalena e il suo fratellino in un villaggio solido, grande e pieno d’amore. E tutto l’amore che io provo per loro, loro l’hanno già restituito a me, ricordandomi di fermarmi, ogni tanto, trattenere l’aria per qualche secondo e tornare a respirare meglio di prima.