Dove dovrebbe correre lo sviluppo, oggi si addensano attese, disagi e tensioni politiche. A Trapani, l’intervento infrastrutturale legato alla Zona Economica Speciale – il cosiddetto progetto dell’“ultimo miglio” – continua a essere al centro del dibattito pubblico, sospeso tra la sua indiscussa strategicità e una fase operativa che fatica a diventare visibilmente concreta. Parliamo dell’opera destinata a rivoluzionare il collegamento tra il porto e la rete autostradale, attraverso il potenziamento dello scorrimento veloce e una nuova organizzazione della viabilità: rotatorie, tracciati riorganizzati, opere di connessione con l’area industriale e persino un sovrappasso a servizio della zona di Villa Rosina. Un’infrastruttura pensata per ridisegnare la logistica urbana e rafforzare la competitività del territorio, finanziata con risorse ministeriali nell’ambito della programmazione ZES. Eppure, a oggi, l’immagine che i cittadini percepiscono è diversa: restringimenti di carreggiata, modifiche alla circolazione, alberature in fase di bonifica, ma ancora poche tracce evidenti dell’avanzamento strutturale dei lavori.
Le modifiche alla viabilità e l’avvio annunciato
Già all’inizio di novembre 2025 – su espressa richiesta dell’Autorità ZES, struttura di missione incardinata presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – il Comune di Trapani aveva predisposto una serie di ordinanze per modificare la viabilità lungo il tratto interessato dello scorrimento veloce, tra via Salemi e il raccordo autostradale. Il comandante della Polizia municipale, Ignazio Bacile, aveva adottato i provvedimenti necessari per consentire l’apertura del cantiere in condizioni di sicurezza. La scelta di intervenire sulla circolazione, pur consapevole dei disagi per cittadini, commercianti e automobilisti, era motivata dall’imminente avvio dei lavori, prospettato come vicino. Tuttavia, il concreto inizio delle opere – quello fatto di mezzi, strutture e cantierizzazione pienamente operativa – è slittato mese dopo mese.
Il nodo dei ritardi e i tavoli in Prefettura
Proprio su questo scarto tra programmazione e realtà si è innestata la questione più delicata: la copertura finanziaria ministeriale. Negli ultimi mesi si sono susseguiti diversi tavoli in Prefettura per comprendere come garantire il mantenimento dei fondi destinati all’intervento, a fronte di criticità emerse nel percorso amministrativo nazionale. Il Comune rivendica di aver mantenuto un atteggiamento di piena collaborazione istituzionale, senza alcuna posizione di subalternità, ma nella consapevolezza che il progetto ZES è gestito a livello centrale. L’appalto e i tempi di attuazione, viene ribadito, non dipendono dall’ente locale: la regia è romana, così come le decisioni sulle risorse. Le ultime notizie, provenienti dai vertici della ZES, parlano di una soluzione individuata per scongiurare il rischio di perdita del finanziamento ministeriale — forse attraverso meccanismi compensativi — e di un potenziamento evidente dei lavori previsto per i primi giorni di febbraio. Intanto sono in corso le operazioni preliminari di bonifica dell’alberatura lungo lo scorrimento veloce, propedeutiche alle fasi successive.
Lo scontro politico
In questo scenario si inserisce la polemica sollevata da Fratelli d’Italia, che nei giorni scorsi ha chiesto all’Amministrazione comunale “azioni forti” per sbloccare il fermo dei lavori. Una posizione che il sindaco Giacomo Tranchida ha definito strumentale, ricordando come proprio il Comune si sia battuto per ottenere il progetto ZES e per accedere ai finanziamenti, pur non essendone il soggetto gestore. Secondo il primo cittadino, eventuali critiche sui ritardi – pur a fronte di disagi reali e comprensibili – dovrebbero essere indirizzate alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, da cui dipende la struttura di missione ZES. L’Amministrazione, sostiene Tranchida, ha operato nel solco della leale collaborazione istituzionale, anche nei momenti di incertezza legati alla tenuta del finanziamento, partecipando ai confronti in Prefettura e interloquendo con l’unità di missione per salvaguardare l’intervento.
Un’opera strategica, una città in attesa
Resta, sullo sfondo, la consapevolezza condivisa dell’importanza dell’opera: il collegamento diretto tra porto e autostrada, attraverso una viabilità dedicata e più moderna, rappresenta un tassello fondamentale per lo sviluppo economico di Trapani. Ma resta anche l’amarezza per un cronoprogramma che, almeno finora, non ha rispettato le aspettative iniziali. L’“ultimo miglio”, che dovrebbe essere il tratto decisivo verso il futuro logistico della città, si è trasformato nel segmento più lento e discusso. Ora l’attenzione è tutta rivolta alle prossime settimane: se davvero febbraio segnerà la svolta operativa promessa, il cantiere potrà finalmente parlare il linguaggio dei fatti. Fino ad allora, tra traffico deviato e cantieri ancora silenziosi, la vicenda ZES continua a essere non solo un’opera pubblica, ma anche un caso politico emblematico del delicato equilibrio tra territori e decisioni centrali.