Falcone, ombre del ’92. Da Palermo a Report: il ricorso che tiene viva l’ipotesi nera su Capaci

redazione

Falcone, ombre del ’92. Da Palermo a Report: il ricorso che tiene viva l’ipotesi nera su Capaci

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lunedì 05 Gennaio 2026 - 15:18

La Procura di Caltanissetta ha depositato un ricorso in Cassazione contro il provvedimento del Gip Grazia Luparello, accusato di «anomalia manifesta», che per la seconda volta ha respinto la proposta di archiviazione sull’inchiesta riguardante la cosiddetta «pista nera» legata alla strage di Capaci del 1992, in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre uomini della scorta.

Il contesto giudiziario

La decisione del Gip, emersa grazie a fonti vicine al Palazzo di Giustizia e confermata dalla trasmissione Rai «Report», segue una prima bocciatura nel maggio 2022 di un’istanza di archiviazione su potenziali mandanti estranei alla mafia. Il magistrato dispose accertamenti su 32 profili specifici, inclusa l’ipotesi di coinvolgimento di Stefano Delle Chiaie, ordinando ulteriori verifiche. A dicembre 2024 la Procura ha riproposto la richiesta, ma il Gip l’ha rigettata di nuovo, focalizzandosi sull’interesse manifestato da Paolo Borsellino verso il collaborante Alberto Lo Cicero.

La testimonianza chiave

Al centro del contenzioso c’è un interrogatorio del 5 giugno 2007 del pentito Lo Cicero con il pm Gianfranco Donadio, rinvenuto in un’informativa del capitano dei carabinieri Antonio Cavallo negli archivi della Dna e mandato in onda ieri da «Report». Lo Cicero riferisce di aver avvistato Delle Chiaie a Palermo nel 1992 e descrive un incontro dello stesso con il boss mafioso Mariano Tullio Troia. Secondo il collaboratore, Delle Chiaie si recava da Troia e la «mano» sulla strage arrivava direttamente da lui; Lo Cicero cita anche presenze ripetute di un’auto blu con Delle Chiaie sul luogo dell’attentato, in compagnia di altre due persone, e lega l’idea di Capaci a input politici culminati nell’intervento del neofascista, fondatore di Avanguardia Nazionale. Il procuratore Salvatore De Luca, audito di recente in Commissione Antimafia sulle stragi, ha liquidato la pista nera come «ipotesi priva di fondamento», pur confermando l’esistenza di altri filoni investigativi attivi.

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