Leonardo Maltese è un attore che ha attirato la sua attenzione per la parte da protagonista nella miniserie andata in onda in prima serata su Rai Uno “Leopardi – Il Poeta dell’Infinito” per la regia di Sergio Rubini. Un’acclamazione che giunge fino a Marsala, terra d’origine del padre; un connubio di sicilianità e signorilità inglese – ereditata dalla mamma – che sprigiona in una spiccata propensione artistica.
Leonardo, la passione per l’arte e gli studi appositi ti hanno proiettato subito al Cinema con lavori di importanti registi come Amelio, Bellocchio, Calopresti e Andò. Hai alle spalle anche un premio ai David di Donatello come migliore rivelazione 2023. In che modo è accaduto tutto questo vortice che ti ha investito?
Il grande punto di svolta lo devo al mio debutto nel film “Il signore delle formiche” di Gianni Amelio. Prima facevo l’attore, avevo finito gli studi, mi ero diplomato all’Accademia Teatrale di Roma Sofia Amendolea nel luglio del 2019. Da lì a poco feci vari provini per piccoli ruoli, è normale per un attore agli esordi fare anche 50 provini e non passarli. Fino a che un giorno mi dissero di incontrare Gianni Amelio: è lì che è iniziato tutto poi avendo anche la possibilità di lavorare con Bellocchio nel film ‘Rapito’.
Da co-protagonista a protagonista nel giro di due anni, il 7 e l’8 gennaio sul piccolo schermo hai interpretato Leopardi. Come hai vissuto la tormentata storia del poeta di Recanati?
Sono da sempre appassionato di Giacomo Leopardi e di poesia. In tanti lo reputano ingombrante, perchè chi ha fatto le scuole superiori ha un’idea di Leopardi che però è diversa da come era effettivamente il personaggio. La sfida quindi è stata grande per me considerato che è il mio primo ruolo da protagonista, in qualche modo ti prendi la paternità del progetto, sei sul set dall’inizio alla fine. Rubini poi, ha un’idea di Leopardi che io condivido, era nelle mie corde. Non è stato complicato interpretarlo, ma sicuramente impegnativo. Alla fine la miniserie è stata un successo visto che ha raccolto il 24% nella prima serata e il 20% nella seconda. Il pubblico ha apprezzato.
Al Cinema arriva in queste ore il film ‘L’abbaglio’ di Roberto Andò con Ficarra e Picone e Toni Servillo. Qui interpreti Ragusin. Che esperienza è stata questo ‘sbarco’ in Sicilia?
E’ stato bello, ho un forte legame con la Sicilia, ho origini siciliane ed ho una grande passione per gli autori di questa terra, come Pirandello, Sciascia e lo stesso Andò, persona colta e intelligente. Quando mi hanno detto che il regista mi voleva incontrare ero felicissimo perchè avevo visto tutti i suoi film. Però non interpreto un siciliano ma un tenente veneto, un personaggio che ho amato perchè semplifica quei garibaldini che venivano da tutt’altra parte rispetto alla Sicilia e si sono ritrovati in uno scenario ben diverso da quello a cui erano abituati, spinti dai loro ideali. Con me anche grandi attori: con Servillo, Ficarra e Picone ho legato molto; passare tutto questo tempo in Sicilia è stato bello, io avevo girato poco l’isola, ero stato poche volte a Palermo. Torno invece sempre nella costa occidentale.
In qualche modo con lo sbarco di Garibaldi e i Mille, anche se sullo schermo, hai vissuto una dimensione che è una parte delle tue origini. Che ruolo ha avuto la tua sicilianità, l’essere marsalese? Hai intenzione di tornare presto dopo la fine delle promozioni?
Marsala è una città garibaldina e quindi quando Andò mi ha chiesto di fare un film sullo sbarco dei mille l’ho visto come un segnale del destino. Io sono molto spirituale. Si pensi che nel film ‘Il signore delle formiche’ c’è una scena in cui si legge una poesia di Leopardi interpretato oggi e il film ‘L’abbaglio’ inizia con lo sbarco di Garibaldi… torno quando posso a Marsala da quando sono piccolo. Mio papà è marsalese, ho qui il nonno e gli zii. E’ una terra che mi incuriosisce, mi affascina.
C’è anche un Leonardo Maltese cantante sotto lo pseudonimo di Leo Fulcro, nato come un collettivo. Musica molto fresca, tra pop e rap, con sonorità variegate e jazzate. Parlaci di questo progetto parallelo.
Sì, è nato come un vero collettivo ed ora è il mio progetto. Faccio diversi concerti. Il primo ep si chiamò ‘Boy on Earth’ mentre a dicembre è uscito ‘Il cuore un pò più grande’. Quest’anno farò uscire un nuovo lavoro. Per me la musica è una valvola di sfogo da quando ero piccolo. Nell’attesa di girare film… scrivo. La mia musica è la black, il soul, il funk, il rap.
Quali saranno i tuoi prossimi impegni?
Sicuramente continuerò a scrivere le canzoni per il nuovo disco. Sul fronte cinematografico invece, tutto in itinere, non ho nulla da girare per il momento ma qualcosa arriverà.
Foto: Valentina Ciampaglia