Noi e l’Europa

Gaspare De Blasi

Io la penso così

Noi e l’Europa

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giovedì 12 Maggio 2022 - 07:05

Sono in tanti, soprattutto imprenditori ma anche impiegati pubblici, che vorrebbero togliere il reddito di cittadinanza. Ora noi, che comunque in queste nostre note l’abbiamo già scritto, riteniamo che almeno in tempi recenti, si sia trattato dell’unica vera importante misura contro la povertà in Italia.

Ci sarebbe (anzi c’è) il fatto che la legge non ha sortito l’effetto sperato compiutamente. La seconda parte, quella che doveva sfociare nella ricerca più, non so se ci capite, ordinata del posto di lavoro per i disoccupati in larga parte è fallita. Ma intanto parecchie famiglie in tempi così difficili, in mezzo alla pandemia tra un lockdown e una zona rossa, non sono rimaste a digiuno. C’è poi, al netto del qualunquismo mediatico, chi ha approfittato della legge infilandosi in tasca (materialmente…) il denaro del reddito senza averne i requisiti. Facciamo questo ragionamento perché abbiamo una sorta di chiaroveggenza (stavolta l’abbiamo sparata grossa…) e prevediamo cosa potrebbe accadere per esempio a Marsala, se qualche migliaio di famiglie all’improvviso, soltanto perché l’ha deciso il governo dei “migliori”, dovessero rimanere senza reddito.

Non vorremmo essere nei panni delle autorità che dovrebbero gestire il malcontento. Dei resto a chi si ostina ad affermare che non si trova più manodopera perché nessuno vuole lavorare in quanto titolare del reddito di cittadinanza, noi vorremmo sapere quanto un imprenditore agricolo (è soltanto un esempio) paga i lavoratori, se sono in regola con i contributi e se sono tutelati dal punto di vista dei diritti. La verità è che la gente di fronte al reddito di cittadinanza preferisce quest’ultimo piuttosto che essere sfruttata. E dire che ci sentiamo europei come gli altri solo quando…c’è da mandare le armi, molto meno degli altri nel dare finalmente un volto civile al nostro mercato del lavoro. A proposito di Europa, non siamo esperti di musica ma abbiamo guardato all’inizio senza alcun interesse, l”Eurovision Song Contest”targato Italia lo scorso martedì. Il nostro Paese ospita questo evento per la terza volta, dopo le vittorie a Sanremo di Gigliola Cinquetti nel 1964 e di Toto Cutugno nel 1990. Ora, diciamoci la verità, prima dei Maneskin, in Italia questo Contest non è che fosse particolarmente sentito. Sarà che, nella storia del Festival di Sanremo, raramente la vittoria è andata ad artisti dal profilo così smaccatamente internazionale come il gruppo dei quattro ragazzi romani, che non solo hanno poi trionfato sullo scorso Eurovision, ma hanno conquistato praticamente tutto il mondo, compresi gli Usa, da sempre terra ostica per gli artisti italiani.

C’è da dire che, la serata è trascorsa meravigliosamente veloce: alle 22.25 infatti tutti i cantanti in gara della serata si erano già esibiti. Roba per noi impossibile anche solo da immaginare, dato che a quest’ora a Sanremo, ci troveremmo più o meno alla seconda esibizione e per aspettare la terza dovremmo sorbirci tipo un quarto d’ora di monologo sull’estinzione dei pangolini. Il ritmo è stato talmente europeo che persino l’improbabile trio di conduttori, Alessandro Cattelan, Mika e Laura Pausinè rimasto pressoché sullo sfondo, risultando quasi inutile. Specialmente la Pausini, ma questa è un’opinione soltanto nostra. La prima serata di questa kermesse internazionale, lo ripetiamo targata Europa, è terminata alle 23:13 e noi abbiamo pensato di avere la consapevolezza di essere stati ostaggio di programmi televisivi per troppi anni.

Questa è l’Europa, poi ci siamo noi.

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