Sindrome della Capanna: il Covid-19 ha aumentato casi di ansia. Alcuni consigli

redazione

Sindrome della Capanna: il Covid-19 ha aumentato casi di ansia. Alcuni consigli

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giovedì 19 Novembre 2020 - 09:00
Sindrome della Capanna: il Covid-19 ha aumentato casi di ansia. Alcuni consigli

La pandemia da Covid-19, che ha condizionato le nostre vite ad inizio anno – quelle dei malati, di chi ha perso un familiare, di chi è rimasto in casa dai diversi lockdown – continua ad incuterci timore e a provocarci stati d’ansia. Se molte persone sono riuscite gradualmente a ritornare ad una presunta normalità, molte altre hanno faticato e continuano a riscontrare, volontariamente o meno, alcune problematiche psicosociali.

Una serie di comportamenti che vanno sotto il nome di “Sindrome della Capanna” ovvero il contraccolpo psicologico delle esperienze dei mesi scorsi.

Ma cos’è la Sindrome della Capanna o del Prigioniero?

E’ la paura di uscire e lasciare la propria casa, il luogo che per mesi ci ha fatto sentire al sicuro, al riparo da qualsiasi pericoloso agente esterno. Questo perchè da una parte è una comfort zone che abbiamo iniziato a conoscere e ad apprezzare, un porto sicuro. Ma ciò può portare ad avere degli stati d’ansia nel momento in cui si esce fuori, altresì per il timore di contrarre il virus.

Quali sono i sintomi della Sindrome della Capanna?

Per motivi diversi ma soprattutto per meccanismi inconsci, ansia, paura e frustrazione hanno preso il sopravvento nello stato d’animo di queste persone che, oltre tutto, hanno manifestato contestualmente anche:

  • disturbi del sonno
  • depressione
  • spiccata tendenza all’irascibilità

Effetti per certi versi riconducibili a quelli percepiti da chi è stato costretto ad una lunga degenza o da chi, vivendo in zone del mondo dove il freddo invernale impedisce di uscire, è costretto a restare chiuso in casa per mesi e mesi.

Oltre al timore di contrarre il Covid-19, ci sono altre concause:

  • il terrore verso il mondo esterno
  • la paura di ammalarsi
  • il timore di contagiare i propri cari
  • la convinzione di non ritrovare più il mondo che si conosceva prima

I soggetti più facilmente colpiti sono:

  • persone con minor capacità di adattamento ai cambiamenti
  • persone inclini all’ansia e all’ipocondria (l’eccessiva apprensione del proprio stato di salute)
  • persone che soffrivano anche in precedenza di fobie e altri disturbi psichiatrici

Inoltre gli effetti del Coronavirus sull’economia e le incertezze professionali che ne sono derivate, hanno intaccato altre sicurezze e più ampie fasce di persone.

Per meglio affrontare o meglio dire “fronteggiare” quanto stiamo vivendo sono necessari due percorsi:

  • ripensare le paure e le preoccupazioni
  • ripensare gli spazi, il modo di lavorare e di affrontare il quotidiano

La ragione è sopraffatta da una sorta di ‘bugia’ mentale che, invece di renderci consapevoli del reale pericolo, ci paralizza il senso critico. Per sentirci protetti bisogna continuare a fare cose realistiche, mantenere una distanza di sicurezza dagli altri, lavarsi spesso le mani senza temere di esagerare, limitare i contatti fisici anche tra familiari, utilizzare le mascherine dove indicato e necessario. Un altro atteggiamento positivo è limitare la sovraesposizione mediatica, quindi ammorbarsi di notizie sul Covid, con i troppi pareri spesso diversi, di tecnici, esperti, medici, virologi, ecc. Leggere, parlare, cucinare o coltivare i propri hobby, curare le piante, occuparci degli animali domestici, contattare parenti e amici, invece sono atteggiamenti propositivi.

Bisogna comunicare, anche a distanza, non sopraffarci dalla preoccupazione ma di contro annotarla e poi rileggerla, usando la respirazione o la meditazione.

Bisogna inoltre rispensare agli spazi e programmare la giornata per privilegiare un’alimentazione equilibrata e favorire sonno regolare allo scopo di mantenere mente e fisico sufficientemente attivi.

Consiglio da non sottovalutare se non si riesce a superare da soli gli stati d’ansia che ci attanagliano e chiedere aiuto a uno specialista o al numero verde attivo per l’emergenza Covid-19 800.833.833 per ottenere supporto psicologico.

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