MammaAvventura – Un bimbo in pandemia

Michela Albertini

MammaAvventura – Un bimbo in pandemia

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mercoledì 11 Novembre 2020 - 10:23
MammaAvventura – Un bimbo in pandemia

Avete mai conosciuto un bimbo nato in piena pandemia mondiale? Io ne ho partorito uno. Mentre il paziente numero uno di Codogno entrava in terapia intensiva e in tutta l’Italia si litigava per capire se si trattasse di un virus letale o di una influenza come l’altra, io entravo in sala parto.
Sono entrata in ospedale che del Coronavirus quasi non se ne parlava e sono uscita osservando infermieri e medici muoversi fra i reparti in mascherina e guardarsi preoccupati e incerti sul futuro. Non ci sono state visite in ospedale, nè festeggiamenti a casa. I confetti sono rimasti confezionati, i palloncini sgonfi.


Per tre mesi mia figlia, e tutti quelli come lei, non ha visto la luce del sole, se non un prepotente raggio di luce che raggiungeva il balcone prima dell’ora di pranzo. Non ha conosciuto i nonni, se non tramite le videochiamate con gli occhi lucidi. Non ha goduto delle lunghe passeggiate al lungomare e dei primi e timidi incontri con gli amici, in giro per il centro. Ha indossato tutine di misure più grandi e, pur essendo femminuccia, ha indossato pigiami per maschietti. Perché gli ordini online sono arrivati con estremo ritardo e, quando hanno riaperto i negozi, l’assortimento era davvero scarso.


Non è stata visitata dal pediatra, se non quando era davvero necessario. Non ha ricevuto regali, se non a distanza di mesi. Ha sentito la preoccupazione del suo papà e l’ansia della sua mamma.
La mia Nina e tutti i bambini nati in questi mesi, se avete avuto modo di conoscerli, sono bambini speciali. Portano una luce di speranza in un periodo di oscurità. Sono portavoce di notizie felici, in un periodo di tristezza. Ricordano al mondo intero che la vita scorre, nonostante tutto. Che migliaia di persone muoiono, ma la Natura trova sempre la forza di rinascere, di sbocciare, di venire al mondo.


I bambini nati in questi mesi ricordano con il loro sorriso, il loro odore e il loro sguardo quanta dolcezza possa emanare una nuova vita.
Mia figlia oggi ha otto mesi, una pandemia e due lockdown. Rimane attaccata a me in ogni istante delle nostre giornate e non mi molla la mano nemmeno se devo spostarmi da una stanza all’altra. Dorme insieme a noi e alla sua sorellina e vive di latte materno, anche se assaggia e mangia tutto.
Ogni giorno, almeno una volta al giorno, mi chiedono se continuerò ad allattarla, a tenerla in braccio e “viziarla” anche nei prossimi mesi. Rispondo di sì. Assolutamente sì. Le mie braccia, il mio calore, la mia vicinanza sono il suo conforto. Io sono la sua certezza. In un momento in cui certezze non ce ne sono più.

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Un commento

  1. Giuseppe Graffeo 11 Novembre 2020 20:33

    Meraviglioso, uno dei più belli!!!

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