Fabrizio Lombardo presenta Sea Wall: “Un testo che racconta il nostro tempo”

vincenzofiglioli

Fabrizio Lombardo presenta Sea Wall: “Un testo che racconta il nostro tempo”

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sabato 01 Febbraio 2020 - 09:23
Fabrizio Lombardo presenta Sea Wall: “Un testo che racconta il nostro tempo”

Dal 4 all’8 febbraio l’attore e regista marsalese Fabrizio Lombardo torna in scena al Teatro Comunale “Eliodoro Sollima” con un nuovo spettacolo, “Sea Wall”. Dopo il successo avuto con “L’operazione”, di Rosario Lisma, assieme ad Alessio Piazza e Andrea Narsi, stavolta l’artista lilybetano proporrà un monologo teso e asciutto, che ha il pregio di parlare il linguaggio della contemporaneità. “E’ un testo scritto da Simon Stephens in occasione di un Festival inglese e che poi ha avuto una lunga vita a sé – spiega Fabrizio Lombardo -. Si tratta di uno spettacolo breve, di circa 40 minuti, ma molto intenso. Io interpreto Alex, un giovane fotografo che racconta dell’evoluzione dei suoi rapporti con i familiari, la compagna, il suocero la figlia. Attraverso un flusso di coscienza descrive aspetti di vita molto vera, un’umanità piena di naturalezza nelle sue imperfezioni. Ma è anche un papà, che non nasconde le sue goffaggini e per certi versi è stato strano per me interpretare questo ruolo, avendo sempre considerato i genitori come qualcosa di granitico. Un tempo forse era così, oggi, invece, la nostra generazione ha meno pudore nel mostrare le proprie fragilità e ritengo che sia bello vedere un padre così. In generale, si tratta di un testo da cui emerge tutta la nostra contemporaneità”.

Per certi versi, si vede una continuità con quell’idea di naturalismo teatrale che avete recentemente portato in scena con “L’operazione”.

Il mio percorso va in questa direzione. Anche se il naturalismo non è l’unica via per raccontare il contemporaneo. Si parte sempre dall’urgenza di dire alcune cose, magari lo si fa con un modo di comunicare diverso, come avviene anche nella musica o nel cinema tra autori diversi. Sono comunque contento di portare a Marsala “Sea Wall”, perchè è un progetto a cui ho lavorato da solo e che ha già debuttato a Milano. Negli ultimi anni sto sviluppando un rapporto con la città che mi porta a voler fare delle cose che non sono tagliate e cucite per il territorio, ma rappresentano il mio percorso di maturazione artistica. E’ stato così anche con Tabù e L’operazione. Sono convinto che, alla fine, la qualità paghi sempre.

Sono passati circa 15 anni dal tuo debutto qui a Marsala. Ritieni che nel tempo il pubblico lilybetano sia maturato?

Secondo me, sì. Vedo tante persone in gamba e curiose, anche se ogni cosa deve essere battuta con continuità. E’ una questione seria, che riguarda anche la politica. Sono stato recentemente a Vittoria, dove un gruppo di ragazzi ha fatto un lavoro meraviglioso e il pubblico aveva la stessa reattività che c’è a Milano: è la dimostrazione che si è fatto un lavoro di un certo tipo.

Ritieni che nella maturazione del pubblico marsalese ci sia ancora il seme lasciato dalla Scuola di Michele Perriera?

Nell’immediato sì. Ora non più, è passato troppo tempo. E’ fondamentale il lavoro che si è fatto nei Licei. Poi dipende anche dal livello di quello che si fa. Quando vengono attori con un curriculum come Alessio Piazza, Marcella Favilla o Federico Brugnone è diverso rispetto agli spettacoli che, con tutto il rispetto, propongono quelli che fanno altro. Perchè anche il teatro è lavoro e come ogni lavoro è frutto di una formazione. E’ assurdo che questo non si possa dire. Quando se ne parla sembra di ritrovarsi su un campo minato. Anche per questo non condivido le critiche che sono state fatte alle stagioni teatrali di Moni Ovadia a Marsala.

Resta il fatto che quello stesso pubblico, definito più maturo, sia stato assente dagli spettacoli proposti da Moni Ovadia.

Forse si sono concentrate nello stesso periodo tante cose ed è venuta meno la dimensione dell’evento. Ritengo comunque che serva pazienza, non si costruisce un pubblico in una o due stagioni teatrali. Sarebbe come creare una squadra di hockey e pretendere di avere sempre il palazzetto pieno. Ci sono cose che vanno alimentate: la qualità degli eventi dal vivo in una città è strettamente legata all’affluenza proveniente dalla città stessa, ma anche dai Comuni vicini. Prima di crearsi una nomea, ci vuole tempo e costanza.

Marsala è una città piena di artisti e ricca di contenitori culturali. Come si fa a metterli a sistema?

Serve una struttura. Per creare un pubblico bisogna stare sul pezzo e ci vogliono persone che si dedicano a questo all’interno di un contenitore ben definito.

Una fondazione?

Secondo me, sì. Potrebbe essere una svolta, perchè il singolo da solo non può farcela. I funzionari comunali si dedicano con grandissima passione, ma chiaramente nella loro agenda non c’è solo questo. E’ comunque grazie a loro se in città ci sono ancora spettacoli dal vivo.

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