Non c’è traccia di Sicilia nella lista dei prodotti da tutelare. Corrao attacca l’accordo Europa-Cina

redazione

Non c’è traccia di Sicilia nella lista dei prodotti da tutelare. Corrao attacca l’accordo Europa-Cina

Condividi su:

venerdì 08 Novembre 2019 - 12:57
Non c’è traccia di Sicilia nella lista dei prodotti da tutelare. Corrao attacca l’accordo Europa-Cina

“Sull’accordo tra Europa e Cina sul riconoscimento di cento prodotti IGP c’è veramente poco da festeggiare”. Il commento – lapidario – arriva dall’europarlamentare alcamese Ignazio Corrao, che a proposito dell’accordo tra l’Unione e il governo cinese sul riconoscimento della suddetta lista di prodotti da tutelare e promuovere non ce ne sia nemmeno uno del Mezzogiorno.

“Niente Pecorino Sardo, niente pomodori IGP di Pachino – sottolinea Corrao -. Lo avevo detto già nel 2016, cambia il governo e ministri ma la musica per i nostri prodotti agroalimentari e i nostri produttori rimane sempre la stessa: I grossi interessi da tutelare sono solo quelli del nord e mai quelli del Mezzogiorno del Paese. Passano gli anni ma siamo alle solite. Tre anni fa, grazie al gruppo all’ARS si era presentata anche una mozione con la quale si impegnava il governo regionale ad attivarsi per far inserire almeno i prodotti più a rischio contraffazione e con una quota di mercato estera potenzialmente in crescita. Ma niente sia dal punto di vista regionale che nazionale. Anzi, il Centinaio e la Bellanova di turno hanno deciso che andava bene così e che quella lista ‘proposta dal governo italiano’ a Bruxelles rappresentava prodotti e territorio da difendere”.

“Qualche anno fa – spiega ancora Corrao – non mi fermai solo ad avvisare e ad attivare tutte le azioni possibili in mio potere, ma chiesi anche di abbandonare la logica della lista e di considerare tutti i prodotti DOP, IGP, DOC Italiani o europei altrimenti il rischio di corruzione è sempre altissimo. La lista peraltro esclude inspiegabilmente i prodotti non agricoli che rappresentano vere e proprie Indicazioni Geografiche, dal ferro battuto, ceramiche, al ricamo alla lavorazione del corallo e dei metalli, manifatture che dovrebbero essere protette e riconosciute negli accordi commerciali”.

“Mi auguro – conclude Corrao – che la nuova Commissione, che ancora tarda ad insediarsi, riveda questo metodo assolutamente errato di creare liste di prodotti da salvaguardare e di sacrificare le produzioni del meridione. Si pensi piuttosto ad un metodo per individuare controlli ed azioni comuni per la salvaguardia e il riconoscimento reciproco di tutti i prodotti qualitativamente, storicamente e culturalmente riconosciuti e che rappresentano la speranza di rinascita e crescita sostenibile dei territori”.

Condividi su: