L’omicidio stradale

Claudia Marchetti

L’omicidio stradale

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martedì 24 Marzo 2015 - 17:08

Negli ultimi anni, come la cronaca nera ci insegna (purtroppo), gli incidenti stradali, spesso mortali, causati dai cosiddetti pirati della strada, è in considerevole aumento. L’ennesimo caso avvenuto a Monza, di Elio che a 17 anni è stato ucciso da un Suv che è scappato via subito dopo, non è un pretesto ma l’ennesima goccia che fa traboccare il vaso. Ma è solo nell’ultimo periodo che il Governo sta pensando di varare due nuovi reati, l’omicidio stradale che prevede dai 5 ai 12 anni di reclusione e le lesioni personali stradali che prevede una pena da 4 a 8 anni. Reato che dovrà essere comminato a chi si pone alla guida in stato di ebbrezza alcolica, dopo l’assunzione di stupefacenti o a chi, pur lucido, guida ad una velocità che è il doppio rispetto a quello consentito. In caso di omicidio plurimo la pena può essere aumentata fino a 18 anni. Una cosa è sicura, o almeno così ha chiarito la Corte di Cassazione: l’omicidio stradale non può essere un dolo ma una colpa, una colpa molto grave. In diritto penale è sempre stata dibattuta la differenza tra i due tipi di elementi soggettivi perché talune vicende hanno evidenziato come la linea di demarcazione tra dolo e colpa è molto labile, anche se la differenza è netta: l’uno richiede la volontarietà dell’atto, l’altro si verifica per negligenza. Quindi deve essere chiaro il concetto che l’omicidio colposo non è una specie di colpa dolosa, per carità, ma più che altro dovrebbe essere considerato come “il reato più grave”,  una sorta di aggravante, commesso dal soggetto alla guida di un mezzo. Una punizione per dare un segnale forte a chi mette le mani sul manubrio: non bere o non assumere psicofarmaci prima di salire in auto, non assumere droghe, rispettare la velocità prevista, fare attenzione ai segnali stradali, specialmente allo Stop, all’Alt e ai divieti, fare attenzione anche alla tenuta del manto stradale e controllare lo stato della vettura. Al momento comunque, le associazioni come Asaps non fermano le loro proteste di piazza e chiedono a gran voce l’introduzione, il più presto possibile, del reato stradale.

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