Il cimitero subacqueo

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Il cimitero subacqueo

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mercoledì 11 Febbraio 2015 - 23:19

La verità è che ormai ci siamo abituati. E l’abitudine, si sa, erode le emozioni fino ad annullarle. Ci siamo abituati alla solita conta dei morti, al solito ping pong di dichiarazioni tra i politici che accusano, quelli che si difendono e gli altri che, come giunchi, aspettano che passi la piena. Ricordiamo bene il coro dei commenti dopo il naufragio del 3 ottobre del 2013, con 366 morti e 20 dispersi. E ogni volta, sembra di risentire Fabrizio De Andrè e quello Stato che “si costerna, s’indigna, s’impegna e poi getta la spugna con gran dignità”. Il ricordo di quell’orrore non è servito a nulla. Non si spiegherebbe altrimenti quello che è successo ancora una volta nel Canale di Sicilia, con il naufragio di altri tre gommoni, una previsione di 300 vittime, alcune delle quali morte per assideramento. In realtà, occorre sottolineare che non è un singolo Stato a meritare di essere messo sotto accusa in queste ore. Al di là dell’inadeguatezza del Ministro degli Interni Alfano, le principali responsabilità di questa situazione vanno attribuite all’Unione Europea. L’operazione “Triton” si sta rivelando assolutamente fallimentare sul fronte dei soccorsi. Se, come affermano i responsabili delle organizzazioni umanitarie, si fosse andati avanti con “Mare Nostrum” estendendo l’impegno profuso dall’Italia al resto dell’Unione, le cose sarebbero andate diversamente. Già qualche settimana fa, Fulvio Vassallo Paleologo, docente di Diritti umani all’Università di Palermo, aveva evidenziato come tra gennaio e luglio fossero morte in mare 500 persone, mentre con l’avvio di “Triton”, tra agosto e dicembre, le vittime del mare erano state circa 3000. “Difficile non rilevare – spiegava il docente – che questo incremento spaventoso di uomini, donne e bambini annegati corrisponde al maggiore impiego delle navi commerciali nelle missioni di salvataggio ed al ridimensionamento dell’operazione Mare Nostrum. Occorre una ulteriore riflessione, una seria valutazione delle responsabilità che scaturiscono dalla crescita esponenziale delle vittime. Vittime che potrebbero aumentare ancora nei prossimi mesi invernali, se si accogliessero gli indirizzi forniti oggi dai burocrati di Bruxelles e di Varsavia”. Ma l’Unione Europea ha preferito fare spallucce e ignorare gli appelli lanciati nelle scorse settimane. Ci risparmino quindi espressioni costernate e volti contriti. Pensino, piuttosto, a trovare soluzioni.

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