All’asta l’articolo 18

Claudia Marchetti

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All’asta l’articolo 18

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mercoledì 01 Ottobre 2014 - 17:27

Dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori al Tfr, dalle 80 euro alle 180, è la “Migliore Offerta”, per dirla alla Tornatore, che il premier Matteo Renzi lancia agli italiani. L’articolo 18 è stato sempre l’ago della bilancia di tutti i governi che si sono alternati da 20 anni a questa parte. Berlusconi l’ha voluto sempre fortemente modificare – a buon imprenditor poche parole – ma non è riuscito nell’intento anche se la sua politica ha creato una distanza rilevante tra governanti e sindacati. Merito in parte dei sit-in in piazza, degli scioperi… e poi se la prendono con i sindacati dicendo che sono loro che hanno creato questa situazione di “drammaticità”. Adesso però, il leader di Forza Italia vede realizzato uno dei massimi obiettivi dei suoi programmi. Sarà anche “merito” di un silente ormai noto “Patto del Nazareno”, fatto sta che per Renzi le sorti del lavoro nel Paese bisogna risollevarle a partire dal concetto che gli “imprenditori sono lavoratori”. L’ex sindaco di Firenze ha le idee poco chiare: anni fa dichiarava che l’articolo 18 non era un problema, oggi ne punta il dito contro perché, secondo lui, i colossi stranieri non investono più in Italia per l’alto costo del lavoro o per colpa di quanto previsto per il licenziamento discriminatorio: “La reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro… il giudice condanna altresì il datore al risarcimento del danno subito dal lavoratore”. Ma come si può pensare che sia tutta colpa di questo articolo 18? Perché non aprire invece gli occhi agli italiani e dire loro che non si investe per l’alta tassazione e l’eccessiva burocrazia? L’articolo fulcro dello Statuto dei Lavoratori è stato già “strapazzato” e il datore di lavoro può muoversi liberamente all’interno della tutela reale e di quella obbligatoria. Per il licenziamento discriminatorio sinceramente non vedo ampi margini di modifica. Da qui la spaccatura all’interno del Pd. Renzi si è messo contro Fassina, Bersani, Cuperlo e Civati; quest’ultimo ha detto addirittura che “… ha visto un premier di sinistra che diceva cose di destra, simili a quello che diceva la destra 10 anni fa”. Ed è ritornato in auge anche D’Alema che ha preso rigida posizione contro il suo leader. Il Movimento 5 Stelle dal canto suo, tutela a spada tratta l’articolo 18. Grillo ha definito “ricattabili i lavoratori” e ha mandato a quel paese anche l’Unione Europea che vuole risposte dall’Italia. Poi però accade che in alcune trasmissioni televisive passa il messaggio che i grillini sono d’accordo con Renzi. Solita falsa informazione, dico, ma questa è un’altra storia.

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