In foto il ministro Tajani (sinistra) e il generale Vannacci (destra). Foto da ImagoeconomicaMinistro Tajani...
Da giorni si discute, anziché dei problemi reali che affliggono famiglie e imprese, delle parole del ministro degli Esteri Tajani su quale sia il tipo di donna da sposare (era un obiettivo di cinquant’anni fa); su donne carine, serie, affidabili per diventare buone madri di famiglia: insomma, stereotipi obsoleti e stantii pronunciati da un ministro che rappresenta il nostro Paese nel mondo.
Chissà cosa avranno pensato i suoi colleghi ministri e i popoli delle altre nazioni! Sono rimasta senza parole, cosa non facile per me, dal senso di scarsezza e vecchiume che quelle parole mi hanno suscitato. Quel discorso trito e ritrito non va commentato più di tanto, ma va detto che riporta indietro nei secoli. Come se gli uomini e le donne evoluti e intelligenti non si impegnassero giorno dopo giorno per rompere schemi, tetti di cristallo, abitudini, linguaggi, avendo compreso che le differenze di genere non sono fisiche né mentali poiché ciò che vale sono le competenze e le esperienze, che oggi la Donna non può essere più giudicata, catalogata e rinchiusa dentro schemi maschilisti e patriarcali quanto Noè.
Paragonando il voto alla scelta di una moglie, seria e affidabile, che può reggere meglio la famiglia, il ministro ha di certo preso una buccia di banana sulla quale la presidente Meloni avrebbe potuto dire qualcosa di meglio invece di etichettarla come “una frase uscita male”. In che senso, Presidente? Forse la scadenza elettorale spinge a minimizzare frasi che potrebbero minare una maggioranza variegata e da tenere coesa anche a scapito di pericolose derive?
Sarebbe abbastanza se non fosse che esiste in quest’Italia del paradosso anche il personaggio Vannacci. Provocatorio affinché qualcuno/a possa accorgersi che esiste, spara a zero rilanciando sul tema e dichiarando che lui, il generale, preferisce alle donne con le gonne quelle senza gonne. Voleva forse intendere che le preferisce con i pantaloni? Perché se così non fosse sarebbe l’ennesima triste battuta, di enorme banalità, che nasce dall’assenza di un pensiero fondato sui valori democratici della cultura, del rispetto, della serietà e della direzione di inclusione e condivisione verso cui vanno gli altri Paesi civili.
L’uso del giudizio sull’abbigliamento e sul comportamento della Donna diventa oltraggioso in un tempo in cui il femminicidio rappresenta l’uccisione della Donna in quanto tale, per quella scelta opposta alla volontà dell’uomo, per quella voglia di libertà, per quella volontà precisa di dire NO, NO e ancora NO. E la paga, paga sempre questa scelta di libertà, parola cara a tutti senza la quale manca l’aria e garantita dalla Costituzione, ma di cui ancora siamo qui a scrivere. Come l’ha pagata Lorena Isceri gettata da un ponte ancora viva. E il messaggio del padre il giorno dopo alla politica e alle istituzioni affinché intervengano e diano risposte concrete è rimasto senza seguito.
I femminicidi, caro Vannacci, non sono paragonabili all’omicidio di un essere umano uomo o donna che sia, per il semplice fatto che è il sintomo ormai evidente di una società che arranca nell’accettare la parità ed è il gesto attraverso il quale si decide di colpire una donna solo per ciò che è. Gli uomini delle istituzioni politiche e militari hanno il dovere di rappresentare con equità, cultura, moderazione e visione illuminata i/le cittadini/e, hanno il dovere di dare la risposta che chiedono, meritano e aspettano il padre di Lorena e i tanti papà e mamme delle decine di donne vittime di femminicidio. Il Paese dei Dante e dei Leonardo non può permettersi di sentire ancora parole vuote, banali, piene di cotanta povertà culturale. Sappiamo bene che il linguaggio è l’esatta derivazione del pensiero, dunque facile trarne la conclusione. E mi chiedo cosa abbiano pensato la moglie Camelia e le due figlie del generale sentendo da donne quelle parole. Ma chissà poi se hanno libertà di replica.
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