Carcere - foto di Imagoeconomica Elian Lo Pipero 20 Ottobre 2026, 08:40 Operazione antidroga in...
Operazione antidroga in parte dell’Italia condotta dall’alba di oggi dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Napoli Bagnoli, insieme a personale del Nucleo Investigativo Centrale di Polizia Penitenziaria. I militari stanno eseguendo misure cautelari, su richiesta della Dda, nei confronti di nove persone. Nell’attività è coinvolta anche la Sicilia.
Arresti anche in due città siciliane
Gli indagati sono domiciliati e ristretti nelle province di Napoli, Siracusa, Catania, L’Aquila, Cosenza e Rovigo. Sono gravemente indiziate di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, traffico di stupefacenti, estorsione, lesioni, violenza privata, violenza per costringere a commettere un reato.
Obiettivo favorire i clan camorristici
I reati sono aggravati dal metodo e dalla finalità di agevolare, a vario titolo, le organizzazioni camorristiche denominate clan Mazzarella, D’Amico, Troncone, Ferrara-Cacciapuoti, Gionta, Avventurato e De Luca Bossa Minichini.
Gestione dal carcere della droga, Salvatore Verga
La gestione del traffico di droga dal carcere è da tempo ormai diventato un business delle organizzazioni mafiosi che riescono sempre a trovare lo stratagemma giusto per continuare i loro affari illeciti anche da dietro le sbarre, utilizzando perfino droni. In ordine di tempo come esempio c’è Salvatore Verga, il boss palermitano della Marinella, il capo della banda del kalashnikov che per un anno ha messo in ginocchio imprenditori e commercianti dell’area del mandamento mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale, e per il quale a luglio è scattata una nuova misura cautelare. Adesso si trova al 41 bis.
Per gli inquirenti il profilo di Verga sarebbe molto più complesso rispetto a quello che si pensava, particolare attenzione sui suoi affari di droga.
Dalle indagini che hanno portato alla nuova misura cautelare per boss lo scorso 13 luglio è emerso che Verga per tre anni ha organizzato e controllato il business della droga allo Zen mentre nell’ultimo anno il pizzo dal carcere di Trani. Tutto avveniva attraverso gli smartphone, gliene sono stati trovati e sequestrati nove in totale. Messaggi o videochiamate per dare ordini ai suoi “picciotti” i quali eseguivano puntualmente: colpi di arma da fuoco, incendi o bottiglie con liquido infiammabile come minaccia.
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