Terme di Acireale, acqua senza patogeni. A giugno la Regione diceva: “Serve proteggere il nuovo pozzo”

Simone Olivelli

Terme di Acireale, acqua senza patogeni. A giugno la Regione diceva: “Serve proteggere il nuovo pozzo”

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Simone Olivelli |
lunedì 21 settembre 2026 - 4:00
Terme di Acireale, acqua senza patogeni. A giugno la Regione diceva: “Serve proteggere il nuovo pozzo”

terme acirealeterme acireale Simone Olivelli 21 Settembre 2026, 06:00 L’acqua del pozzo scavato nel sottosuolo...

21 Settembre 2026, 06:00

L’acqua del pozzo scavato nel sottosuolo dell’area archeologica di Santa Venera al Pozzo è risultata “ipotermale salsobromoiodica e sulfurea” e dal punto di vista microbiologico priva “di microrganismi patogeni di valenza sanitaria”, nonostante sia caratterizzata “da alcuni valori parametrali alterati”.

Sono le informazioni che si riescono a recuperare da un documento risalente a giugno scorso e firmato dal dirigente generale del dipartimento Attività produttive Dario Cartabellotta.

Destinatari della nota sono stati i vertici dei dipartimenti all’Energia, Finanze, Tecnico, Pianificazione strategica, Programmazione, Beni culturali, nonché la Cassa depositi e prestiti e l’Università di Messina.

Opere di protezione

La comunicazione, di due pagine, è stata visionata dal Qds.it ma non è rintracciabile sul portale della Regione. Contiene riferimenti ai risultati delle analisi svolte dal laboratorio del dipartimento di Scienze Chimiche, incaricato di stabilire il tipo di acqua minerale termale emunto dal pozzo che il governo Schifani ha deciso, a fine 2025, di fare scavare per accertare lo stato del sottosuolo nell’area al confine tra i territori di Aci Catena e Acireale.

Le opere di trivellazione furono affidate alla ditta Russo Francesco & C. di Russo Alessandro e Russo Osvaldo, con sede a San Giovanni la Punta, per l’importo di circa 78mila euro. Un’iniziativa che si collega al progetto di rilancio del complesso termale acese.

La relazione allegata alle anali effettuate dall’Università messinese è stata firmata l’11 marzo scorso.

“Hanno confermato che trattasi di acqua ipotermale salsobromoiodica e sulfurea e che sono necessari ulteriori controlli analitici per evidenziare le variabilità stagionali della risorsa termale, come peraltro previsto dalla vigente normativa del settore delle acque minerali naturali”, scriveva Cartabellotta a giugno.

Il dirigente generale delle Attività produttive informava i destinatari delle ulteriori indicazioni date dal laboratorio messinese. “Sono necessarie azioni per completare e proteggere l’opera di presa e per definire e realizzare le aree di salvaguardia, in particolare le zone di tutela assoluta e di rispetto del pozzo per la completa caratterizzazione della risorsa termale. L’attuazione delle azioni sono necessarie per la prosecuzione delle attività di riqualificazione del complesso termale”, si legge.

La nota si conclude con la richiesta al dipartimento Energia “di individuare e progettare” le misure di protezione del pozzo.

Ricerca di acqua salubre

L’idea di realizzare un nuovo pozzo è scaturita dai cattivi risultati delle analisi effettuate nel 2024 sui tre che in passato servivano il complesso termale.

Le indagini stabilirono che l’acqua era caratterizzata da una contaminazione batterica che rendeva impossibile l’uso per finalità termali. A nulla erano valsi i tentativi di sanificazione: i parametri erano migliorati, ma non a sufficienza.

Con il nuovo pozzo si è arrivati a una maggiore profondità, circa un centinaio di metri, e ciò parrebbe avere dato i risultati auspicati dallo stesso Schifani. “Il nostro obiettivo resta la valorizzazione di questo complesso termale, patrimonio storico e potenziale leva economica per tutta la Sicilia. Superare l’ostacolo dell’attuale inidoneità delle acque è un passo necessario”, affermò a ottobre dello scorso anno il presidente della Regione.

Servono gli investitori

Se i dati chimici saranno buoni anche in altri momenti dell’anno, si potrà stabilire che ad Acireale la materia prima per far ripartire le terme – l’acqua – non manca.

Ciò di cui finora non c’è stata traccia sono le aziende interessate all’investimento in regime di project financing.

Il governo ha individuato nel partenariato pubblico-privato la strada per dare un futuro agli stabilimenti di Acireale e Sciacca. Ma mentre per la località dell’Agrigentino, dopo un tentativo a vuoto, a giugno si è palesato un soggetto privato interessato – l’Rti Terme di Saturnia Spa – per Acireale non è stato così.

La proposta del governo regionale per il sito acese è stata questa: 40 milioni di euro li mette il pubblico, poco di più dovrà metterli il privato.
In città c’è chi dice che il bando sarebbe prossimo a ripartire, ma non mancano quelli che fanno notare come in passato si sia perso il conto delle promesse non mantenute sulla riapertura.

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Fonte: QdS.it