Troppe auto, poco verde e interventi assenti: la Sicilia e la sostenibilità ambientale che (quasi) non esiste

Marco Cavallaro

Troppe auto, poco verde e interventi assenti: la Sicilia e la sostenibilità ambientale che (quasi) non esiste

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Marco Cavallaro |
sabato 31 ottobre 2026 - 5:30
Troppe auto, poco verde e interventi assenti: la Sicilia e la sostenibilità ambientale che (quasi) non esiste

Repertorio Marco Cavallaro 31 Ottobre 2026, 06:30 La Sicilia, ancora una volta, conferma di essere...

31 Ottobre 2026, 06:30

La Sicilia, ancora una volta, conferma di essere una delle regioni italiane con maggiori difficoltà sul piano della sostenibilità ambientale urbana. A certificarlo è Legambiente che, con Ambiente Italia e in collaborazione con Il Sole 24 Ore, come ogni anno ha sviluppato il quadro completo della situazione con “Ecosistema Urbano 2026”.

La fotografia per la Sicilia è preoccupante, e il bilancio su Palermo e Catania è emblematico: 103esimo e 104esimo posto nella classifica a livello nazionale di un approfondimento che, in totale, traccia la situazione di 106 città capoluogo in giro per l’Italia. Si tratta di un trend in forte declino e che continua ormai da molti anni, con la sola città di Enna che – dopo il lieve miglioramento di quest’ultimo anno – rientra tra le “migliori” 60 città capoluogo di provincia in Italia in termini di sostenibilità ambientale urbana.

Per capire al meglio ogni aspetto della questione ma, soprattutto, conoscere i margini futuri dell’Isola e chiarire i motivi di questo declino ambientale, il QdS.it ha contattato Tommaso Castronuovo, presidente di Legambiente Sicilia.

Il problema è strutturale: gli interventi più urgenti per la Sicilia

Alla base del problema, come afferma Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia, c’è sicuramente “un gap strutturale”. In Sicilia infatti, “le questioni ambientali non sono mai state messe al centro delle politiche urbane di tutte le nostre città” – afferma il riferimento di Legambiente, che rimante però un minimo ottimista per i recenti fondi del PNRR, “per cui ci attendiamo un miglioramento già dai prossimi anni”.

Ma cosa occorre? Quali interventi andrebbero fatti prima di altri per colmare le lacune oggi esistenti? “Bisogna intervenire in maniera puntuale, capillare e per fare in modo che tutti i lavori abbiano la matrice comune di rendere le nostre città più resilienti, con interventi che però sono oggi lontani dall’essere applicati” – spiega il presidente di Legambiente Sicilia. E ancora, continua Castronovo: “Non servono i soliti interventi frammentati, ma una visione più ampia che corrisponda ai valori ambientali che consideriamo oggi lontani dall’essere applicati, ma che servirebbero con urgenza”.

E la priorità? “Una mobilità più sostenibile” – afferma Tommaso Castronovo. “Noi quest’anno abbiamo registrato e subito delle temperature incredibili, ondate di calore su cui bisogna intervenire con grande efficenza a livello urbano per la tutela della salute dei cittadini. In questo senso – prosegue – quello che vediamo noi è quasi una rinuncia, e lo vediamo in maniera evidente su Catania e Palermo, che hanno rinunciato a milioni di euro e, nel caso della città capoluogo, a investimenti per estendere le reti delle pista ciclabili. “Ma non servirebbe soltanto questo – prosegue – servirebbero rapidi interventi sul verde, bisogna destinare più parti delle nostre città alla trasformazione in parchi, giardini, zone che noi possiamo considerare dei rifugi climatici. Questi sono gli interventi più urgenti per fare in modo che le nostre città possano rispondere alle criticità che oggi abbiamo, come quella del consumo di suolo: meno parcheggi e asfalti, più zone sostenibili, verde e maggiore capacità di contrastare le esigenze meteorologiche di oggi. Bisogna rendere i suoli più adatti a ciò che succede oggi, agli eventi estremi con cui ci confrontiamo, depavimentare dove è possibile” – spiega il presidente di Legambiente Sicilia.

Il declino di Catania e Palermo, Enna la migliore di Sicilia

Andando nel dettaglio dei numeri di “Ecosistema Urbano 2026”, ciò che emerge è il declino della sostenibilità ambientale di Catania e Palermo, mentre Enna è la miglior città della Sicilia in questo ambito (spicca per poca produzione dei rifiuti, ma anche per la qualità dell’aria). Tra i problemi delle due città, la raccolta differenziata: questa è ferma al 24,1% a Palermo, ultima in Italia, ed è intorno al 34% a Catania, città in cui si registra inoltre anche il più alto numero di auto in corrispondenza degli abitanti. Nella città etnea infatti, il valore è di 82 auto su ogni 100 abitanti. In tutto ciò, a contorno, problemi legati all’utilizzo del verde, dei trasporti e della ZTL.

“Sono numeri che confermano le posizioni in classifica degli anni precedenti. Quest’anno quello che abbiamo assistito è un generale arretramento delle posizioni in classifica di tutti i capoluoghi di provincia in Sicilia, se non il caso di Enna. Praticamente chiunque è andato indietro rispetto agli anni scorsi, con conseguenza un notevole aggravamento delle performance ambientali” – sostiene Tommaso Castronovo.

Legambiente dura con amministrazioni e Regione: “C’è del menefreghismo, occorre invertire la tendenza”

“C’è una cosa che vorrei sottolineare” – mette in evidenza il presidente di Legambiente Sicilia. “Per realizzare questi interventi di cui abbiamo parlato occorrono tante risorse e su questo non c’è dubbio. Serve un grosso intervento, oltre che la disposizione delle risorse europee e nazionali, anche quelle regionali. Quello che vediamo però è altro – prosegue – e non va in questo senso”. E ancora: “L’ultima finanziaria per i territori, che ha preferito distribuire mancette ai comuni al posto di indirizzare le risorse attraverso una visione organica e progressiva che renda le nostre città più idonee ai cambiamenti climatici, evidenzia che in Sicilia c’è disattenzione e menefreghismo. Serve una totale inversione di tendenza” – l’appello del presidente Castronovo, certamente stanco della mancanza di interventi decisi sull’Isola da parte del governo regionale.

Il lato positivo: la raccolta differenziata funziona in Sicilia

In un contesto molto negativo, dove trovare la speranza per il futuro? Lo chiediamo a Castronovo che, con orgoglio, evidenzia i miglioramenti dell’Isola sul piano della gestione dei rifiuti.

“Abbiamo visto crescere in modo concreto la qualità di gestione dei rifiuti, c’è un progressivo e generale miglioramento delle performance ambientali dei Comuni siciliani in tutti i capoluoghi di provincia o quasi. Da 7-9 anni a questa parte, c’è stato un bel miglioramento delle percentuali di raccolta differenziata, con quasi l’80% delle nostre amministrazioni che hanno superato il 65% di raccolta, con oltre 103 comuni che hanno una produzione di rifiuti differenziati pro capite sotto i 75 kg, comuni che noi etichettiamo come rifiuti free che hanno meno esigenze delle discariche”.

“Questo – mette in risalto ancora Castronovo – dimostra che se c’è un indirizzo chiaro dalle amministrazioni europee, nazionali e comunali, il cittadino si adatta ai nuovi cambiamenti e alle indicazioni che si danno per migliorare la qualità della nostra vita. Penso anche ai trasporti pubblici e alla grande presenza di auto sull’Isola, le alternative ci sono e in Italia qualcosa si muove, ma in Sicilia bisogna essere più determinati, più coraggiosi. Non ritengo che siamo destinati a queste posizioni in classifica a lungao, ma serve aumentare le nostre performance ambientali”.

La classifica delle nove città siciliane e le criticità di Palermo e Catania

A proposito dell’approfondimento di Legambiente, questa la classifica di sostenibilità ambientale per le nove città capoluogo di provincia della Sicilia. Palermo e Catania ai margini, cresce Siracusa e arriva una buona conferma per Ragusa.

Fonte: classifica Ecosistema Urbano 2026.

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Fonte: QdS.it