Evasione fiscale, in pochi la combattono: la mappa dei Comuni siciliani

Emanuela La Mela

Evasione fiscale, in pochi la combattono: la mappa dei Comuni siciliani

Condividi su:

Emanuela La Mela |
sabato 10 ottobre 2026 - 11:24
Evasione fiscale, in pochi la combattono: la mappa dei Comuni siciliani

Evasione fiscale, Imagoeconomica Emanuela La Mela 10 Ottobre 2026, 13:23 Un quadro a tinte fosche...

10 Ottobre 2026, 13:23

Un quadro a tinte fosche che svela un profondo cortocircuito tra l’estensione dell’economia sommersa e l’azione di contrasto messa in campo dalle istituzioni locali. È quanto emerge dall’ultimo approfondimento elaborato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, focalizzato sull’efficacia delle segnalazioni qualificate inviate dalle amministrazioni municipali all’Agenzia delle Entrate.

In Sicilia, a fronte di numeri impressionanti legati all’evasione fiscale, all’abusivismo edilizio e al lavoro nero, si registra un sostanziale immobilismo da parte della stragrande maggioranza dei sindaci, che rinunciano a utilizzare gli strumenti di legge per recuperare risorse preziose.

I numeri dell’illegalità: una voragine da quasi 8 miliardi

I dati economici legati all’Isola delineano un’emergenza sociale e finanziaria di primaria grandezza. Nel territorio regionale l’evasione fiscale e contributiva raggiunge la soglia dell’18 per cento, traducendosi in un danno per le casse dello Stato pari a ben 7,9 miliardi di euro ogni anno. A questo dato si affianca una presenza capillare del lavoro irregolare, il cui tasso si attesta al 14 per cento, alimentando un bacino di lavoratori privi di tutele, garanzie e versamenti previdenziali.

A completare il quadro è la piaga del cemento illegale. Secondo gli ultimi rilevamenti, l’abusivismo edilizio in Sicilia tocca la cifra record del 48,2 per cento, un valore ben superiore alla media nazionale (ferma al 15,1 per cento) che significa, nei fatti, che quasi una costruzione su due sorge in totale spregio delle normative urbanistiche e dei vincoli ambientali.

La resa dei municipi: solo 13 Comuni siciliani collaborano col Fisco

Nonostante la legislazione nazionale preveda per gli enti locali la possibilità di trattenere una percentuale consistente (salita nuovamente al 100 per cento) delle somme recuperate grazie alle proprie segnalazioni, la risposta dei Comuni siciliani appare del tutto marginale. Su un totale di 391 amministrazioni comunali presenti nell’Isola, appena 13 si sono attivate nell’ultimo anno per trasmettere comunicazioni qualificate all’Erario.

I risultati economici conseguiti dai principali municipi dell’Isola risultano simbolici o del tutto nulli: Palermo ha incassato appena 738 euro, Catania si è fermata a 530 euro e Ragusa ha registrato la cifra irrisoria di 84 euro. Capoluoghi come Caltanissetta e Trapani non hanno riscosso un solo centesimo, lasciando intendere di non aver inviato alcuna segnalazione all’Agenzia delle Entrate.

Dei 304 Comuni che a livello nazionale hanno ottenuto nel 2025 un contributo dalla lotta all’evasione fiscale dei tributi erariali realizzata nel 2024, solo 46 si trovano al Sud. Tredici di questi, su 391, sono siciliani: Agrigento, Catania, Marsala (Tp), Messina, Monte Rosso Almo (Rg), Pachino (Sr), Palermo, Paternò (Ct), Piazza Armerina (En), Ragusa, Regalbuto (En), San Pietro Clarenza (Ct) e San Giuseppe Jato (Pa).

Dalle loro “segnalazioni qualificate” il fisco ha recuperato dagli evasori 178.922 euro (pari al 3,6 per cento del totale) e a questi Sindaci del Sud è “ritornato” il 50 per cento, ovvero 89.461 euro.

Mancanza di personale o riluttanza?

Alla base di questo mancato intervento vi sono diverse ragioni di natura tecnica e politica. Da un lato, la carenza di personale specializzato all’interno degli uffici tecnici e tributari dei municipi rende complesso strutturare istruttorie dettagliate su fonti di reddito immobiliari o fittizie residenze.

Dall’altro lato, tuttavia, come evidenziato dagli analisti, pesa l’incapacità o la riluttanza nel perseguire abusi edilizi e irregolarità manifeste ben visibili sul territorio, alimentando la tesi di un tacito consenso elettorale in cui le amministrazioni locali preferiscono evitare lo scontro con l’elettorato infedele pur di non intaccare il proprio bacino di voti.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram

Condividi su:

  • Economia

Fonte: QdS.it