Redazione 8 Ottobre 2026, 10:32 Milano, 8 ott. (askanews) – Santa Tresa debutta sul vulcano...
Milano, 8 ott. (askanews) – Santa Tresa debutta sul vulcano attivo più alto d’Europa con l”Etna Bianco Doc 2025′, il primo vino della Cantina biologica di Vittoria (Ragusa) prodotto con uve coltivate sulle pendici del vulcano. La nuova etichetta nasce esclusivamente da vigneti di Carricante situati tra i 550 e i 580 metri di altitudine su suoli di sabbia vulcanica, nel territorio di Giarre, sul versante Sud-Est dell’Etna ad appena sette chilometri in linea d’aria dallo Ionio. Zona che non è semplicemente una versione più calda dell’Etna orientale ma il punto d’incontro tra il carattere marittimo dell’Est e la maggiore luminosità del Sud. Il progetto apre per Santa Tresa un territorio e condizioni pedoclimatiche profondamente differenti da quelle della terra rossa sulla quale ha costruito la propria identità. La Tenuta della famiglia Girelli si trova infatti nella piana affacciata sul Canale di Sicilia a una trentina di km da Ragusa, dove Frappato e Nero d’Avola rappresentano due varietà di riferimento e il Cerasuolo di Vittoria Docg uno dei vini storicamente legati alla Cantina.
‘La Sicilia ha un potenziale incredibile e l’Etna è un pianeta a parte, è come andare sulla Luna, è veramente affascinante anche dal punto di vista agronomico e della biodiversità. Dopo anni di ricerca siamo riusciti a trovare i presupposti per fare un Etna Bianco secondo il nostro concetto di agricoltura ecosostenibile grazie a un giovane avvocato di Catania che ha acquistato circa quattro ettari con un vigneto di quattro-cinque anni. Tecnicamente le uve le acquistiamo da lui, ma siamo direttamente noi a gestire il fondo con il nostro enologo Mattia Giacomelli che segue tutto il processo dal campo alla cantina. Questo per noi è fondamentale perché, soprattutto con il biologico, serve un grande rigore che poi ti ripaga’ racconta Stefano Girelli, sottolineando che ‘il modello che abbiamo individuato è economicamente razionale: il proprietario ha acquistato il fondo, ha investito nell’impianto del vigneto e nelle attrezzature e ha con noi un contratto di lungo periodo. Certo, se si potessero acquistare venti ettari tutti insieme il discorso sarebbe diverso, ma sull’Etna è estremamente difficile. Il territorio è molto frazionato e bisogna sempre valutare non soltanto l’investimento iniziale, ma anche i costi di gestione’.
‘Il vigneto è coltivato interamente ad alberello con pali di castagno, con poco più di settemila viti per ettaro, e tutto il lavoro viene svolto manualmente. Noi coltiviamo il Carricante anche a Santa Tresa ed è un’uva che considero straordinaria per la sua mineralità e la sua verticalità ma il nostro obiettivo è capire esattamente cosa ci restituisce in questo territorio per esprimerne al massimo le potenzialità. Parliamo di una vigna giovanissima, ma che ci ha impressionato per il nervo che riesce già a dare al vino’ prosegue il produttore trentino trapiantato in Sicilia, spiegando che ‘qui abbiamo una forte escursione termica tra il giorno e la notte e anche ad agosto e settembre questa differenza permette alle uve di maturare bene. Nel 2025 abbiamo raccolto intorno al 20 settembre, mentre quest’anno abbiamo iniziato dieci giorni prima. La vendemmia è completamente manuale e le uve arrivano in cantina in cassette da 20-22 chili’.
‘Le nostre vinificazioni sono di una semplicità quasi disarmante, perché vogliamo fare il minimo indispensabile per non rovinare ciò che abbiamo coltivato in campagna. Diraspiamo le uve e passiamo direttamente alla pressa pneumatica per una pressatura molto soffice. Prima della fermentazione lasciamo il mosto a bassa temperatura per una sedimentazione statica, separiamo le parti solide con un travaso e iniziamo la fermentazione intorno ai 17 gradi, che dura generalmente tra dieci e quindici giorni. Una volta terminata, separiamo la feccia grossa da quella fine e lasciamo il vino sulle fecce di fermentazione per almeno sei-sette mesi, con frequenti batonnage, operazione che abbiamo imparato a eseguire con regolarità, cercando di ottenere dalla lisi dei lieviti il risultato migliore possibile. Noi crediamo nella purezza e usiamo solo l’acciaio, anche negli altri nostri vini l’uso del legno è molto limitato. Qui abbiamo cercato la tensione, la verticalità di questo vitigno, e sono curioso di vedere come invecchierà, perché è la prima annata: ha tutto il Dna per essere un vino che fra due anni esplode’ prosegue, spiegando che ‘vinifichiamo alle Cantine La Contea di Mascali, dove abbiamo a disposizione una parte della struttura nella quale possiamo seguire direttamente il nostro lavoro, e imbottigliamo verso maggio’.
La svolta moderna dell’Etna vitivinicolo comincia alla fine degli anni Ottanta, quando alcuni produttori iniziano a leggere il vulcano attraverso i vitigni autoctoni, le quote, i versanti, le singole vigne e la loro capacità di evolvere nel tempo. L’arrivo negli anni Duemila di produttori importanti e il lavoro dei vignaioli locali hanno contribuito ad attirare l’attenzione internazionale soprattutto sulle vecchie vigne e sulle differenze tra i versanti e le contrade, oggi arrivate a 142 in 11 Comuni. Da allora ha preso forma l’idea dell’Etna come complesso mosaico di esposizioni, altitudini, microclimi e colate laviche di epoche differenti. Negli ultimi quindici anni questa lettura del territorio ha conquistato un pubblico internazionale sempre più interessato a freschezza, acidità, mineralità, sapidità, minore concentrazione e forte riconoscibilità territoriale, caratteristiche che soprattutto il Nerello Mascalese per i rossi e il Carricante per i bianchi possiedono naturalmente. Negli ultimi anni questo percorso ha definitivamente portato il vulcano nel panorama internazionale dei fine wine, attirando nuovi e rilevanti investimenti che hanno fatto lievitare il valore dei terreni e ampliato la reputazione, il valore e il posizionamento di questi vini.
In questo processo il Carricante ha assunto un ruolo crescente: la sua maturazione tardiva, la spinta acida naturale e la capacità di mantenere tensione e di invecchiare hanno mostrato un volto della Sicilia distante dallo stereotipo di una viticoltura meridionale fondata soprattutto su calore, struttura, intensità e maturità del frutto. È in questo scenario ormai consolidato che si colloca il debutto di Santa Tresa sul vulcano, territorio nel quale il prestigio acquisito rende oggi più alta, e non più semplice, la sfida di proporre una propria interpretazione. Il Carricante in purezza dei Girelli è la fotografia di piante ancora bambine: fine, delicato, pulito e luminoso. Non insiste sugli agrumi preferendo richiami iodati e di erbe mediterranee, in una tensione acida e sapida che invita alla beva. Molto piacevole, ma se si vuole di più, serve aspettare che la bottiglia gli dia il tempo di maturare, mentre ogni anno che passa servirà alla vigna per donargli carattere, profondità e intensità maggiori.
‘Quello che mi piace di questo vino è la sua unicità. Lavoriamo da tempo anche per trovare la combinazione giusta per produrre un Etna Rosso, ma non siamo ancora riusciti a trovare la formula che ci soddisfi e ci siamo quindi concentrati sul bianco. Se guardo complessivamente Etna Bianco ed Etna Rosso trovo che il bianco riesca in alcuni casi a raggiungere vette qualitative incredibili, mentre Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio hanno bisogno di molto tempo per maturare e per arrivare alla loro migliore espressione’ rivela Girelli, precisando che per l’esordio di questo vino ‘abbiamo prodotto 8.000 bottiglie, ma con la vendemmia 2026, iniziata il 10 settembre e conclusa in due giorni, arriveremo a circa 14.000 e, a regime, potremmo raggiungere forse le 20.000, ma non credo che andremo oltre’.
‘Il cambiamento climatico sarà una delle grandi sfide del futuro. Sono già quattro-cinque anni che registriamo temperature record e in campagna vediamo che la vite soffre sempre di più, con rese che stanno diminuendo senza un corrispondente aumento della qualità’ dice preoccupato Girelli, evidenziando che ‘dobbiamo concentrarci prima di tutto sulla vigna, rivedendo portinnesti e sistemi di allevamento e cercando soluzioni capaci di proteggere le piante dall’irraggiamento diretto. In azienda stiamo passando dal cordone speronato al guyot e abbiamo sperimentato anche reti utilizzate in frutticoltura, ottenendo in alcuni vigneti una riduzione della temperatura fino a sei gradi. Il problema è che nel nostro lavoro possiamo verificare il risultato di ogni scelta una sola volta all’anno. Dobbiamo riuscire a riportare il sistema in equilibrio – conclude – perché una riduzione continua delle rese rischia di mettere in difficoltà anche la sostenibilità economica della viticoltura’.
Il percorso di Santa Tresa è legato dal 2001 a Stefano e Marina Girelli, che acquistarono la Tenuta dopo avere iniziato a conoscere la Sicilia nei primi anni Novanta. La proprietà si estende oggi su 50 ettari, 39 dei quali vitati, mentre la certificazione biologica risale al 2009. Accanto ai vigneti produttivi, Santa Tresa ha sviluppato un vigneto sperimentale interamente biologico nel quale trovano spazio 18 varietà e oltre 30 fenotipi, con un’attività dedicata all’osservazione e alla conservazione della biodiversità viticola siciliana. Da questo lavoro sono arrivati alla produzione commerciale anche progetti rivolti a varietà poco diffuse, di cui due sono finiti in bottiglia: l”Orisi Rosso Terre Siciliane Igp Bio’ (vitigno entrato nel Disciplinare solo nel 2025) e l”Insieme Bianco Terre Siciliane Igp’, nel quale l’Albanello rappresenta il 55% dell’uvaggio assieme a Zibibbo per il 35% e Fiano per il 10%. Sempre a Vittoria, ma in Contrada Sabuci, sorge l’Azienda Agricola Cortese, realtà vitivinicola biologica di una quarantina di ettari acquistata dai Girelli nel 2016 e che mantiene un’identità produttiva a sé stante. (Alessandro Pestalozza)
