Proteste in Francia. Foto da Imagoeconomica, via Préfecture de PoliceProteste contro il caro vita e...
Scene di guerriglia urbana, popolazione al collasso e capacità del sistema altamente a rischio. Non è rosea la situazione in Francia, con centinaia di proteste che da giorni tormentano il Paese, in alcuni casi degenerando in atti di violenza. A fare il giro del mondo sono soprattutto le immagini degli studenti – molti ancora minorenni – che occupano scuole e università, scatenano incendi e organizzano mobilitazioni che spesso si traducono in aggressioni e assalti vari. Dietro il caso francese c’è molto di più e quanto sta accadendo sembra essere il punto di arrivo di tensioni e problematiche destinate a scaldare gli animi in vista delle prossime elezioni.
Solo nella giornata di venerdì 2 ottobre si contano più di 1.700 fermi e da inizio settimana oltre 5mila. E lo stato di agitazione è destinato a continuare nonostante gli appelli per il ritorno alla calma. Per il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, la fine della violenza nei licei e nelle università è “un imperativo”. “Sì, il diritto a manifestare è inalienabile. Ma le violenze sono ingiustificabili ed è irresponsabile la strumentalizzazione cinica della gioventù a fini politici”, rimarca in un post su X. E aggiunge: “Sarebbe sbagliato lasciar eclissare da immagini terribili e sconcertanti di un liceo in fiamme preoccupazioni profonde e aspirazioni legittime della gioventù francese”.
Proteste in Francia, scuola e caro vita: cosa succede
La Francia non è nuova alle tensioni nella storia recente: solo un anno fa le dimissioni del premier Sébastien Lecornu e la seconda nomina pochi giorni dopo avevano esposto al mondo le difficoltà della fase finale della presidenza Macron. E ancora prima gli scontri tra forze politiche, finanziarie difficili, accordi di governo complessi, l’avanzata delle ultradestre, le proteste contro le guerre e le loro conseguenze.
Quella degli ultimi giorni verrà sicuramente ricordata come la “protesta dei giovani“, anzi giovanissimi. “Chiediamo classi meno numerose, condizioni migliori e un disgelo degli stipendi”, è quanto dicono i sindacati, che – pur condannando gli atti di violenza che si sono registrati negli ultimi giorni – invitano i ragazzi a proseguire la protesta nel rispetto delle leggi ma facendo sentire le proprie ragioni. Le manifestazioni degli studenti contro tagli e problemi della scuola, però, sono solo una faccia della medaglia.
La voce degli studenti si intreccia con quella di una popolazione vittima di un debito pubblico alle stelle, di rincari esasperati dalle tensioni geopolitiche internazionali e di un clima interno difficile.
L’Europa guarda con attenzione alla Francia
Una mobilitazione nazionale in Francia è prevista per il 6 ottobre. Al momento, quindi, la crisi francese sembra destinata a non estinguersi rapidamente. Alla mente tornano le immagini dell’altrettanto spinosa vicenda dei gilet gialli.
Andando oltre la Francia, problemi come il caro carburante o l’inflazione stanno interessando anche tutta l’Europa. Italia inclusa. Effetto prima della guerra Russia-Ucraina, poi di quella Iran-USA e della chiusura di Hormuz. La Sicilia – giusto a titolo di esempio – nelle ultime settimane è stata teatro delle proteste dei trattori, delle manifestazioni dei cittadini e protagonista del dibattito pubblico sui prezzi record di benzina, diesel e carrello della spesa. Certo, fortunatamente non si sono registrati episodi di violenza come quelli francesi e la speranza è che non accada. Tuttavia, non si può dire che le autorità politiche europee non guardino con attenzione e con una certa dose di preoccupazione a quanto sta accadendo, in considerazione del fatto che tanti disagi – per quanto con incidenza diversa – sono comuni. E che la situazione globale è poco confortante.
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