Carlo Vancheri, pneumologo del Policlinico Rodolico di CataniaCarlo Vancheri, pneumologo del Policlinico Rodolico di Catania...
L’operazione del Papa in ultimo e l’esperienza del Covid hanno di certo acceso l’interesse per questi organi di fondamentale importanza per vivere, ma non sempre tenuti in debita considerazione, se non di fronte a problematiche più o meno gravi. Eppure, in questo campo la prevenzione è ancora scarsa così come la consapevolezza che alcuni mali siano favoriti da cattive abitudini di cui si può certamente fare a meno. Parliamo dei polmoni e delle patologie collegate alla respirazione, queste ultime in deciso aumento, favorite dall’ambiente sempre più ostile e inquinato, dalle brutte abitudini come il fumo e dalla poca prevenzione, come ci conferma Carlo Vancheri, Ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Unità Operativa Complessa di Pneumologia presso il Policlinico G. Rodolico di Catania.
Professor Vancheri, le persone sono consapevoli della salute dei propri polmoni? Si controllano come fanno, ad esempio, con il cuore?
“In effetti questa consapevolezza non c’è. Tra l’altro, c’è da dire una cosa in premessa, cioè che i polmoni a differenza di tanti altri organi del nostro organismo, sono in continuo contatto con il mondo esterno. Ogni volta che noi respiriamo, prendiamo aria dall’esterno e nell’aria c’è una sostanza indispensabile per la nostra vita, l’ossigeno che ci consente di vivere e di tenere in vita tutti gli altri organi, cuore e cervello compresi. Ma respiriamo anche altre sostanze che possono essere presenti nell’aria per cui, se ci troviamo in città, assorbiamo sostanze inquinanti, gas di scarico delle automobili così come, se ci troviamo vicino a una zona industriale, respiriamo sostanze che derivano dalle fabbriche. A questo si aggiungono allergeni, virus, batteri e spore fungine che potenzialmente danneggiano i polmoni e quindi l’organismo, nonché il fumo, sia inalato in modo diretto o passivamente se fumano persone intorno a noi”.
Come ci si difende da tutta questa serie di elementi potenzialmente dannosi per la salute dei polmoni e quindi per la salute complessiva?
“Il polmone è un organo che ha grandi capacità di difesa, ma talvolta non riesce ad arginare tutti questi ‘insulti’ che vengono dall’esterno e quindi subentra lo stato di malattia. Spesso, vi è una mancanza di consapevolezza nei pazienti, pensiamo alle persone che fumano. Attraverso la sigaretta noi inaliamo centinaia di sostanze che sono tutte dannose per il nostro apparato respiratorio. Perché si accumulano nei polmoni e possono determinare tutta una serie di patologie sia a livello polmonare sia, indirettamente, anche su altri organi. L’esempio più comune e conosciuto è il cancro del polmone: nella larghissima maggioranza dei casi riguarda i fumatori. È molto più raro che sia colpito un soggetto che non abbia mai fumato”.
Poca consapevolezza equivale a poca prevenzione?
“Beh sì. Difficilmente il malato viene per una visita senza avere disturbi e senza avere sintomi. Nella maggioranza dei casi, il paziente viene perché compare un sintomo, talvolta può essere anche un sintomo che giunge tardivamente. Purtroppo, in questo campo, difficilmente si fa prevenzione come si fa, ad esempio, nell’ambito cardiologico”.
Eppure ci sono sistemi per capire il livello di salute dei polmoni?
“Un soggetto fumatore che fuma da un certo numero di anni e che ha più di 50 anni, è un soggetto che dovrebbe fare una visita pneumologica, un’analisi della funzione respiratoria. Esistono oggi anche dei programmi di screening per cui è possibile fare anche una Tac al torace che può consentire di fare una diagnosi precoce. Questi programmi di screening in Italia, al momento, sono un po’ a macchia di leopardo, ma in altri paesi dove si fa prevenzione in modo serio, i programmi di screening sono organizzati e svolti a livello statale. Questo consente di individuare il tumore polmonare in una fase iniziale e quindi di poter agire in modo molto più efficace”.
A Catania come siamo messi a livello di screening?
“È stato fatto fino a un anno fa circa un progetto di screening sul cancro al polmone durante il quale sono stati analizzati diverse centinaia di soggetti. E c’è un progetto della Regione che probabilmente entrerà in funzione nel prossimo futuro per portare avanti un discorso di screening a livello regionale, a cui la nostra azienda parteciperà”.
Parlando dei tumori, quanto accaduto a Papa Leone ha acceso i riflettori sul cancro del polmone, uno dei più mortali. Che passi ha fatto la scienza e la ricerca per combattere contro questa patologia?
“Ci sono diversi tipi di tumore del polmone. Quello del Papa è un adenocarcinoma, che è uno di quelli più frequenti. Stanno facendo ulteriori analisi per poi stabilire quali terapie fare e analizzando i linfonodi per verificare che non vi sia diffusione, ancora questo non si sa. Il cancro al polmone è, dopo quello del pancreas, quello con maggiore mortalità, ma questo è dato dal fatto che, quando si presentano i sintomi, spesso la malattia è già in stato avanzato. Diverso è il discorso di quando si fa una radiografia del torace per altri motivi, ad esempio per una brutta influenza, e si riscontra la presenza di un nodulo sospetto che può indicare una fase iniziale della malattia, allora la terapia chirurgica può essere radicale. Però, quando compaiono i sintomi, tosse frequente, sangue nell’espettorato, spesso il tumore è in fase avanzata”.
Torniamo quindi alla prevenzione.
“La prima sarebbe quella di non fumare. Questa è la vera prevenzione, come ridurre l’inquinamento ambientale e poi lo screening che può essere molto efficace, ma ha dei costi comunque assorbiti dalla possibilità di fare diagnosi precoce e di trattare il paziente in modo più rapido ed efficace”.
Quali sono le altre patologie a cui sono soggetti i polmoni?
“Vorrei soffermarmi sulle altre patologie causate dal fumo, come la broncopatia croniche e l’enfisema, queste incidono molto in termini di numeri e di impatto economico e sociale. Il fumo è un fattore di rischio per la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Una infiammazione cronica dei bronchi, per cui si ha difficoltà a respirare, e si ha inoltre una distruzione del tessuto polmonare che si chiama enfisema. Le persone hanno sia una ostruzione dei bronchi e causa dell’enfisema una minore capacità dei polmoni di assorbire l’ossigeno dall’aria. Questi pazienti hanno una malattia invalidante, hanno difficoltà a respirare e questa è una delle sensazioni in assoluto peggiori, la fame d’aria, l’asfissia, è una sensazione terribile. Questa malattia è dovuta quasi esclusivamente al fumo”.
L’asma e le allergie sono in aumento come sembra?
“La frequenza maggiore c’è stata, soprattutto qualche anno fa, l’aumento della frequenza paradossalmente è stato causato dalle migliori condizioni igieniche, che hanno esposto meno il nostro sistema immunitario a infezioni facendo si che il corpo sviluppasse anticorpi che favoriscono le allergie. Ci siamo stabilizzati: l’asma bronchiale, sia allergica che non, interessa circa il 6% della popolazione, Circa tre milioni di pazienti asmatici solo in Italia. Un’altra grossa branca è quella delle interstiziopatie polmonari, o fibrosi polmonari, poco conosciute ma sempre più frequenti e legate al fumo e alle condizioni ambientali. Ci sono farmaci che riescono a rallentare il decorso di queste malattie che se non trattate possono provocare la morte ma anche quando trattate, restano delicate e in alcuni casi hanno come possibile soluzione il trapianto del polmone”.
La pandemia di certo ha lasciato un segno in tutti coloro che l’hanno vissuta. Nel campo della pneumologia però sembra che l’esperienza, per quanto negativa, abbia lasciato molto di più.
“Il Covid ha avuto, oltre gli effetti negativi che conosciamo tutti, alcuni impatti positivi sulla nostra disciplina. C’è stata di certo maggiore conoscenza della pneumologia, si è capito come il trattamento dell’insufficienza respiratoria fosse di pertinenza pneumologica e a livello di opinione pubblica c’è stato un particolare apprezzamento per il nostro lavoro che ha verosimilmente portato anche delle ricadute pratiche. Per esempio, sono stati aumentati i posti nelle scuole di specializzazione e sono state realizzate nuove strutture di terapia intensiva respiratoria”.
