Open air, Isamar la città stagionale costruita sulle terrazze

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Open air, Isamar la città stagionale costruita sulle terrazze

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sabato 13 giugno 2026 - 23:34
Open air, Isamar la città stagionale costruita sulle terrazze

Milano, 14 giu. (askanews) – Renato Pagnan parla della terrazza come altri parlerebbero di un...

Milano, 14 giu. (askanews) – Renato Pagnan parla della terrazza come altri parlerebbero di un brevetto. Con cautela, come se avesse paura di consegnare troppo facilmente il segreto di Isamar. “La terrazza associata a una casa deve essere più importante di quella che le persone hanno a casa loro”, dice. Poi si ferma, sorride, aggiunge che forse non dovrebbe dirlo.

Eppure il punto è lì. In quella superficie all’aperto, appoggiata al terreno, coperta, abitabile. Una specie di stanza estiva dove si mangia, si legge, si asciuga un costume, si guarda un bambino passare in bicicletta. Dentro la casa mobile ci si dorme. Fuori, spesso, si vive. E forse proprio lì si capisce perché una vacanza nata mezzo secolo fa dal mondo del campeggio oggi abbia assunto la forma di una piccola città stagionale.

Isamar Holiday Village, a Isolaverde di Chioggia, nasce nel 1971 da un progetto dello stesso Pagnan. Oggi occupa 40 ettari, ha circa 5.700 posti letto distribuiti in 900 unità abitative e registra 400mila presenze l’anno. Con Isaresidence, sempre a Chioggia, genera una ricaduta economica che sfiora i 40 milioni di euro e contribuisce per circa il 40% al gettito comunale dell’imposta di soggiorno.

Numeri da piccola industria turistica. O, per usare l’immagine che viene più naturale camminando tra vialetti, piscine, case mobili, ristoranti, spiagge, depurazione e impianti, da città stagionale. Una città che concentra la parte decisiva dell’anno in poco più di cento giorni. “Qui in quattro mesi facciamo 400mila presenze: vuol dire 100mila al mese”, osserva Pagnan. “È una città a tutti gli effetti. Ed è più importante quello che c’è sotto terra – fognature, impianti, depurazione – di quello che si vede”.

È una frase che taglia via parecchia retorica sull’open air. Perché l’aria aperta, quando funziona a questi livelli, richiede molta ingegneria. Sotto la vacanza ci sono reti, manutenzioni, energia, acqua, personale, autorizzazioni, fornitori, sicurezza, pulizie, animazione, accessibilità. Sopra, invece, deve sembrare tutto liscio: una terrazza, un costume steso, una famiglia che si muove senza dover decidere troppo.

Pagnan lo racconta partendo da una scelta industriale prima ancora che turistica. “Noi non facciamo piazzole per caravan, vendiamo posti letto”, dice. Il passaggio, nella storia del campeggio italiano, è enorme. La tenda e la roulotte privata lasciano spazio a un prodotto ricettivo organizzato: case mobili, bungalow, verande, zone tranquille, aree vicine al parco acquatico, soluzioni per famiglie numerose, strutture pet friendly, mobil home accessibili. A Isamar la vacanza viene quasi disegnata per quartieri: chi vuole riposo sta da una parte, chi cerca piscine, teatro e movimento sceglie un’altra zona.

Il parco acquatico – sette piscine, scivoli, aree per bambini, idromassaggi – è la parte che si vede. Dietro c’è la macchina che lo fa girare. La divisione turismo di Pagnan Group, nelle cinque strutture tra open air, hotel e ostello, ha registrato 978mila presenze, ospita clienti di 176 nazionalità, coinvolge 400 fornitori e produce un’attivazione economica stimata in 127 milioni di euro.

A Chioggia, Isamar e Isaresidence valgono da soli il 28% delle presenze annue del Comune e il 22% della capacità ricettiva locale. La clientela arriva da 63 nazionalità, con una quota di repeater intorno al 30%. Circa 600 clienti hanno già soggiornato almeno tre volte nelle strutture open air del gruppo. Per un villaggio turistico, la fedeltà è una forma di capitale: la famiglia che torna conosce le strade interne, sa dove vuole stare, riconosce il bar, la piscina, magari anche l’animatore.

Nelle cinque strutture turistiche del gruppo, la quota straniera è maggioritaria: 53% da Paesi europei e 19% da Paesi extraeuropei. Ma il rapporto con il territorio ha una meccanica tangibile. Gli ospiti passano molto tempo dentro la struttura ma durante il soggiorno compiono in media due uscite verso Chioggia, Venezia e il Delta del Po. Il villaggio trattiene una parte dei consumi e ne distribuisce un’altra attraverso fornitori, mercati, partner locali.

Poi c’è il mare. Che non è il punto di forza della struttura. Ma è l’Adriatico di Isolaverde, con fondali sabbiosi che digradano dolcemente, spiagge attrezzate, tratti liberi, Dog Beach e percorsi accessibili. Il villaggio ha sedie Job per l’ingresso in acqua, corsie dedicate, aree comuni senza barriere, navette attrezzate. Nel Paese dove l’accessibilità turistica procede ancora a fatica, questo diventa un pezzo dell’offerta e anche un elemento di reputazione.

A qualche miglio dalla riva ci sono le Tegnùe, i reef naturali dell’Alto Adriatico che trattengono le reti dei pescatori, zona di tutela biologica dal 2002. Pagnan Group, insieme ad altri operatori locali, sostiene la candidatura del Parco Marino delle Tegnùe a patrimonio Unesco. L’Isamar Diving Center porta sott’acqua adulti e bambini, tra reef, specie marine e relitti, compreso il mercantile Eudokia II, affondato nel 1991 e oggi coperto dalla vita marina.

In quindici anni, la collaborazione tra diving e villaggio ha permesso di recuperare e liberare 50 tartarughe. Nel 2025 le strutture del gruppo hanno ospitato 3.600 cani. Cani e tartarughe, nel turismo di oggi, entrano nel conto: animali domestici, accessibilità, fondali, educazione ambientale, rapporti con chi lavora sul territorio.

Pagnan guarda già oltre Isamar. Nel Delta del Po, a Barricata, c’è già un villaggio: il progetto è portarlo a dimensioni molto più grandi. “Il Delta ha una dignità straordinaria”, dice. È un territorio diverso da Chioggia, più vicino alla sensibilità dei turisti del Nord Europa, olandesi in testa, abituati a leggere acqua, argini, parchi e terre basse come paesaggio familiare. E la stagione lì può allungarsi: chi viene per il parco non dipende solo dai mesi di sole adriatico.

C’è anche un progetto di ampliamento a Isamar, lungo la strada di accesso, dentro una tenuta agricola. Pagnan ne parla con la prudenza di chi conosce bene i tempi delle autorizzazioni. “Questa è un’area molto vincolata”, ricorda. “I processi di valorizzazione seguono tempi biblici”.

La parola “valorizzazione”, nel suo racconto, ha cambiato significato nel tempo. Prima c’erano ipotesi immobiliari, un campo da golf, una darsena, l’idea di seguire modelli che Spagna e Portogallo avevano sviluppato prima. Dopo il 2008, con la crisi finanziaria, quella strada si è chiusa. “Loro hanno fatto prima”, dice di spagnoli e portoghesi, senza recriminazioni. Al posto della valorizzazione immobiliare, la valorizzazione di impresa turistica. Uno sforzo maggiore, riconosce. Ma più coerente con quello che Isamar nel frattempo era diventato.

Una città stagionale fatta di case mobili, terrazze appoggiate al suolo, bambini che attraversano stradine interne, cani con il kit di benvenuto, piscine, impianti di depurazione, energia rinnovabile, animazione multilingue, ristoranti. Dodici specie vegetali, 2.000 piante. Quello che l’ospite vede è la vacanza. Quello che la rende possibile, dice Pagnan, sta in gran parte sotto terra.

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Fonte: QdS.it