Redazione 15 Settembre 2026, 15:31 Milano, 15 set. (askanews) – Gli italiani si muovono sempre...
Milano, 15 set. (askanews) – Gli italiani si muovono sempre di più, ma la mobilità sostenibile resta sostanzialmente ferma ai livelli di 25 anni fa. È quanto emerge dalle anticipazioni dell’Osservatorio Audimob di Isfort “Tendenze e prospettive della mobilità degli italiani”, presentate oggi nella giornata di apertura di ECO – Festival della Mobilità Sostenibile e delle Città Intelligenti.
Nel 2025 gli spostamenti giornalieri sono saliti a 101, contro gli 89 del 2021, ma senza un aumento dei chilometri percorsi. L’automobile continua a rappresentare oltre il 60% degli spostamenti, mentre il trasporto pubblico resta sotto il 10%, ancora lontano dai livelli del 2019. È invece cresciuto il ricorso alle due ruote, sia biciclette e mezzi di micromobilità sia motocicli.
L’Indice di Mobilità Sostenibile (IMS), elaborato da Isfort sulla base della quota di spostamenti effettuati a piedi, in bicicletta o micromobilità e con il trasporto pubblico, nel 2025 si è attestato al 34%. Un valore sostanzialmente identico a quello del 2000: in un quarto di secolo, dunque, il livello complessivo di sostenibilità della mobilità italiana non ha registrato progressi significativi.
Il dato nazionale nasconde tuttavia forti differenze territoriali. Nelle città con oltre 250mila abitanti il trasporto pubblico raggiunge il 18,4% degli spostamenti, più del doppio della media nazionale, mentre nei Comuni sotto i 50mila abitanti scende al 4-5%. Il peso dell’automobile arriva invece a sfiorare il 75% nei piccoli Comuni e il 65% nel Mezzogiorno.
“La transizione della mobilità si decide a Bruxelles, ma si fa nelle città (trasporto pubblico, ferroviario, qualità dell’aria e dello spazio)”, ha sottolineato Matteo Ricci, europarlamentare e Vicepresidente della Commissione Trasporti e Turismo del Parlamento europeo. “La partita vera è il bilancio europeo 2028-2034: la proposta della Commissione destina ai trasporti meno di 34 miliardi in sette anni, una cifra irrisoria come quella prevista per l’alta velocità (81 miliardi contro i 500 che servirebbero). Serve poi che Comuni possano accedere direttamente alle risorse, senza filiere. La mobilità sostenibile è giustizia sociale e va garantita. In Europa lavoriamo per rafforzare i diritti dei passeggeri e affinché si continui a finanziare le infrastrutture dei territori. In Italia tutto ciò però passa come una spesa da comprimere, non come un investimento decisivo”.
Il report evidenzia anche differenze legate all’età e al genere. Il trasporto pubblico è utilizzato dal 15,4% dei giovani, contro il 5,2% delle fasce di età mature. Le donne mostrano in generale scelte più sostenibili, soprattutto per il maggiore ricorso alla mobilità pedonale, ai mezzi pubblici e all’auto condivisa, ma risultano più coinvolte nella mobilità legata alla gestione familiare: 34,2%, contro il 25,1% degli uomini.
La mobilità degli italiani resta inoltre fortemente locale: oltre l’80% dei viaggi avviene entro un raggio di 10 chilometri e l’85% dura meno di 30 minuti. L’auto mantiene però un ruolo pervasivo anche negli spostamenti brevi. Nel 2025 il 27,3% dei tragitti fino a 2 chilometri è stato effettuato in automobile, indicando un ampio margine per favorire modalità più sostenibili, con possibili benefici anche sulla salute e sulla qualità dell’aria.
“La transizione ecologica si gioca anche nelle nostre città, dove si incontrano mobilità, infrastrutture e gestione delle risorse. Non possiamo procedere per compartimenti separati”, ha evidenziato Simona Fontana, Direttore Generale CONAI. “Una mobilità più sostenibile, città più efficienti e una gestione corretta dei materiali e dei rifiuti fanno parte dello stesso percorso. Le nostre città devono essere sempre più vere miniere metropolitane che consumano meno risorse perché recuperano e reimmettono nell’economia quelle che già possiedono”.
Un altro indicatore analizzato da Isfort è la Propensione al Cambio Modale (PCM), che misura la differenza tra la quota di cittadini che vorrebbe aumentare l’utilizzo di un mezzo e quella di chi vorrebbe diminuirlo.
Nel 2025 l’indice è negativo per l’automobile, a -10,8, mentre è positivo per il trasporto pubblico, a +13,8, e soprattutto per la bicicletta, a +25,2. Il 23,8% degli italiani vorrebbe diminuire l’uso dell’auto, contro il 12,9% che vorrebbe aumentarlo. Per il trasporto pubblico il 36,3% vorrebbe aumentare l’utilizzo, mentre il 9% vorrebbe ridurlo. Per la bicicletta, infine, il 38,2% vorrebbe utilizzarla di più e appena il 3,9% di meno. Lo sharing cresce di 2,5 punti.
“La propensione al cambio modale ci dice che una parte degli italiani sarebbe disponibile a modificare le proprie abitudini di mobilità – sottolinea Carlo Carminucci, Direttore della Ricerca di Isfort – Il desiderio di cambiare non si traduce automaticamente in un cambiamento dei comportamenti. Occorre creare le condizioni perché la disponibilità espressa dai cittadini possa trasformarsi in scelte concrete”.
Tra le leve individuate per favorire questo passaggio c’è l’integrazione dei servizi di mobilità, anche attraverso le tecnologie digitali. Giorgio Pizzi, Dirigente della Divisione 4 della Direzione Generale Trasporto Pubblico Locale del MIT, ha illustrato il progetto MaaS for Italy, sperimentato in 13 territori tra città e Regioni.
“Il Mobility as a Service è un paradigma che prevede che l’offerta dei servizi di mobilità e trasporto dei vari operatori venga integrata e resa disponibile agli utenti mediante un canale digitale che includa le funzionalità di pianificazione del viaggio ed il relativo pagamento, con la possibilità di acquisire dei pacchetti prepagati. Il progetto MaaS for Italy ha sperimentato tale paradigma avvalendosi di un’infrastruttura centrale abilitante per le piattaforme che erogano i servizi agli utenti e che sia anche di supporto alla governance sul territorio nazionale”.
Sul fronte del trasporto ferroviario, Maria Annunziata Giaconia, Direttore Operations di Regionale, brand di Trenitalia del Gruppo FS, ha sottolineato gli interventi per rendere il trasporto collettivo più semplice, integrato e sostenibile, attraverso strumenti come il Biglietto Digitale Regionale e il Tap&Tap, lo sviluppo dell’intermodalità e nuovi servizi digitali.
“Un processo accompagnato dal rinnovo della flotta: sono circa 1.009 i treni di nuova generazione già consegnati, che diventeranno 1.081 entro il 2027, per un investimento complessivo di 7 miliardi di euro. Treni più efficienti dal punto di vista energetico, accessibili e confortevoli, insieme a servizi sempre più digitali e integrati, contribuiscono a promuovere una mobilità sostenibile, semplificando l’esperienza di viaggio e favorendo il trasporto collettivo”.
Nel confronto è emersa anche la necessità di superare una visione settoriale delle politiche per la mobilità sostenibile. Paolo Ruffino, Senior Advisor di Haskoning, ha indicato l’opportunità di integrare mobilità e trasformazione del territorio, collegando gli investimenti per la mobilità sostenibile alle grandi operazioni immobiliari, urbanistiche e infrastrutturali.
Un altro tema riguarda la misurazione degli effetti delle politiche di mobilità. Fabrizio Penna, Direttore Generale ISPRA, ha richiamato l’importanza di strumenti in grado di quantificare i benefici ambientali e sociali degli interventi, dalla riduzione delle emissioni alla minore incidentalità, fino al contenimento dell’inquinamento acustico.
Sul rapporto tra emergenza climatica, mobilità e trasformazione dei territori è intervenuto Enrico Giovannini, Professore di Statistica economica e Sviluppo Sostenibile e Direttore scientifico e cofondatore di ASviS, sottolineando la necessità di valorizzare e condividere le esperienze capaci di trasformare gli obiettivi dell’Agenda 2030 in azioni concrete sui territori, anche attraverso la Call ASviS 2026 dedicata alle buone pratiche per lo sviluppo sostenibile.
A ECO si è parlato infine anche di istruzione ed educazione ambientale, con l’intervento di Vincenzo Mannino, Consigliere per il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, alla presenza di circa cento studenti dei licei romani Avogadro, Giordano Bruno e Montessori.
