L’intelligenza si misura dalle domande

Carlo Alberto Tregua

L’intelligenza si misura dalle domande

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Carlo Alberto Tregua |
mercoledì 07 ottobre 2026 - 6:35
L’intelligenza si misura dalle domande

Smart working, immagine di repertorio. Da Imagoeconomica, di Carlo Carino by AI MidSmart working, immagine...

7 Ottobre 2026, 08:35

Da ragazzo, gli anziani colti mi sottoponevano al gioco dei sette Perché. In che consiste? Nel continuare a porre l’interrogativo a ogni domanda per sette volte consecutive. Provate questo gioco e vedrete che è quasi impossibile arrivare al settimo Perché.
Questo incipit ha un significato ovvio, in quanto la realtà che vive l’umanità è densa di perché, cioè di spiegazioni, ma in fondo al percorso vi è l’ignoranza, cioè ciò che non si conosce della realtà medesima.
Non è facile seguire questo percorso mentale, ma bisogna provarci perché non si sfugge alla realtà.
I sogni ci vogliono, forse anche le illusioni, ma poi bisogna stare con i piedi per terra, sul terreno solido di ciò che esiste e di ciò che è. Ed è proprio la realtà che differenzia le persone: quelle concrete e le altre che vagano per i cieli.
Se ci sono progressi sociali e scientifici sono dovuti proprio a quella parte di persone che non vive solo nel mondo dei sogni, bensì in quello che si affronta tutti i giorni, pur sognando e immaginando il futuro.

Intelligenza, concretezza e capacità di risolvere i problemi

La questione riguarda il come si affrontano le vicende che viviamo, da quando apriamo gli occhi a quando li chiudiamo (non definitivamente, a nostro avviso), cioè la modalità mentale che ci spinge a fare le cose in un certo modo piuttosto che in un altro, a cercare continuamente soluzioni, a risolvere problemi. È proprio qui che risiede un’altra differenza sostanziale fra i comportamenti delle persone: chi affronta i problemi e li risolve e chi, invece, non pensa concretamente, ma immagina soluzioni irreali o non realizzabili.
Ovviamente questo modo di pensare dev’essere basato sulla concretezza, ma anche sul rispetto delle regole, soprattutto di quelle di tipo etico, il che è un modo non semplice di condurre la vita.

L’intelligenza o l’anima o lo spirito, insomma, quel qualcosa che ci fa funzionare in un modo o nell’altro, si dice che risieda nel cervello. Per i filosofi di tutti i tempi, per i teologi e per altre categorie di pensatori essa (o esso) si trova fuori dal corpo, in una dimensione inimmaginabile e impensabile. Tuttavia, l’intelligenza è misurabile, anche strumentalmente, ma in modo più banale e semplice è misurabile dalle domande che chi la possiede fa.
Fare le domande è quasi un’arte perché se esse derivano da un’elaborazione mentale ragionata, profonda, colta, allora tendono a chiarire nuovi orizzonti opachi; al contrario, chi pone domande sciocche perché improvvisate e non pertinenti, non permette l’avanzare della conoscenza.

La conseguenza è che dalla qualità delle domande si può individuare la qualità dell’intelligenza di chi le pone, il che è un modo per orientarsi.
C’è un vecchio detto popolare secondo il quale nessuno di noi dovrebbe parlare con un cretino perché dopo pochi minuti gli altri non capiranno chi è cretino fra i due. Si dirà che questo detto popolare è sempliciotto, ma nella sua essenza fa capire una cosa importante e cioè che quando si conoscono persone nuove bisogna tentare di intuire se sono dotate di intelligenza oppure no. Ovviamente di un’intelligenza costruttiva, elaborativa, capace di individuare le circostanze, i fatti e le situazioni per quelli che sono e non per quelli che vorremmo che fossero.

Le illusioni e il valore della concretezza

Le illusioni: ecco il guaio dell’umanità. Molta gente si illude pensando a ciò che vorrebbe e non a ciò che riesce a fare o a ciò che riuscirebbe a realizzare concretamente, stando con in piedi a terra.
Dobbiamo registrare con disappunto che molte persone, o per mancanza di cultura o per eccesso di fantasia negativa o per altri aspetti, non stanno con i piedi per terra; immaginano, vorrebbero, supporrebbero, eccetera, ma poi non riescono a disegnare un progetto e, soprattutto, non riescono a realizzarlo.
Invece, ogni essere umano dovrebbe, fin da giovane, avere un progetto di vita, che può cambiare nel tempo, andare avanti e crescere realizzandolo passo dopo passo, sempre che il Caso lo assista.
L’intelligenza, ecco quel qualcosa di immateriale che guida le persone che la possiedono. Si tratta poi di vedere se la utilizziamo e come la utilizziamo. Ma questo è un altro discorso che affronteremo successivamente.

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  • Editoriale

Fonte: QdS.it