Ignoranza male d’Italia

Carlo Alberto Tregua

Ignoranza male d’Italia

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Carlo Alberto Tregua |
martedì 20 ottobre 2026 - 6:31
Ignoranza male d’Italia

Carlo Alberto Tregua 20 Ottobre 2026, 08:31 Vi sono proteste da parte di tanti cittadini...

20 Ottobre 2026, 08:31

Vi sono proteste da parte di tanti cittadini che continuano a reclamare salute, servizi, assistenza, pensioni, abitazioni, ovviamente tutto gratuito. Questi cittadini non si rendono conto che loro sono i primi responsabili del motivo delle loro proteste perché hanno scelto i vertici delle istituzioni mediante il voto, i quali non si sono dimostrati adeguati alle esigenze del Paese.

Questo meccanismo non è compreso da tutte le persone dotate di scarse conoscenze, per cui le loro parole cadono nel vuoto in quanto, per rimuovere un effetto, bisogna prima rimuovere la causa. Non solo, ma il fatto che i cittadini protestino senza cognizione di causa crea nell’Opinione pubblica valutazioni non vere e perciò disastrose.

I pescatori protestano perché il gasolio costa troppo, gli autotrasportatori, idem; gli agricoltori protestano perché l’olio non è pagato sufficientemente dal mercato, la grande distribuzione protesta perché i consumi diminuiscono e sono quindi costretti ad aumentare i prezzi.

Proteste in Italia e problemi strutturali del Paese

L’elenco delle proteste è infinito e non staremo qui a completarlo per non annoiarvi. Tutto quanto descritto deriva dalle scelte che fa il Governo di una Comunità e dal Parlamento, che approva le leggi, presumibilmente idonee a risolvere le cose che non vanno.

Le questioni e i disservizi prima elencati sono, appunto, a valle del processo, che parte dalla testa. Se non si provvede a sistemare i meccanismi, che continuano a restare come sono, anche le cose lamentate continueranno a rimanere come sono.

Sorge una domanda: chi ha governato l’Italia in questi ottant’anni ha affrontato le questioni strutturali? La risposta è negativa perché se l’avesse fatto, quello che oggi lamentano i cittadini non si presenterebbe.

Burocrazia, evasione fiscale e inefficienze delle istituzioni

Sembra noioso dovere ripetere le questioni che non funzionano, ma non possiamo non citarle. In primis, l’inefficienza della macchina burocratica: non informatizzata, non formata, non responsabilizzata, non digitalizzata, nella quale molti fanno quello che vogliono, meno ciò che è di interesse pubblico.

Poi vi sono le leggi bizzarre e strampalate, approvate da un Parlamento incapace – con il minor numero di laureati di tutti i Parlamenti -, non dotato di una sufficiente cultura di base; l’economia sommersa, che ruba cento miliardi di imposte per evasione fiscale allo Stato; il malaffare, che governa in tutti i gangli e nei rapporti fra imprese e Pubbliche amministrazioni; i disservizi nel mondo degli appalti, dove non ce n’è uno, dicasi uno, che si conclude nel tempo previsto.

Funzionari pubblici che firmano documenti diciamo in modo inappropriato; l’università, che vede eccellenze di varia natura, ma nel complesso non forma i giovani alla mentalità necessaria per risolvere i problemi; la scuola, nella quale insegnano precari, supplenti e persone di ogni tipo non formate o comunque non adeguate a far capire agli allievi come funziona la società e come dovrebbero essere essi in ragione della stessa.

Insomma, un guazzabuglio dal quale non si esce se non si ribalta il modo di funzionare dei vertici istituzionali di ogni tipo.

Ignoranza in Italia, il male che ostacola il cambiamento

Qual è il comune denominatore di quanto abbiamo indicato prima? L’ignoranza. L’ignoranza, ripetiamo, è il male italico. Intendiamoci, essere ignoranti vuol dire non conoscere. Ma non si conosce perché non si fa nulla per conoscere (non è un gioco di parole). Ogni cittadino dovrebbe avere la spinta interiore per saperne di più. Di cosa? Di qualunque cosa: capire come funzionano i meccanismi, capire chi ha le responsabilità e non vi fa fronte, capire che prima di chiedere bisogna dare.

Responsabilità dei parlamentari e articolo 81 della Costituzione

I parlamentari sono i primi a non attuare questa regola etica, che è anche una regola costituzionale. Ricordiamo infatti il terzo comma dell’articolo 81, il quale dice che: “Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte”. Per cui continuiamo a sentire che bisogna spendere per questa o per quella cosa senza mai sentire con quali quattrini. E i quattrini si producono con la ricchezza; se non si produce ricchezza non c’è spesa che si possa fare.

Ma questo chi è ignorante non lo sa.

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  • Editoriale

Fonte: QdS.it