Claudio Grillo 7 Ottobre 2026, 06:24 PALERMO – Il caro gasolio mette sotto pressione le...
PALERMO – Il caro gasolio mette sotto pressione le imprese della pesca siciliana e spinge gli armatori verso la mobilitazione. La Federazione armatori siciliani ha annunciato, insieme alle marinerie calabresi, il possibile blocco dello Stretto di Messina per il prossimo 22 ottobre, con circa 100 pescherecci coinvolti, se dalla Regione e dal Governo non arriveranno risposte ritenute adeguate. Al centro della protesta c’è la richiesta di fissare un tetto al prezzo del carburante per la pesca professionale: tra 0,40 e 0,50 euro al litro in condizioni ordinarie e non oltre 0,60-0,70 euro nell’attuale fase di crisi.
Pesca siciliana, l’impatto del caro gasolio sulle imprese
Ne abbiamo parlato con Fabio Micalizzi, presidente della Federazione armatori siciliani, che ci ha illustrato l’impatto del caro gasolio sulle imprese, le conseguenze sulle marinerie e le richieste avanzate dalla categoria.
Quanto pesa oggi il costo del gasolio sui costi complessivi di un’impresa di pesca e quanto è aumentata questa incidenza rispetto al periodo precedente agli ultimi rincari?
“È aumentata del 30% rispetto agli ultimi rincari e, rispetto ai prezzi normali, è più che raddoppiata. Il costo del gasolio per noi incide per una buona fetta, oltre il 50%, ed è quindi un costo che non possiamo più sostenere. Per fare un esempio, un peschereccio con cinque persone a bordo prima spendeva circa 1.500-2 mila euro al giorno, mentre oggi dovrebbe arrivare a spenderne 4 mila. A quel punto l’armatore può decidere di uscire a basso regime, senza fare una grande perlustrazione dei mari alla ricerca del pesce: può spendere 800-1.000 euro di carburante, non sapendo nemmeno se riuscirà a recuperarli”.
Ci sono già pescherecci che hanno ridotto o sospeso le uscite?
“Certo. Ci sono pescherecci che hanno ridotto le uscite e altri che hanno messo le barche agli ormeggi. Alcuni hanno l’esigenza di tenere i motori accesi e le barche in movimento e fanno magari una piccola uscita, tornando senza aver recuperato neanche i soldi spesi per il carburante. È un’uscita a vuoto e a malapena riescono a pagare il personale. Il pescatore guadagna con il contratto alla parte: se si prende il pesce guadagna, se non si prende non guadagna. È chiaro, quindi, che le persone stanno abbandonando il settore. Oggi l’età media dei nostri pescatori è di 40-50 anni, non ci sono più i giovani. Stavamo già affrontando una carenza di personale, ma questa situazione rappresenta il colpo di grazia”.
Oltre al tetto al gasolio, quali altri interventi avete richiesto alla Regione e al Governo nazionale?
“In questo momento la vera emergenza è il carburante. Chiediamo che vengano utilizzate anche le risorse Feampa. Spesso vengono destinate a progetti che, dal nostro punto di vista, sono inutili, non vengono realizzati o vengono realizzati solo in parte. Noi chiediamo uno stop a questi finanziamenti e che quelle risorse vengano utilizzate per fronteggiare il caro gasolio. Non sappiamo se questa guerra durerà un’altra settimana, un altro mese, sei mesi o due anni: bisogna avere lungimiranza”.
Il 22 ottobre è stato annunciato il blocco dello Stretto di Messina. Come si svolgerà la mobilitazione?
“Di questo discuteremo con gli enti preposti. Ho già ricevuto diverse telefonate dalla Digos e dalla Questura. Nelle prossime giornate dovremo coordinarci con le Questure calabresi e di Messina e affinare l’organizzazione. Se non arriveremo a delle soluzioni, l’intenzione è quella di procedere. Dovremmo individuare circa 100 barche con 100 equipaggi, attraverso un confronto tra le diverse marinerie, perché naturalmente partecipare comporta un sacrificio. Potrebbe essere necessario che gli altri armatori facciano delle collette per affrontare le spese”.
La pesca siciliana e l’appello ai cittadini
Micalizzi rivolge infine l’attenzione anche ai cittadini. “Questa crisi del carburante riguarda prima di tutto i cittadini. Il Governo dovrebbe arginare l’emergenza non solo per pescatori, agricoltori, allevatori e altre attività produttive, ma anche e soprattutto a tutela dei cittadini. Non basta togliere quei pochi centesimi: oggi il Governo deve mettere risorse fresche. Se si continua così, si ferma il mondo. Il mio appello è rivolto sì al Governo, ma anche ai cittadini stessi: vorremmo che comprendessero la gravità della situazione e intraprendessero forme di protesta”.
La mobilitazione del 22 ottobre resta dunque legata all’esito del confronto con le istituzioni. Nell’attesa di un intervento sul costo del carburante, che consenta alle imprese di uscire in mare senza lavorare in perdita, le marinerie si preparano a coordinare le prossime iniziative con le autorità competenti.
