Frana di NiscemiFrana di Niscemi - vvf 2 Simone Olivelli 8 Settembre 2026, 05:45 La...
La metafora dello scivolamento nel dimenticatoio, mentre una nuova frattura nel terreno fa temere un nuovo, concreto scivolamento del fronte della frana. A Niscemi la fine dell’estate coinciderà con il nono mese dallo smottamento che a inizio anno ha catapultato per diverse settimane il centro dell’entroterra siciliano al centro dell’attenzione nazionale. Poi, pian piano, come accade spesso, la cronaca ha preso il sopravvento. Per gli abitanti, però, è diverso: chi vive nella cittadina del Nisseno si chiede se e come verranno mantenute le promesse fatte a caldo.
Con le prossime campagne elettorali – sia nazionale che regionale – all’orizzonte c’è da giurarci che a Niscemi non mancheranno i comizi.
Già nei prossimi giorni e settimana, l’agenda cittadina è ricca di appuntamenti: domani è atteso l’arrivo di Fabio Ciciliano, il commissario straordinario nominato in seguito alla frana, mentre domenica 13 a far visita alla popolazione locale sarà il cardinale e arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi. Per i primi di ottobre, invece, è programmata una missione del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.
“Abbiamo bisogno di risposte e quelle che finora sono state non sono sufficienti”, dichiara al Quotidiano di Sicilia un ristoratore di Niscemi. La sua attività ricade nella zona nera, quella off limits. Non ha potuto riaprire i battenti.
Frana di Niscemi, aiuti insufficienti
Alessandro Vacirca è titolare da inizio anni Duemila di un pub-ristorante vicino al Belvedere di Niscemi, il punto che maggiormente è stato interessato dal cedimento di gennaio. La vicinanza al fronte franoso – appena una quindicina di metri – gli ha impedito, a differenza di altri colleghi, di ripartire.
Per questo motivo ha deciso di portare alla luce la situazione che ritiene di abbandono da parte delle istituzioni. “Siamo le sette attività commerciali e produttive che hanno dovuto chiudere i battenti a causa della frana che ha colpito e compromesso il nostro territorio niscemese – ha scritto Vacirca in un post su Facebook –. Ad aprile abbiamo ricevuto dall’Irfis 19mila euro e, come noi, hanno ricevuto lo stesso compenso anche le attività produttive che dopo un mese hanno riaperto. La nostra realtà drammatica sta rischiando di passare inosservata all’attenzione dello Stato, della Regione e del prefetto Ciciliano. Chiediamo un risarcimento concreto per quello che è stato perso a causa della frana, per la quale ricordiamo che c’è un processo in corso con degli indagati”.
Contattato dal QdS, il ristoratore spiega come le misure messe in campo fino a oggi sono inadeguate. “Il locale è in affitto, me la mia attività l’avrei potuta vendere anche per 100mila euro. Oggi invece di fatto non sono nelle condizioni di poter lavorare. È impensabile ritenere sufficiente il sussidio di 19mila euro ricevuto al pari degli altri titolari di attività danneggiati dal ciclone Harry. La nostra situazione non è paragonabile alla loro perché – anche volendo – non possiamo ripartire”, dichiara Vacirca.
La proposta di finanziamento
Irfis, la società partecipata dalla Regione che si occupa di aiuti alle imprese, dopo la frana ha lanciato una misura di sostegno alle attività colpite a Niscemi. Prevede la possibilità di ottenere finanziamenti agevolati a copertura della totalità delle spese ammissibili e fino a un massimo di 400mila euro. Il 60% della somma è erogata a condizioni agevolate, mentre il restante 40% a fondo perduto. L’Irfis ha fatto sapere che il prestito è rimborsabile in 15 anni e con rate trimestrali.
“Non vogliamo lasciare indietro nessuno”, dichiarò il presidente della Regione Renato Schifani, presentando in primavera la seconda fase di aiuti per le imprese danneggiate dal ciclone Harry e dalla frana di Niscemi. Ai 12 milioni stanziati subito dopo le calamità, ne seguirono 18 attingendo dal plafond Fondo Sicilia.
Per Vacirca e gli altri esercenti che non hanno potuto riprendere le attività non è la strada giusta: “Non sono nelle condizioni di contrarre questo prestito e come me altri. La soglia del 40% a fondo perduto è troppo bassa”.
Nel posto su Facebook, Vacirca ha sottolineano di non volere privilegi ma soltanto vedersi riconosciuto il diritto a non essere abbandonato: “Chiediamo al signor Prefetto Ciciliano un intervento diretto per istituire un tavolo di confronto urgente con le autorità regionali per lo sblocco immediato di fondi di risarcimento delle nostre attività commerciali perdute”.
Il Quotidiano di Sicilia ha contattato l’Irfis per sapere se all’orizzonte siano previste misure integrative di sostegno. Dall’Istituto comunicano che “attualmente è operativa e vi sono adeguate risorse finanziarie” la misura agevolativa riguardante il finanziamento a condizioni agevolate: “Le imprese possono presentare domanda non appena hanno definito il programma di investimenti”.
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