Capitalismo democratico e capitalismo predatorio

Marco Vitale

Capitalismo democratico e capitalismo predatorio

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Marco Vitale |
mercoledì 06 maggio 2026 - 5:23
Capitalismo democratico e capitalismo predatorio

Impresa, da Imagoeconomica Segue dal QdS del 29/4/2026 È necessario prendere non equivoca posizione nel...

Segue dal QdS del 29/4/2026

È necessario prendere non equivoca posizione nel conflitto tra due concezioni di impresa. Da un lato vi è la concezione di impresa come soggetto fondamentale dello sviluppo economico, sociale e civile, quel processo che i nostri grandi pensatori dell’illuminismo lombardo chiamavano: processo di incivilimento. È una concezione di impresa che è il culmine di un filone di pensiero di lungo respiro che comprende i cantori del nostro sviluppo dal 1200 al 1500, che vanno da Albertano da Brescia a Colucci Salutati e gli altri grandi fiorentini, a Cotrugli, a Cattaneo, ai maggiori studiosi della gloriosa scuola contemporanea di economia aziendale da Besta a Zappa, da Onida a Masini, a Coda, ai maggiori e migliori studiosi della migliore scuola d’impresa americana e per tutti citerò il più importante, Peter Drucker.

Capitalismo finanziario e teoria degli azionisti

Dall’altro lato da circa cinquant’anni si è sviluppata, sino a diventare dominante, la stravagante teoria che l’unico scopo dell’impresa è quello di produrre dividendi per gli azionisti e che questa è l’unica responsabilità dei Ceo, di tutto il resto possono e debbono disinteressarsi. Questa concezione primitiva è stata sistematizzata e divulgata dalla cosiddetta scuola di Chicago che è stata, per questo, onorata da un gran numero di premi Nobel e che ha fatto le sue prime prove con Pinochet. È questa concezione che ha alimentato il capitalismo finanziario di rapina che è la vera peste del nostro tempo e ha spinto l’America nel vicolo cieco di un economicismo senza speranza. È anche grazie a questa primitiva concezione che l’America ha un Pil importante, in assoluto e pro-capite (sostenuto dalla leadership nella ricerca e innovazione nel campo dell’informazione e comunicazione ed all’autonomia energetica), ma ha una situazione sociale disastrosa, come analizza in un libro, la cui lettura dovrebbe essere obbligatoria, lo studioso francese Emmanuel Todd.

Scontro tra modelli di capitalismo

Tra queste due concezioni d’impresa, la prima – che è l’essenza del capitalismo democratico – e la seconda – che è l’essenza del capitalismo predatorio – è in atto uno scontro durissimo, che è alla base del disorientamento che viviamo. Buffet, grande imprenditore e investitore americano, anni fa, disse: non è vero che in America non c’è lotta di classe. C’è stata e la mia classe, quella dei miliardi, l’ha vinta. Ma, ora, l’economia dei miliardari e dell’impoverimento del ceto medio per stare in piedi ha bisogno della violenza e del neo-colonialismo. Ed è qui che lo scontro diventa durissimo. I miliardari possono fare tante cose, possono persino possedere il mondo ma non possono governarlo.

continua…

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Fonte: QdS.it