Opere incompiute, finanziamenti salvi: all’Ars il ddl per evitare la restituzione dei fondi pubblici

Simone Olivelli

Opere incompiute, finanziamenti salvi: all’Ars il ddl per evitare la restituzione dei fondi pubblici

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Simone Olivelli |
martedì 20 ottobre 2026 - 3:45
Opere incompiute, finanziamenti salvi: all’Ars il ddl per evitare la restituzione dei fondi pubblici

Ars, foto di Mauro SeminaraArs, si torna a parlare del Ddl variazioni di bilancio -...

20 Ottobre 2026, 05:45

Consentire ai beneficiari di fondi pubblici di tenere i finanziamenti anche in caso di mancato completamento delle opere previste dai progetti. A proporlo è il deputato regionale lombardiano Giuseppe Carta, con un disegno di legge condiviso dal gruppo dei Popolari e Autonomisti.

Il ddl è stato presentato all’Ars e cerca di andare incontro a quei soggetti – pubblici o privati – che dopo avere ottenuto finanziamenti non riescono a portare a compimento quanto pattuito in sede di presentazione della domanda, per motivi che esulano dalla volontà del proponente.

Una misura che, stando all’interpretazione offerta dai lombardiani, punta anche a “razionalizzare le procedure di rendicontazione finanziaria pendenti” e “consentire, in condizioni di certezza giuridica, la ripresa delle attività produttive”.

Il disegno di legge, così com’è concepito, varrebbe anche per la gestione dei fondi europei. I lombardiani chiedono che i beneficiari mantengano “in tutto o in parte i contributi ricevuti, in proporzione alla quantità dei lavori realizzati e delle attività compiute, a condizione che le opere realizzate o le attività svolte risultino, anche solo parzialmente, funzionali al perseguimento dell’interesse pubblico”.

Ddl Fondi pubblici, cause di forza maggiore e casi di applicazione

Il testo del disegno di legge non esplicita nel dettaglio quali siano i casi in cui la tutela interverrebbe. Qualche dettaglio in più lo si trova nella relazione che illustra la proposta e che è allegata al ddl depositato a Palazzo dei Normanni.

“L’esperienza applicativa degli ultimi anni ha evidenziato – si legge – numerose vicende nelle quali il completamento del procedimento di rendicontazione, o, più a monte, l’ultimazione dei lavori o delle attività finanziate, non è stato possibile a causa di eventi di forza maggiore del tutto estranei alla sfera di disponibilità del soggetto beneficiario, pubblico o privato”.

Gli esempi che Carta e i colleghi fanno rimandano alla pandemia di Covid-19, alla crisi dei mercati e delle materie prime, ma anche alle calamità naturali con cui sempre più di frequente si ha a che fare. Tra le situazioni che determinerebbero l’attivazione della tutela ci sarebbero anche “vicende giudiziarie non imputabili al beneficiario”.

Il parere della Regione

A valutare se l’istanza sia o meno procedibile sarebbe la Regione. “Il presente disegno di legge intende offrire, a queste vicende, un esito di giustizia sostanziale, attraverso il riesercizio del potere amministrativo: l’amministrazione regionale, riscontrata la causa di forza maggiore – prosegue la relazione – valuta la realizzazione integrale o parziale delle opere ovvero la prestazione dei servizi e, sulla base di tale accertamento, decide se conservare, in tutto o in parte, il contributo concesso”.

Per i deputati lombardiani non si tratterebbe di “una sanatoria indiscriminata” bensì di “un meccanismo di verifica puntuale, correlato alla effettiva utilità pubblica di quanto realizzato e proporzionato allo stato di avanzamento dei lavori o delle attività”.

Il disegno di legge prevede che alla ricezione dell’istanza da parte del beneficiario si attivi un procedimento che, sulla base di un’attestazione tecnica asseverata da un professionista esperto sull’utilizzo del contributo, decida entro due mesi se il finanziamento va mantenuto, ridotto o revocato.

“Il provvedimento finale reca, ove necessario, anche lo sgravio, totale o parziale, del titolo di recupero eventualmente già adottato, con immediata comunicazione all’agente della riscossione, così da assicurare la coerenza e la tempestività dell’azione amministrativa anche sotto il profilo della riscossione coattiva”, si legge.

Vicinanza a chi investe

Il ddl, per i proponenti, punta a evitare “la dispersione degli investimenti pubblici già effettuati e delle risorse, anche private, ad essi correlate – che nella prassi risultano spesso affiancate da capitali propri del beneficiario o da finanziamenti bancari, con la conseguenza che l’incertezza sulla sorte del contributo si traduce in un pregiudizio economico ben più ampio del solo contributo pubblico”.

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Fonte: QdS.it