Carburanti e maternità, la protesta sulle isole minori
Trapani – I costi dell’insularità pesano sulle famiglie e, secondo Dario Safina, Angelo Casano e Salvatore Tammaro, la Regione dovrebbe intervenire con misure più incisive per sostenere chi vive stabilmente nelle isole minori siciliane.
A sollevare nuovamente il tema sono il deputato regionale del Partito Democratico Dario Safina, eletto nel collegio di Trapani e componente dell’Assemblea regionale siciliana, insieme ai due esponenti democratici di Pantelleria ed Egadi.
Il loro intervento mette insieme due questioni: il caro carburanti e il sostegno economico alle donne residenti nelle isole prive di punto nascita, costrette a trasferirsi altrove per partorire.
“Serve maggiore attenzione verso chi vive nelle isole”
Il giudizio politico espresso dai tre esponenti è particolarmente duro.
Safina, Casano e Tammaro parlano di una “sconcertante disattenzione” verso le comunità delle isole minori e accusano il Governo regionale di non avere ancora dato risposte adeguate ai problemi strutturali derivanti dall’insularità.
Nella loro analisi, il costo della vita nelle isole risente in maniera più forte di trasporti, approvvigionamenti, carburanti e servizi non sempre disponibili direttamente sul territorio.
Da qui la richiesta di interventi che non abbiano carattere occasionale, ma che siano capaci di compensare in maniera stabile almeno una parte dei maggiori costi sostenuti da famiglie e imprese.
La questione della Carta Carburante
Uno dei punti richiamati è quello della Carta Carburante per le isole minori, proposta già al centro del confronto politico regionale.
Safina aveva contestato nei giorni scorsi la mancata approvazione di una misura che avrebbe previsto uno sconto diretto sul carburante destinato ai residenti e alle attività economiche delle isole.
Nella nuova presa di posizione, il tema viene inserito in un quadro più ampio: secondo i tre esponenti democratici, l’assenza di interventi concreti sul costo del carburante rappresenta uno degli esempi più evidenti delle difficoltà quotidiane affrontate da chi vive nelle realtà insulari.
Il problema, sottolineano, non riguarda soltanto gli spostamenti privati, ma incide anche sui costi di trasporto delle merci, sui servizi e sulla competitività delle attività economiche.
Il nodo delle partorienti costrette a lasciare l’isola
La parte più delicata dell’intervento riguarda però il diritto alla maternità.
Nelle isole minori prive di punto nascita, le donne devono necessariamente trasferirsi sulla terraferma o in un’altra struttura sanitaria per affrontare il parto.
La Regione Siciliana prevede già un contributo economico destinato alle partorienti residenti nelle isole minori, con l’obiettivo di mitigare i costi e i disagi derivanti dagli spostamenti. Il decreto regionale attualmente in vigore stabilisce un importo fino a un massimo di 5.000 euro per beneficiaria, compatibilmente con le risorse disponibili sul relativo capitolo di bilancio.
Safina, Casano e Tammaro chiedono però che alle donne venga garantito un contributo effettivo di 5.000 euro netti, senza riduzioni legate al riparto delle risorse disponibili.
“Oggi alle famiglie arrivano mediamente circa 3.500 euro”
Secondo quanto sostenuto dai tre esponenti democratici, nella pratica il tetto massimo previsto dalla norma non si tradurrebbe automaticamente nell’erogazione integrale dei 5.000 euro.
Safina, Casano e Tammaro parlano di contributi medi attorno ai 3.500 euro, con una differenza di circa 1.500 euro rispetto alla cifra richiesta.
Si tratta di un dato riportato nella loro dichiarazione politica e collegato al meccanismo di riparto delle somme disponibili.
Il decreto regionale, infatti, prevede che il contributo sia riconosciuto entro il limite massimo stabilito e tenendo conto delle risorse complessivamente disponibili.
I costi di un parto lontano da casa
Per una famiglia residente su un’isola, il trasferimento necessario per affrontare il parto può comportare spese aggiuntive.
Non c’è soltanto il viaggio.
Possono entrare in gioco permanenza sulla terraferma, alloggio, pasti, spostamenti, eventuale accompagnamento di altri familiari e organizzazione della vita quotidiana per un periodo che può protrarsi anche per diversi giorni.
È proprio su questo aspetto che Safina, Casano e Tammaro insistono maggiormente.
Secondo i tre, il contributo dovrebbe essere considerato una misura di compensazione rispetto a uno svantaggio che non dipende dalla scelta della famiglia, ma dall’assenza di strutture sanitarie in grado di garantire il parto direttamente sull’isola.
La polemica sulle risorse necessarie
Nel comunicato viene inoltre contestata l’idea che aumentare il contributo possa creare problemi di copertura finanziaria.
I tre esponenti affermano che il numero delle nascite nelle isole minori è relativamente contenuto e che, di conseguenza, l’eventuale aumento della spesa regionale sarebbe limitato.
Safina, Casano e Tammaro parlano di “poche centinaia di nascite all’anno” e di un costo aggiuntivo complessivo nell’ordine di poche decine di migliaia di euro.
Sono stime indicate dagli stessi promotori della protesta e utilizzate per sostenere la richiesta di portare il contributo effettivo alla cifra massima prevista.
Una critica politica alla Regione
Il comunicato contiene anche un attacco politico diretto al Governo regionale.
I tre esponenti del Pd sostengono che le isole minori non ricevano un’attenzione proporzionata alle difficoltà che affrontano e collegano questa situazione anche al peso elettorale relativamente ridotto delle comunità insulari.
È una valutazione politica formulata da Safina, Casano e Tammaro, che accusano la maggioranza regionale di intervenire troppo poco sui problemi quotidiani di territori che presentano condizioni geografiche e logistiche particolari.
Non viene invece riportata, nella nota trasmessa, una replica del Governo regionale alle contestazioni avanzate dai tre esponenti democratici.
Pantelleria ed Egadi al centro della questione
Il tema assume particolare rilevanza anche nel territorio trapanese.
Pantelleria e le isole Egadi rappresentano infatti due delle principali realtà siciliane nelle quali i costi dell’insularità incidono direttamente sulla vita quotidiana.
Trasporti, sanità, rifornimenti, continuità territoriale e costo dei carburanti sono questioni che interessano in modo permanente residenti e operatori economici.
Per Safina, Casano e Tammaro non è quindi sufficiente intervenire soltanto quando emergono singole emergenze: occorre costruire misure strutturali che tengano conto delle differenze esistenti tra chi vive sulla terraferma e chi risiede stabilmente sulle isole.
“La battaglia continuerà nelle sedi istituzionali”
I costi dell’insularità pesano sulle famiglie e i tre esponenti democratici annunciano di voler continuare il confronto politico nelle sedi regionali.
L’obiettivo dichiarato è ottenere interventi più consistenti sul caro vita, sui servizi essenziali e sul sostegno alle famiglie.
La richiesta riguarda quindi sia misure economiche immediate, come il contributo alle partorienti, sia una strategia più ampia per ridurre gli svantaggi strutturali legati alla condizione insulare.
Il confronto con la Regione resta aperto.
Per Pantelleria, Egadi e le altre isole minori siciliane, il tema continua a essere quello di trasformare il riconoscimento delle difficoltà dell’insularità in misure concrete capaci di incidere realmente sulla vita quotidiana delle comunità.
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