La vendemmia 2026 chiude un’annata particolarmente difficile
MARSALA – Le cantine sociali rischiano il collasso sotto il peso di una crisi che coinvolge l’intero comparto vitivinicolo della Sicilia occidentale. A lanciare l’allarme è l’associazione I Guardiani del Territorio, che parla di una vera e propria “tempesta perfetta”.
Secondo l’associazione, tre diverse crisi si sono sommate fino a comprimere il sistema produttivo: quella climatica, quella internazionale e quella sociale. A queste si aggiungono le difficoltà del sistema idrico regionale e l’aumento dei costi sostenuti dalle cooperative.
La vendemmia siciliana è iniziata anche quest’anno con largo anticipo. All’inizio di settembre gran parte delle uve risulta già raccolta e i conferimenti alle cantine sono quasi conclusi.
I dati che arrivano dalle strutture cooperative, sostiene l’associazione, non permettono di tracciare un bilancio positivo. Migliaia di aziende viticole potrebbero trovarsi in difficoltà, con conseguenze sull’occupazione e sulla tenuta sociale delle campagne.
Caldo e siccità riducono la produzione
La crisi climatica rappresenta ormai una delle principali variabili per i viticoltori. Il caldo estremo e la siccità hanno causato una progressiva riduzione delle produzioni nel corso delle ultime campagne.
Nel 2023 si è aggiunta anche la peronospora. Secondo quanto ricorda il comunicato, in diverse aree le perdite si sono avvicinate al 50%.
Per i Guardiani del Territorio non si tratta di una singola stagione negativa. La riduzione delle rese si ripete ormai da diversi anni e non si intravede ancora un’inversione di tendenza.
La minore quantità di uva raccolta incide direttamente sui ricavi delle aziende. Produce però anche un altro effetto, meno evidente ma altrettanto pesante, sui bilanci delle cantine sociali.
I costi fissi pesano su una quantità minore di uva
Le cantine devono sostenere costi legati agli impianti, al personale, all’energia, alla gestione e agli ammortamenti. Queste spese restano quasi invariate anche quando la quantità di uva conferita diminuisce.
Di conseguenza, ogni quintale lavorato deve assorbire una quota maggiore dei costi complessivi. Le cantine finiscono così per spendere proporzionalmente di più, pur lavorando una quantità inferiore di prodotto.
Questo meccanismo, secondo l’associazione, sta riducendo la capacità delle cooperative di remunerare adeguatamente le uve conferite dai soci.
Il rischio è l’avvio di una spirale negativa. Le basse remunerazioni possono spingere altri viticoltori ad abbandonare i vigneti, causando una nuova riduzione dei conferimenti e un ulteriore aumento dell’incidenza dei costi fissi.
Sistema idrico e consorzi di bonifica sotto accusa
I Guardiani del Territorio richiamano anche le difficoltà del sistema idrico regionale. L’associazione cita le condizioni della Diga Trinità e della Diga Rubino, che da anni opererebbero al di sotto della loro capacità potenziale.
Tra le cause vengono indicate la mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria e le perdite lungo le reti di distribuzione. Una parte dell’acqua disponibile si disperderebbe prima di raggiungere i campi.
Nel comunicato vengono inoltre contestati i canoni applicati dai consorzi di bonifica. L’associazione li considera troppo elevati rispetto a un servizio descritto come poco affidabile o, in alcuni casi, assente.
Molte aziende devono quindi affrontare la siccità con mezzi propri. Questo aumenta ulteriormente i costi e rende più difficile garantire una produzione stabile.
Materie prime più care e mercati più difficili
La crisi internazionale ha fatto aumentare anche i costi delle materie prime. I rincari riguardano i fertilizzanti, l’energia e numerosi prodotti necessari per la coltivazione e la trasformazione delle uve.
Nello stesso tempo, alcuni mercati un tempo importanti per l’esportazione del vino siciliano si sono ridotti o sono diventati più difficili da raggiungere.
Le imprese producono quindi meno vino, sostengono spese maggiori e incontrano più ostacoli nella vendita. Questa combinazione riduce i margini e mette sotto pressione i bilanci delle aziende e delle cooperative.
Il cambiamento dei consumi
Un altro elemento evidenziato riguarda la diminuzione dei consumi di vino. Il fenomeno interessa soprattutto le generazioni più giovani e non dipende soltanto dall’aumento dei prezzi.
Secondo l’associazione, è in corso un cambiamento strutturale delle abitudini. La domanda si riduce mentre l’offerta fatica ad adeguarsi.
Le cantine sociali si trovano così a gestire anche le eccedenze delle campagne precedenti. La presenza di vino invenduto contribuisce a deprimere il mercato e a ridurre il valore del prodotto.
Distillazione di crisi tra le misure immediate
I Guardiani del Territorio indicano una serie di interventi da adottare con tempistiche diverse.
La prima richiesta riguarda l’attivazione immediata della distillazione di crisi. Lo strumento dovrebbe assorbire le eccedenze invendute della precedente campagna e impedire un ulteriore calo dei prezzi.
Nel breve periodo, l’associazione chiede misure per rafforzare la struttura finanziaria delle cantine sociali. Tra le proposte figurano la capitalizzazione, la ristrutturazione dei debiti, le moratorie e il riscadenzamento delle rate.
Questi interventi dovrebbero alleggerire il peso finanziario annuale delle cooperative, già provate da diverse stagioni difficili.
L’obiettivo del vino interamente imbottigliato
Nel medio periodo viene proposto un progetto regionale per rilanciare il sistema cooperativo vitivinicolo siciliano.
L’obiettivo indicato dall’associazione è arrivare entro cinque anni al 100% di vino imbottigliato. Il passaggio dovrebbe consentire alle cantine di superare progressivamente la vendita del prodotto sfuso.
Secondo i Guardiani del Territorio, soltanto una maggiore valorizzazione del vino potrà restituire margini economici alle cooperative e una remunerazione adeguata ai produttori.
Il progetto dovrebbe comprendere risorse destinate all’ammodernamento degli impianti, all’innovazione e al miglioramento della capacità commerciale delle cantine.
Il rischio di abbandono dei vigneti
L’associazione richiama infine l’attenzione sui vigneti abbandonati dai soci più anziani o dagli imprenditori ormai stremati dalla crisi.
L’abbandono dei terreni non comporta soltanto una perdita produttiva. Può avere conseguenze anche sulla cura del paesaggio, sulla prevenzione degli incendi e sul presidio delle campagne.
Per frenare il fenomeno, i Guardiani del Territorio propongono incentivi destinati alle cantine sociali che prendono direttamente in conduzione i terreni lasciati dai soci.
Questa soluzione permetterebbe di mantenere attivi i vigneti e di tutelare il potenziale produttivo della Sicilia occidentale.
Le cinque richieste rivolte alla Regione
L’associazione chiede al Governo regionale:
- l’attivazione immediata della distillazione di crisi per assorbire le eccedenze invendute
- misure straordinarie di capitalizzazione e ristrutturazione dei debiti delle cantine sociali
- un piano di manutenzione e riforma del sistema idrico e dei consorzi di bonifica
- un progetto regionale per ammodernare gli impianti e incrementare il vino imbottigliato
- incentivi per le cantine che prendono in conduzione i vigneti abbandonati dai soci
«La tempesta perfetta è già qui», afferma il direttivo dei Guardiani del Territorio. Secondo l’associazione, senza interventi tempestivi saranno ancora una volta i viticoltori e le cantine sociali a pagare il prezzo più alto.
Le cooperative rappresentano da decenni un punto di riferimento per la viticoltura della Sicilia occidentale. Una loro crisi avrebbe conseguenze non soltanto economiche, ma anche occupazionali, ambientali e sociali.
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