Nuovo civismo, la riflessione di Salvatore Quinci
Trapani – Il nuovo civismo emerge dalle recenti elezioni amministrative siciliane come una tendenza sempre più marcata e come possibile elemento di rinnovamento della politica.
A sostenerlo è Salvatore Quinci, presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, in una lettera aperta dedicata alle dinamiche politiche e ai nuovi equilibri del civismo.
Secondo Quinci, il voto amministrativo ha confermato l’esistenza di un orientamento elettorale che merita attenzione. Non si tratta di un fenomeno episodico, né di una semplice risposta di protesta. Al contrario, emerge un civismo autonomo, radicato nei territori e capace di proporre una classe dirigente nata dal contatto diretto con le comunità.
Il presidente del Libero Consorzio parla di un civismo “vero, autentico”, che non si lascia ridurre all’accusa di trasversalismo e che rivendica, invece, la legittima contaminazione delle idee.
Nuovo civismo e crisi dei partiti
Nella lettura di Quinci, il nuovo civismo non nasce contro i partiti.
Il punto, però, è che i partiti attraversano da tempo una crisi profonda e radicata. Una crisi che spesso viene nascosta dietro giochi elettorali, tatticismi e alchimie politiche.
Il civismo, secondo questa analisi, può diventare uno strumento utile anche per liberare i partiti dalle loro contraddizioni e da logiche ormai superate.
Quinci sottolinea infatti che molti cittadini-elettori respingono certe dinamiche con la protesta o con l’indifferenza. Tuttavia, proprio l’indifferenza rischia di trasformarsi in qualunquismo se non trova una risposta politica seria, organizzata e credibile.
Da qui nasce l’esigenza di un civismo non improvvisato, non populista e non anti-politico. Un civismo capace di costruire proposta, governo e visione.
Un civismo con una propria identità
Per Salvatore Quinci, il civismo che sta emergendo ha una propria “carta d’identità”.
Non è legittimato soltanto dai voti, pur fondamentali in democrazia. È legittimato soprattutto dalla credibilità dei suoi rappresentanti.
Il presidente del Libero Consorzio usa un’immagine efficace: un “fiume carsico” che sta emergendo con mitezza, ma anche con grande determinazione.
Questo civismo accoglie amministratori locali che hanno costruito consenso attraverso il contatto quotidiano con i cittadini.
Si tratta di sindaci, consiglieri, amministratori e personalità pubbliche che conoscono direttamente bisogni, fragilità e priorità delle loro comunità.
Per questo, possono proporre un’azione di governo più vicina ai territori e meno condizionata da logiche di appartenenza.
Contaminazione delle idee e pragmatismo
Uno dei passaggi centrali della lettera riguarda il rapporto tra civismo, idee e programmi.
Quinci respinge l’idea che il civismo sia soltanto trasversalismo. Al contrario, parla di una contaminazione legittima, capace di far dialogare sensibilità diverse su basi pragmatiche e programmatiche.
Il civismo, in questa visione, non deve mettersi al servizio di giochi elettorali. Deve invece rivendicare autonomia, capacità di scelta e attenzione ai problemi reali.
Non significa rifiutare il compromesso. Significa non accettare compromessi al ribasso.
Non significa negare la mediazione. Significa trasformarla in trattativa virtuosa e non in semplice gestione del potere.
È questa, secondo Quinci, la differenza tra un civismo di servizio e un civismo usato come etichetta di comodo.
Una risorsa politica da organizzare
Il presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani invita a considerare il civismo come una risorsa politica.
Anzi, come una novità politica da difendere dalle scorciatoie e dai populismi di qualsiasi colore.
Per farlo, però, non basta evocare il civismo. Bisogna organizzarlo.
Quinci parla della necessità di costruire nuove forme di aggregazione, senza scimmiottare ciò che c’è già stato e che oggi non serve più.
Il civismo dovrà dotarsi di una rete capillare di rapporti, collaborazioni e relazioni costruite dal basso.
L’obiettivo è dare vita a un sistema civico con regole condivise, unito da un costrutto culturale e dalla capacità di progettare e pianificare.
Civismo di servizio contro l’antipolitica
Nella lettera aperta, Quinci distingue con chiarezza il civismo dall’antipolitica.
Il civismo vero, spiega, può diventare un ricostituente per la politica. Non deve invece produrre nicchie di antipolitica, che vanno contrastate e superate.
La differenza è importante.
L’antipolitica si limita a demolire. Il civismo, se autentico, costruisce.
L’antipolitica vive di rabbia generica. Il civismo deve vivere di responsabilità, competenza e presenza sul territorio.
L’antipolitica cavalca la sfiducia. Il civismo deve trasformare la delusione dei cittadini in partecipazione, proposta e azione amministrativa.
In questo senso, Quinci vede nel civismo una possibilità concreta per ricostruire fiducia tra cittadini e istituzioni.
La Questione Morale e il ruolo degli amministratori
Un altro passaggio centrale riguarda la Questione Morale, tema che Quinci richiama con forza.
Secondo il presidente del Libero Consorzio, un civismo di servizio può rappresentare un valore aggiunto, soprattutto in Sicilia, per affrontare ancora una volta questo nodo.
Può farlo perché può contare su amministratori e personalità che portano come garanzia la loro storia personale e pubblica.
Il riferimento è alla credibilità costruita nel tempo, nei territori, nella gestione quotidiana della cosa pubblica e nel rapporto diretto con i cittadini.
Per Quinci, questa credibilità può diventare un elemento decisivo per una nuova fase politica.
Non basta presentarsi come civici. Bisogna dimostrare coerenza, trasparenza, capacità amministrativa e senso delle istituzioni.
Un sistema civico verso le prossime Regionali
La riflessione di Salvatore Quinci guarda anche al futuro politico della Sicilia.
Il presidente del Libero Consorzio sostiene che un sistema civico vero potrà dire la sua alle prossime elezioni regionali.
Non per fare concorrenza ai partiti. Non per entrare soltanto nelle dinamiche elettorali. Ma per contribuire a scrivere, e in qualche modo imporre, una nuova agenda politica e di governo.
È qui che il civismo può assumere un ruolo più maturo.
Non più semplice contenitore elettorale. Non più lista locale costruita all’ultimo momento. Ma rete di amministratori, territori, competenze e comunità.
Una rete capace di indicare priorità, metodi e obiettivi.
Territori, amministratori e nuove pratiche di governo
Il cuore della lettera di Quinci resta il territorio.
Il civismo di cui parla nasce nelle città, nei comuni, nelle province, tra gli amministratori che ogni giorno affrontano problemi concreti.
Sono loro, secondo questa impostazione, ad avere aperto una nuova fase.
Una fase libera da logiche di appartenenza che rischiavano di marginalizzare l’esigenza di un cambiamento radicale nelle pratiche politiche e di governo.
Il civismo autentico, quindi, non è un rifugio per chi non trova spazio nei partiti. È una proposta politica che parte dai bisogni reali delle comunità.
In una stagione segnata da sfiducia e astensione, questa può diventare una strada importante per riportare i cittadini dentro il confronto democratico.
Per approfondire il ruolo istituzionale del Libero Consorzio Comunale è possibile consultare il sito del Libero Consorzio Comunale di Trapani.
Quinci: “Un civismo vero può fare da ricostituente”
La lettera aperta di Salvatore Quinci si chiude con una visione chiara: il civismo può rappresentare una risposta alla crisi della politica, ma solo se resta autentico, organizzato e responsabile.
Non deve essere contro i partiti. Deve invece spingerli a superare contraddizioni, ritualità e vecchi schemi.
Non deve inseguire populismi o scorciatoie. Deve costruire una rete dal basso, con regole condivise e capacità di programmazione.
Non deve alimentare l’antipolitica. Deve diventare una forma nuova di servizio pubblico.
Il messaggio politico è netto: il civismo può essere una risorsa per la Sicilia e per i territori, a patto che sappia difendere la propria identità e trasformare il consenso in progetto.
In questa prospettiva, il dato delle amministrative siciliane non è soltanto un risultato elettorale. È il segnale di una domanda nuova, che chiede rappresentanza, credibilità e amministratori capaci di stare vicino alle comunità.
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