La cosiddetta vicenda delle “mancette” all’Ars riguarda la distribuzione di finanziamenti inseriti nella manovra finanziaria della Regione Siciliana per una serie di interventi e beneficiari. Al centro della polemica politica ci sono i criteri con cui sono state assegnate le risorse pubbliche, contestati dalle opposizioni perché ritenuti poco trasparenti e caratterizzati da forti squilibri tra le province. La richiesta è che venga verificata la legittimità della norma e che il Governo nazionale intervenga, impugnando la legge qualora ne ricorrano i presupposti. A sostenere questa posizione sono il deputato regionale del Partito Democratico Dario Safina e la collega Valentina Chinnici, che condividono l’iniziativa del parlamentare dem Peppe Provenzano, il quale ha chiesto al ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli di sollecitare un intervento del Governo Meloni. «Condividiamo e sosteniamo pienamente l’iniziativa di Peppe Provenzano e dei parlamentari siciliani del Partito Democratico. La vicenda delle cosiddette mancette inserite nella manovra finanziaria regionale non può essere liquidata come una semplice polemica politica. Chiediamo che il Governo nazionale intervenga e impugni la legge: è necessario verificare la legittimità di una distribuzione delle risorse pubbliche che presenta evidenti squilibri territoriali e che rischia di premiare logiche di appartenenza politica anziché criteri oggettivi e trasparenti», dichiarano Safina e Chinnici.
Le differenze tra le province siciliane
A sostegno delle loro contestazioni, i due esponenti del Pd citano i dati raccolti nelle schede di analisi elaborate sulla distribuzione dei finanziamenti, rapportati alla popolazione residente. Il quadro, secondo i parlamentari, evidenzia differenze significative tra i territori: la provincia di Trapani riceverebbe appena 11,42 euro per abitante, mentre Palermo si fermerebbe a 16,80 euro. Importi decisamente più elevati, invece, per Ragusa, con 67,98 euro pro capite, Enna, con 44,38 euro, e Catania, con 40,90 euro. «Non stiamo parlando di differenze marginali, ma di una distribuzione profondamente disomogenea di risorse pubbliche», sottolineano Safina e Chinnici. Trapani e Palermo, secondo la loro analisi, sarebbero tra le province maggiormente penalizzate, nonostante le criticità infrastrutturali e le necessità dei servizi pubblici. Il confronto con un riparto teorico basato sulla popolazione, aggiungono, renderebbe ancora più evidenti gli squilibri.
«Risorse basate su criteri trasparenti»
Per i due deputati regionali, i finanziamenti pubblici dovrebbero rispondere a una programmazione complessiva, fondata su criteri verificabili e sulle reali esigenze delle comunità, anziché tradursi in assegnazioni frammentate o condizionate da logiche di consenso. «Mentre interi territori fanno i conti con carenze idriche, difficoltà della sanità, infrastrutture insufficienti e servizi essenziali in affanno, non è accettabile che le scelte di spesa prescindano da una logica di equità e interesse generale», affermano.
L’appello al Governo Meloni
Da qui il sostegno alla richiesta avanzata da Provenzano al ministro Calderoli. Safina e Chinnici chiedono al Governo nazionale di verificare la norma e di assumersi la responsabilità di un eventuale intervento, compresa l’impugnazione della legge qualora sussistano i presupposti giuridici. «La Sicilia ha bisogno di investimenti fondati su criteri trasparenti, non di una distribuzione delle risorse che alimenti disparità tra territori e comunità», concludono i due parlamentari del Partito Democratico.