Terremoto nel Tirreno, l’Ingv: “154 scosse e nessun legame diretto con il vulcano Marsili”

redazione

Terremoto nel Tirreno, l’Ingv: “154 scosse e nessun legame diretto con il vulcano Marsili”

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domenica 25 Ottobre 2026 - 15:00

La sequenza sismica al largo delle Eolie riaccende l’attenzione sulla pericolosità dell’area. Il sisma più forte, di magnitudo 5.5, è stato registrato il 23 ottobre. L’Istituto esclude una correlazione diretta con il vulcano sottomarino La terra continua a tremare nel Tirreno meridionale e l’Ingv fa il punto sulla sequenza sismica che dal 20 ottobre interessa il tratto di mare a circa 30 chilometri a nord-ovest di Alicudi, nell’arcipelago delle Eolie. Nell’approfondimento pubblicato il 24 ottobre, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ricostruisce l’evoluzione dello sciame, analizza le caratteristiche geologiche dell’area e chiarisce un interrogativo ricorrente: non emerge alcuna correlazione diretta tra i terremoti e il vulcano sottomarino Marsili.

Superati i 160 terremoti dopo la scossa di magnitudo 5.5

Il 24 ottobre, l’Ingv aveva registrato circa 160 eventi successivi alla scossa principale del giorno precedente, di magnitudo momento 5.5. Quattro terremoti avevano raggiunto o superato magnitudo 4, mentre due erano stati pari o superiori a magnitudo 5. Il sisma più forte si è verificato alle 12.19 del 23 ottobre, a circa 30 chilometri a nord-ovest di Alicudi. La valutazione della profondità presenta margini di incertezza, legati alla distanza delle stazioni di rilevamento: quelle più vicine si trovano sulle isole e lungo la costa settentrionale siciliana, a oltre 30 chilometri dall’area epicentrale. Le analisi indicano una concentrazione degli eventi tra 10 e 15 chilometri di profondità secondo un modello di velocità sismica, mentre un modello tridimensionale restituisce profondità maggiori. Una differenza che, sottolinea l’Istituto, rende difficile definire con precisione la distribuzione della sequenza nel sottosuolo.

Un’area sismica già colpita in passato

Il settore del Tirreno meridionale interessato dai terremoti presenta una storia sismica significativa. Nell’area, entro un raggio di 30 chilometri dall’epicentro, dal 1985 sono stati registrati 11 eventi di magnitudo pari o superiore a 4, con ipocentri tra 7 e 24 chilometri di profondità. Tra i precedenti storici spicca il terremoto del 28 maggio 1980, di magnitudo momento 5.7, che provocò danni ad Alicudi e Filicudi. L’evento presenta le maggiori analogie con la scossa del 23 ottobre, per localizzazione, magnitudo e risentimento della popolazione. Ancora più forte, secondo il catalogo storico, fu il terremoto del 5 marzo 1823, stimato in magnitudo 5.8, che provocò danni gravi lungo la costa settentrionale siciliana, soprattutto nel tratto tra Patti e Palermo, accompagnato anche da una piccola onda di tsunami. Le analisi dei cinque terremoti più forti della sequenza recente mostrano inoltre una cinematica prevalentemente compressiva, coerente con il movimento convergente tra le placche nell’area del margine Africa-Eurasia.

Il Marsili non è collegato alla sequenza

Tra i punti affrontati dall’Ingv c’è anche il possibile rapporto con il Marsili, il più grande vulcano sottomarino d’Europa e del Mediterraneo. L’Istituto chiarisce che non è stata riscontrata alcuna correlazione diretta tra l’attuale sequenza sismica e il vulcano. Il Marsili è interessato da attività idrotermale e da una sismicità a bassissima energia, associata a fratturazioni superficiali e fenomeni di degassamento. La sorgente del terremoto di magnitudo 5.5 presenta invece caratteristiche compressive, mentre il vulcanismo del Marsili è legato a un contesto di tipo distensivo. Quanto agli effetti del sisma, le mappe elaborate attraverso le reti sismiche e accelerometriche indicano scuotimenti stimati fino al IV-V grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg nelle Eolie e lungo la costa settentrionale della Sicilia. La mappa preliminare del risentimento è stata costruita anche grazie a oltre 2.400 questionari compilati dai cittadini. L’Ingv continua a monitorare l’evoluzione della sequenza, in un’area caratterizzata da una complessa dinamica tettonica e da una significativa attività sismica anche nel passato.

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