Il tetto di 2,19 euro al litro sul gasolio è già saltato. Da oggi, 6 ottobre, il diesel torna a costare di più dopo la scadenza dello sconto sulle accise e il mancato avvio del meccanismo delle cosiddette “accise mobili”, che avrebbe dovuto compensare almeno in parte l’aumento. A far scattare il nuovo rialzo è la fine della riduzione fiscale di 6,1 centesimi al litro, rimasta in vigore fino al 5 ottobre. Da oggi l’accisa sul gasolio torna al livello ordinario di 672,90 euro per mille litri, con un incremento di 50 euro rispetto all’aliquota applicata nelle ultime settimane. L’effetto alla pompa, considerando anche l’Iva, è di circa 6,1 centesimi al litro. Il meccanismo delle accise mobili avrebbe dovuto utilizzare l’extragettito Iva prodotto dall’aumento dei prezzi dei carburanti per ridurre, almeno in parte, la componente fiscale. Ma il decreto interministeriale necessario per attivarlo non è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. A segnalarlo è stata l’Unione nazionale consumatori, che ha evidenziato come lo sconto annunciato dal Governo non sia quindi entrato in vigore.
Il mancato intervento si riflette anche sul price cap annunciato da Eni. Il tetto di 2,19 euro al litro, introdotto dal 28 settembre per la durata di un mese e legato proprio all’agevolazione fiscale sulle accise, è stato portato a 2,25 euro al litro. Secondo la rilevazione di Staffetta Quotidiana, Eni ha infatti aumentato di circa 6 centesimi il prezzo consigliato del gasolio. I prezzi medi nazionali risultano comunque leggermente più contenuti: secondo l’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit, il gasolio self service sulla rete stradale si attestava oggi a 2,244 euro al litro, mentre in autostrada arrivava a 2,267 euro. La benzina self era invece a 2,043 euro sulla rete ordinaria e a 2,054 euro in autostrada. Il nuovo scenario riaccende anche la preoccupazione degli operatori dell’autotrasporto, particolarmente esposti all’aumento del costo del diesel. Il Governo ha convocato per giovedì i principali gruppi della raffinazione, tra cui Eni, IP, Q8, Saras e Isab, per discutere dell’andamento dei prezzi e valutare possibili interventi sulla produzione interna.
Il passaggio segna così la fine, almeno per ora, degli sconti fiscali generalizzati sui carburanti introdotti nei mesi scorsi. Il Governo punta ora sulle accise mobili e su eventuali misure mirate per le categorie maggiormente colpite dai rincari, ma sul fronte del diesel, per gli automobilisti, il primo effetto è già evidente: il pieno torna a costare di più.