Sicilia, gli invasi perdono oltre 66 milioni di metri cubi d’acqua. Nuova emergenza?

redazione

Sicilia, gli invasi perdono oltre 66 milioni di metri cubi d’acqua. Nuova emergenza?

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martedì 01 Settembre 2026 - 15:00

La Sicilia torna a fare i conti con una situazione idrica sempre più delicata. In appena un mese gli invasi dell’Isola hanno perso oltre 66 milioni di metri cubi d’acqua, tra i prelievi e l’evaporazione provocata dalle alte temperature. Il dato emerge dall’ultimo monitoraggio dell’Autorità di bacino della Regione Siciliana e fotografa un calo del 12% delle riserve. Al primo agosto, nelle 30 dighe siciliane monitorate, erano presenti complessivamente 500,71 milioni di metri cubi d’acqua, contro i 566,78 milioni registrati un mese prima. Una riduzione significativa e superiore a quella rilevata nel precedente monitoraggio, quando il calo era stato del 10%. Il dato, però, deve essere letto tenendo conto che si tratta di volumi lordi. Una parte dell’acqua presente negli invasi, infatti, non è concretamente utilizzabile. Sottraendo circa 140 milioni di metri cubi tra sedimenti e cosiddetti volumi morti, la disponibilità effettiva scende a circa 350 milioni di metri cubi. A pesare sulla diminuzione delle riserve non sono soltanto i consumi. Secondo i dati riportati dall’ANSA, l’evaporazione dovuta alle temperature elevate incide per circa il 15%. Un fenomeno particolarmente significativo durante i mesi estivi, quando il caldo accelera ulteriormente la perdita di acqua dagli invasi.

Il rischio di tornare ai livelli del 2023

Le prospettive per la fine dell’estate non sono rassicuranti. Se nel mese di agosto il ritmo di riduzione delle riserve dovesse salire fino a circa il 15%, la quantità effettivamente disponibile potrebbe scendere intorno ai 280 milioni di metri cubi. Si tornerebbe così ai livelli del 2023, l’anno che precedette la grave emergenza siccità che mise in difficoltà diversi territori dell’Isola. La situazione non è però uniforme in tutti i bacini. Sei invasi risultano pressoché vuoti, mentre altri conservano ancora quantità importanti di acqua. Tra i casi più critici c’è quello della diga Pozzillo, che in un solo mese è passata da 34,49 a 13,15 milioni di metri cubi, perdendo oltre 21 milioni di metri cubi. Anche il Poma ha registrato una riduzione consistente, passando da 58,96 a 51,67 milioni di metri cubi. L’invaso Arancio è invece sceso da 18,14 a 14,56 milioni. Non tutti i bacini presentano però la stessa situazione. Lentini mantiene 90,66 milioni di metri cubi, un quantitativo pressoché analogo a quello dell’agosto 2025, quando erano 90,30 milioni. Il bacino deve tuttavia fare i conti con problemi al sistema di pompaggio, segnalato come frequentemente guasto. Ancora più significativa la situazione di Santa Rosalia, che conserva 19,12 milioni di metri cubi su una capacità complessiva di 20 milioni.

Una nuova emergenza all’orizzonte?

Il quadro riporta al centro dell’attenzione il problema della gestione delle risorse idriche in Sicilia. L’Isola può contare su numerosi invasi, ma la quantità d’acqua realmente disponibile è molto inferiore rispetto ai volumi complessivi accumulati. A questo si aggiungono le alte temperature, l’evaporazione, i problemi infrastrutturali e la necessità di garantire l’acqua per uso civile, agricolo e industriale. I dati ufficiali dell’Autorità di bacino vengono aggiornati periodicamente e consentono di seguire l’evoluzione delle riserve nei diversi invasi siciliani. L’ultimo prospetto relativo ad agosto 2026 è stato pubblicato dalla Regione Siciliana nei giorni scorsi. La preoccupazione, dunque, non riguarda soltanto la quantità d’acqua presente oggi nei bacini, ma soprattutto la velocità con cui questa risorsa si sta consumando. Dopo gli anni della grande siccità, la Sicilia rischia di ritrovarsi nuovamente davanti a una situazione di forte pressione sulle proprie riserve idriche.

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