El Matador a Trapani, De Martino a Marsala: quando dire no è responsabilità

Claudia Marchetti

El Matador a Trapani, De Martino a Marsala: quando dire no è responsabilità

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venerdì 07 Agosto 2026 - 07:00

Il caso di Daniele De Martino a Marsala e le polemiche nate a Trapani attorno al Green Valley Pop Fest qualche anno fa, riportano al centro del dibattito un tema che negli ultimi anni ha attraversato l’Italia: fino a che punto un’amministrazione pubblica può scegliere chi far esibire in uno spazio comunale o in un evento finanziato con risorse pubbliche? La vicenda marsalese è destinata a far discutere. La sindaca ha infatti negato la disponibilità del Teatro Impero per lo spettacolo del cantante neomelodico De Martino, una decisione che ha acceso il confronto politico e culturale in città. Lo stesso De Martino che, ieri, tramite i suoi legali, respinge le accuse. Da una parte chi rivendica il diritto dell’amministrazione di scegliere gli eventi coerenti con la propria visione culturale, dall’altra chi considera la decisione un precedente pericoloso, sostenendo che un teatro pubblico debba essere aperto a ogni proposta nel rispetto delle regole amministrative. Ma quello di Marsala non è un caso isolato.

Il precedente di Trapani

Qualche anno fa Trapani si ritrovò al centro dell’attenzione nazionale per quanto accaduto durante il Green Valley Pop Fest. Sul palco il rapper El Matador coinvolse il pubblico in cori come “Chi non salta è carabiniere” e “Chi non salta è collaboratore di giustizia“, oltre ad altre frasi che suscitarono forti reazioni istituzionali e politiche. Le immagini fecero rapidamente il giro dei social e dei media. Il giorno successivo il sindaco Giacomo Tranchida prese pubblicamente le distanze da quanto avvenuto, ricordando il valore del lavoro svolto dalle forze dell’ordine e affermando che “Trapani preferisce un collaboratore di giustizia e non un mafioso in giro”. Anche gli organizzatori del festival diffusero una nota ufficiale di dissociazione, precisando che quei messaggi non rappresentavano i valori della manifestazione, nata per promuovere musica, aggregazione e rispetto della legalità. La vicenda non si esaurì con le polemiche del momento. Nei mesi successivi il Green Valley Pop Fest divenne terreno di scontro politico anche per il finanziamento pubblico dell’evento, alimentando un acceso confronto sull’opportunità di sostenere manifestazioni nelle quali vengono pronunciati messaggi offensivi nei confronti delle istituzioni.

Un dibattito che attraversa tutta l’Italia

Negli ultimi anni il rapporto tra musica e criminalità è diventato uno degli argomenti più discussi del panorama culturale italiano. In particolare alcuni artisti della scena trap e urban sono stati criticati per testi che raccontano droga, armi, violenza, carcere, sfida alle istituzioni o contengono insulti alle forze dell’ordine. Per molti si tratta della rappresentazione di una realtà sociale difficile e non dell’esaltazione di quei comportamenti; per altri, invece, quei brani rischiano di trasformare la criminalità in un modello affascinante, soprattutto agli occhi dei più giovani. Parallelamente, anche il mondo della musica neomelodica è stato più volte al centro dell’attenzione della magistratura e delle prefetture. In diversi casi cantanti sono stati coinvolti in inchieste, oppure hanno tenuto concerti organizzati in contesti successivamente risultati riconducibili ad ambienti della criminalità organizzata. In altre vicende sono stati gli organizzatori, e non gli artisti, a finire sotto la lente degli investigatori. Situazioni diverse tra loro che impongono sempre prudenza, distinguendo accuratamente tra condanne definitive, indagini, assoluzioni e semplici polemiche mediatiche.

Chi decide cosa è accettabile?

È proprio qui che nasce il nodo della questione. Un Comune non è un semplice organizzatore privato. Gestisce spazi pubblici, teatri comunali e, spesso, denaro dei contribuenti. È quindi comprensibile che un’amministrazione si interroghi sull’opportunità di concedere strutture o patrocinare eventi che potrebbero trasmettere messaggi ritenuti incompatibili con i principi della legalità. Dall’altra parte esiste però il principio della libertà artistica e della libertà di espressione. La storia della musica, del teatro e del cinema è piena di opere provocatorie che hanno suscitato scandalo senza per questo poter essere considerate illegittime. Il rischio è evidente: se il criterio diventa esclusivamente politico o morale, ogni cambio di amministrazione potrebbe modificare anche ciò che può o non può andare in scena.

Marsala e Trapani, due facce della stessa domanda

Il caso di Marsala presenta una differenza sostanziale rispetto a quello di Trapani. Due situazioni diverse, ma accomunate dalla stessa domanda: qual è il ruolo di un ente pubblico nella selezione degli artisti? La risposta non è semplice. Nessuna amministrazione è obbligata a finanziare o ospitare qualsiasi spettacolo. Allo stesso tempo, ogni decisione dovrebbe poggiare su criteri chiari, trasparenti e validi per tutti, evitando che le scelte culturali vengano percepite come strumenti di contrapposizione politica. Perché il punto non è soltanto De Martino, El Matador o di Sfera Ebbasta. Il tema riguarda il rapporto tra istituzioni, cultura e libertà di espressione. Un equilibrio delicato che, oggi più che mai, è destinato a far discutere.

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