La stupida polemica sul Dattilo Cannolo Fest

redazione

La stupida polemica sul Dattilo Cannolo Fest

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giovedì 09 Luglio 2026 - 13:30

Da decenni sento lamentare i cittadini del trapanese dell’incapacità delle amministrazioni e dei privati di valorizzare in termini turistici le specificità del territorio. Frasi del tipo: “in Emilia con quel mare che non è mare fanno turismo tutto l’anno e noi col nostro mare…”, “In America da una sola pietra sono capaci di farci attorno un intero museo e noi con la Storia che abbiamo…”, “a San Vito con quattro “coccia” di cuscus sono riusciti a … e noi cha abbiamo la vera tradizione…” si sentono anche al bar, segno che rappresentano il sentire comune.
Ebbene, cinque anni fa un imprenditore specializzato in creazione di eventi, una proloco e un’amministrazione comunale hanno unito le forze e, non arrendendosi all’idea di marginalità di un luogo di periferia come Dattilo (che già dal nome che sembra preso da un manuale di paleontologia richiama l’idea di estinzione), hanno deciso di prendere il relativo della “singola pietra” esistente in quella contrada, il cannolo, cioè l’unico prodotto grazie al quale una strada con quattro case in croce intorno sono entrate nell’immaginario collettivo, e costruirci attorno “valore”.
Risultato? Migliaia di visitatori da tutta la Sicilia ogni anno da cinque anni, pubblico e privato che collaborano in modo eccellente, privati che investono, gemellaggi con le Proloco di altri comuni, lavoro per gli operatori dello spettacolo e oltre, maggiore decoro urbano, volontari e abitanti che si inorgogliscono e ritrovano le ragioni del loro abitare, il nome di Dattilo che gira per i circuiti mediatici e turistici, acquista valore.
Di fronte a questi dati oggettivi, dopo cinque anni di successo, ci si aspetta soddisfazione diffusa, plauso, curiosità, voglia di emulazione. E invece, al solito, scatta la polemica, la voglia di distruggere il lavoro altrui secondo un riflesso condizionato che è tutto siciliano. Ora non entro nel merito che ha spinto i titolari dell’Euro Bar a non partecipare anche quest’anno al Festival. Spero solo che ci ripensino, dimostrando maggiore amore e orgoglio per il territorio.
Invece posso dire di avere veramente provato ribrezzo per certi commenti e like tutt’altro che innocui spurgati dai soliti provincialissimi giornalisti residenti, millantati esperti di marketing territoriale, organizzatori di eventi culturali che vedono nel successo degli eventi altrui una offesa al proprio ego ipertrofico. Tutti a vantare conoscenze “scientifiche”, a guardare il pelo nell’uovo, a citare in punta di diritto certificati Doc e Dop secondo un loro personalissimo catechismo dell’ortodossia del cannolo, facendo a gara a chi ce l’ha più grosso … il cannolo. Del resto che c’è di più facile che prendere un’idea degli altri, il lavoro degli altri, la fatica degli altri e cercare di smontarli? Vedendo tutta questa acrimonia viene da pensare che questo territorio non si salverà mai. E gli unici DOC e Dop del trapanese che dovremmo certificare sono le minchiate piene di invidia e livore che questi veri e propri nemici del territorio spurgano ogni volta di fronte ad una realtà che ha successo ma da cui loro si sentono esclusi.
Inutile ricordare a questi odiatori del successo altrui che la modalità specifica e contradaiola di produrre un dolce popolare e regionale come il cannolo non può essere ascritta ad una sola
pasticceria. Come diceva Carlo Petrini “Nel cibo si rispecchiano le identità delle comunità” “La bontà di un cibo è il risultato di un sistema”, cioè un sapere che si sedimenta nei secoli e poi trova sbocco, prima magari attraverso una singola persona, poi grazie ad un’intera comunità. Quel primo che ne fa una ricetta non fa altro che cristallizzare in un codice/ricetta un sapere che già era creato da un’intera comunità e per questo dovrebbe capire e ricompensare il debito di riconoscenza a quel territorio che produce e lavora la ricotta in un determinato modo, che impasta la farina secondo quelle procedure, che ha la tradizione di friggere con tempi e modi unici e sedimentati in secoli di sapere popolare diffuso. Insomma non esiste una ricetta senza un’intera comunità alle spalle. Ritengo che ci sia molto di meritorio e intelligente nel restituire ad una intera comunità il merito di un prodotto. Non è uno scippo: è una semplice riappropriazione. E a ben guardare, è una garanzia di longevità per il prodotto: perché una ricetta condivisa da una intera comunità ha sicuramente una vita più lunga. Ancora Petrini parlava del rischio che determinati sapori si vadano spegnendo quando a preservarli sono poche persone e richiamava le comunità dei territori alla “responsabilità”. Quanti sapori abbiamo visto spegnersi con la chiusura di panifici e pasticcerie storiche incapaci di passare il testimone?
Da questo punto di vista dalla festa di Dattilo arriva una buona notizia: sono andato e in mezzo a migliaia di famiglie, persone del luogo e turisti ho mangiato un cannolo in una sorta di rito collettivo. Era buonissimo. Era proprio il cannolo di Dattilo.

Renato Polizzi

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