Ha catturato il pubblico del Teatro Comunale “Eliodoro Sollima” la polistrumentista e cantautrice palermitana Simona Norato, mercoledì sera, nell’ambito della rassegna culturale “38° Parallelo – tra libri e cantine” diretta da Giuseppe Prode. Accompagnata dal magistrale Giulio Scavuzzo alla batteria, Simona ha confermato la sua versatile capacità musicale ed una nuova via sperimentale sia testuale che sonora pigiando sull’acceleratore delle derive elettroniche.
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Partiamo dagli inizi. Come sei arrivata ad essere la musicista di oggi, con circa 30 anni di carriera alle spalle. Se ti guardi indietro, come vedi la tua crescita di donna e di musicista, soprattutto siciliana, con una fatica magari doppia per emergere?
Il mio bilancio è straordinario, non solo per quello che è successo a me, ma anche per quello che ho visto accadere alle altre donne musiciste in quasi 30 anni. Sono partita che eravamo poche in certi contesti ed è da 15 anni che c’è una primavera nuova, le musiciste sono cresciute, ed oggi, per fortuna in Italia e non solo, il panorama musicale è gremito di donne che hanno capito che potevano fare le mamme ma anche le musiciste e che le due vite non si escludono a vicenda. Oggi hanno trovato il coraggio per esserci. Io sono stata testarda, quando ho iniziato era il ’97 ed era complicato da qui, ma mi sono ritrovata in un gruppo di musicisti, ne faceva parte pure Dimartino, che aveva voglia di creare musica.
Dimartino, Cesare Basile, Cristina Donà, Iosonouncane, Diodato. Tutte collaborazioni prestigiose per te. Quale artista però ti ha lasciato di più in termini non solo artistici ma anche umani?
Sono stata fortunatissima nei miei incontri musicali. Però con Jacopo Incani (Iosonouncane, n.d.r.) è rimasto un rapporto speciale. Siamo molto legati; quello che lui ha lasciato nella mia preparazione è una cosa che penso sia unica. Perchè con lui ho dovuto cambiare il mio modo di percepire la musica, nel suonare, nel tempo, nella memoria. Sono stata spinta oltre i miei limiti; è un autore che è il massimo, fa un lavoro matto per spingersi più lontano e lasciare una traccia estrema.
Con il progetto Iotatola, con Serena Ganci, hai avuto un successo notevole di pubblico e di critica. Ma dal 2008/2010 circa ad oggi la scena indie è profondamente cambiata. Come vivi questa trasformazione?
Non vivo bene questo momento che va avanti da un pò e che sta degenerando. Mi dispiace molto il modo che ha scelto la discografia, che hanno scelto i manager e le agenzie di booking, di schiacciare i piccoli artisti, stiamo sparendo. Io stessa mi sento in via di estinzione, per via della libertà che ho sempre voluto per me, per la mia scrittura. Negli anni ho visto l’identità indipendente andare in crisi: chi si professa indipendente lo fa più per sentirsi dentro una certa moda. La verità è che il soldo fa soffrire i piccoli ma anche i grandi che si ritrovano spesso pieni di debiti e li vediamo sparire dopo aver raggiunto un punto altissimo. Penso a Blanco ad esempio, che per tre anni è mancato dalle scene perchè lo hanno riempito di debiti per ingaggi sbagliati e mire inverosimili.
Oggi porti sul palco “Enigmistica”, un progetto che chiude una sorta di trilogia rispetto ai tuoi precedenti lavori o vuole lanciare una nuova espressione estetico-musicale o, come si è detto, Avant Garde?
Avant Garde me lo hanno messo addosso i giornalisti che hanno scritto della mia opera. Mi è piaciuta questa etichetta anche se in generale non voglio essere categorizzata. Non ho mai pensato agli ultimi tre dischi come ad una trilogia, perchè mi sento libera, seguo un flusso che mi fa aspettare diversi anni prima di essere ispirata. Ormai lavoro come un’artigiana, se non sono contenta non concludo, mi prendo tutto il tempo che voglio. L’ordine e i tempi di pubblicazione sono casuali. “Enigmistica” l’ho prodotto da sola, degli altri due si era occupato Cesare Basile; questa volta ho fatto da sola ed ho percepito la differenza. Io sono la mamma delle mie canzoni, mi sono sentita parecchio vicina alle mie idee, le ho realizzate tutte.
Qual è il lavoro a cui sei più affezionata o che meglio ti rappresenta?
E’ complicato essere rappresentati da un solo lavoro in tutta la sua natura. Più che altro gli album sono delle istantanee di un momento. Non mi allontano dalla forma-canzone ma intorno si va tutto molto modificando. Gli album sono delle diapositive. “Enigmistica” però… è bello.
Progetti futuri?
Ci sono tre amici che si sono innamorati del mio album e che vogliono fare dei rework di tre brani di “Enigmistica”. Nel frattempo ho scritto un inedito, “Allodole” e probabilmente ne farò un Ep. Il brano parla di un periodo vissuto al paese di mio padre. Uscirà credo poco prima dell’autunno. Ti confido: l’anno prossimo compio 50 anni e 30 anni di carriera. Ho iniziato la mia carriera partendo dal Pub 88 in via Candelai a Palermo. Ed ho deciso di scrivere un libro, di aprire i miei archivi cartacei e digitale, ho raccolto tantissimo materiale negli anni. Ho un’idea letteraria, vedremo se scriverlo come biografia o come romanzo.
